La rivista francese Revue de l’IRES ha pubblicato nel N° 62 un interessante studio sullo stabilimento Toyota a Valenciennes. Lo stabilimento ove si produce la Yaris era stato presentato come esempio di trasferimento del famoso modello Toyota ( quello di Ohno, del just in time, dei circoli di qualità, dei gruppi…) in Europa . In realtà, sulla base dello studio effettuato da Tommaso Pretti, la situazione è ben diversa.

Toyota ha una struttura gerarchica di ben quattordici livelli ( sono quattro presso Renault ), ogni lavoratore ha la possibilità di passare alla scala superiore in funzione dei risultati raggiunti. Chi non c’è la fa non sale. Ma dal momento che la remunerazione di ciascuna equipe dipende dall’efficacia dell’insieme dei suoi membri, la pressione si fa forte tra colleghi per “eliminare” coloro che non raggiungono gli obiettivi. Il che può avvenire sia per dimissioni, sia per un suo trasferimento “ volontario” in una azienda fornitrice. La progressione è quindi una serie di sbarramenti attraverso cui vengono selezionati i lavoratori che potranno beneficiare dell’impiego a vita.

Inoltre una diminuzione del salario a partire dai 55 anni completa il dispositivo incitando i più anziani a trasferirsi altrove.

In quanto all’efficacia economica – tassi d’utilizzazione delle capacità di produzione sistematicamente superiori al 100% – dipende dal lavoro volontario delle festività e week end.

Più che un “impiego a vita” ci troviamo invece di fronte a una corsa alla sopravvivenza . Tutte le assunzioni sono a tempo determinato, gli interinali sono posti in concorrenza con i precari per avere un lavoro a tempo indeterminato. I salari sono bassi , turn over elevato.

Le 35 ore e il codice di lavoro impediscono il ricorso all’allungamento della durata del lavoro, così la pressione si realizza attraverso il taglio dei tempi assegnati alle operazioni, con un aumento degli incidenti ( quattro volte più frequenti che alla Renault ).

Anche il clima sociale è teso. La corte d’appello ha più volte condannato la direzione per comportamento antisindacale e licenziamenti abusivi.

Si tratta,intendiamoci, di un solo stabilimento: difficile partendo da questo caso generalizzare e gettare obbrobrio su tutte le imprese Toyota in Europa. Ma le difficoltà attuali risultano senza dubbio da una perdita di spinta di questo sistema. Siamo al canto del cigno del Toyotismo?
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