Brindate al petrolio meno caro. Negli ultimi sei mesi il prezzo è calato del 40%, non così quello della benzina. Siamo ai minimi da cinque anni, dovrebbe essere la notizia centrale di un dibattito politico e sindacale che afferma di volere la ripresa economica. Il costo dell’energia nel nostro paese è un vero handicap! Eppure la notizia non ha fatto clamore perché la disputa politica è stata monopolizzata dal Job Act , dall’art.18, dalla Legge di stabilità.

Parlando di tasse e di sviluppo economico, si dovrebbe mai scordare quante le stesse gravano sui derivati del petrolio: le tante accise sulla benzina, la prima risale al 1935 per la guerra dell’Abissinia ed è rimasta, come le altre che sono seguite (vedi allegati); e l’Iva al 22% è applicata anche su di esse, una tassa sulle tasse, un atto considerato da molti giuristi incostituzionale.

Ma tant’è, dormono o non sanno che fare le forze politiche che si definiscono progressiste, subiscono con qualche protesta le principali organizzazioni sindacali.

Bill Emmott  in premessa del suo articolo sintetizza  con chiarezza il contesto.

È la prima vera buona notizia per l’economia europea dal 2008, e viene da una improbabile coppia di benefattori -i produttori americani di shale oil e l’Arabia Saudita -, di solito non particolarmente amati dagli europei. Ma ora meritano un accorato applauso. Perché il calo del prezzo del petrolio del quasi 40% negli ultimi sei mesi che hanno causato, probabilmente rilancerà la crescita dell’Europa più del finto piano di investimenti pubblici di Jean-Claude Juncker o della speranza che la Germania un giorno possa cambiare idea sull’austerity.

Alcuni analisti credono che il calo dei prezzi del petrolio sia preoccupante. Pensano che, riducendo l’inflazione da prezzi, si renderà più difficile la vita alla Banca centrale europea, che ha dedicato la sua politica monetaria a evitare proprio la caduta dei prezzi. Eppure questa preoccupazione è fuori luogo. Un petrolio più economico significa maggiore potere di acquisto per i consumatori e per le industrie, perché consente loro di spendere di più per altri beni e servizi come quelli che, a differenza del petrolio, sono prodotti in Europa.

In questa situazione il calo dei prezzi del petrolio è come un taglio alle tasse: ti fa sentire più ricco. E nessuno si oppone a un taglio delle tasse, o si preoccupa del fatto che la Bce dovrà contrastare questo taglio cercando di aumentare altri prezzi. Se lo godono e basta. Che ora è l’atteggiamento giusto di fronte alla notizia di un petrolio più economico. (…) il testo completo è allegato.

Per saperne di più aprite gli OTTO allegati, alcuni sono di vecchia data ma ancora di grande attualità a dimostrazione che sui problemi economici e fiscali che potrebbero essere modificati imprimendo così vere svolte nel breve termine, lo strabismo italiano continua.

Allegati

  • Brindate al petrolio meno caro  di Bill Emmont su La Stampa del 1-12-14.
  • Cosa sono le accise e quante? su Il Fatto Quotidiano_ Luglio 2011
  • Prezzo del petrolio giù aiuta la ripresa_Lagarde_Il Sole
  • Tasse e accise sui carburanti  articolo tratto dal Web
  • Ecco chi ci guadagna e chi perde_Sacchelli 1-12-14
  • In Italia i costi dell'energia_Il Sole_2012
  • Ma la benzina e il gasolio non s'aggorgono… L.Grassia_La Stampa 28-11-14
  • I 5 motivi della quotazione a 70 dollari

Allegato:
brindate_per_il_petrolio_meno_caro_emmott.doc
cosa_sono_le_accise_e_quante_fq_2011.doc
prezzo_petrolio_giu_aiuta_la_ripresa_lagarde.doc
tasse_e_accise_sui_carburanti_dal_web.doc
petrolio_sempre_piu_giu._chi_guadagna_chi_perde.doc
in_italia_costi_dellenergia_2012_il_sole.doc
ma_la_benzina_e_il_gasolio_non_si_accorgono_del_tracollo_grassia.doc
petrolio_i_5_motivi_della_quotazione_70_dollari.doc

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