Il Governo assicura che l’Italia reagisce alla crisi meglio degli altri paesi europei. E’ questa la realtà? I milioni di ore di cassaintegrazione non ammorbidiscono forse l’analisi? Certamente occultano una quota di disoccupati, cioè quei lavoratori che tra non molte settimane non avranno più un posto di lavoro e la Cig. Quanti saranno? Non significa fare le Cassandre porsi questo interrogativo anziché ripetere, come fa la Cisl e non solo Tremonti, che “lo schema Italia regge alla crisi” ( vedi www.conquistedellavoro.it   archivio del 5 dicembre). I dati Eurostat (vedi tabella 2) evidenziano che i giovani in Italia, come nei principali paesi Europei e negli Usa, stanno pagando un prezzo molto elevato sul mercato del lavoro come si può constatare confrontando le percentuali della disoccupazione giovanile( vedi tabella) .

 

Stati

Ottobre 2008

Ottobre 2009

variazioni

Italia

22.4

26.9

+ 4.5

Germania

9.0

10.3

+1.3

Francia

20.2

24.7

+4.5

Spagna

27.9

42.9

+15.0

Media area Euro

16.2

20.6

+4.4

USA

13.8

19.1

+5.3

 Comparando i dati Eurostat del mercato del lavoro generale con quelli disaggregati dell’occupazione giovanile si constata che il nostro paese regge meglio sul piano generale in quanto chi utilizza gli ammortizzatori sociali risulta per le statistiche non disoccupato, ma è doveroso – anziché disputare tra chi è ottimista o pessimista – aprire gli occhi. Per i giovani la situazione appare nella sua gravità in quanto non esiste alcun similare di Cig ad attenuarla.

In Italia il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 22.4 per cento nell’ottobre 2008, è balzato al 26,9 un anno dopo, con una variazione di 4,5 punti percentuali, analogo all’incremento della media europea ( 4.6) ma con dati di partenza ben più elevati ( tranne che nel caso della Spagna).

Questi dati fanno emergere il punto debole della strategia di difesa dei posti di lavoro seguita fino a questo momento penalizzando le possibilità di ingresso e re-ingresso della gran parte di coloro che  avevano un lavoro precario prima della crisi e sono stati i primi a perderlo. Una parte di questi non ha trovato altro rimedio che aprire una partita Iva, ma nei fatti rimane un lavoratore dipendente mascherato con basso reddito o peggio ancora un disoccupato.

Il compito della politica e del sindacato è dare una risposta a questa priorità nazionale, nei giovani c’è il futuro delle famiglie italiane e dell’economia italiana. Siamo colpevolmente carenti compresa la Cisl che trasuda coesione ad ogni intervento dei suoi leaders.

Eppure non sarebbe difficile selezionare alcune richieste ( che si ripetono nei convegni) e poi agire unitariamente con l’iniziativa sindacale ( assemblee, dibattiti e manifestazioni nelle principali città) per rivendicare lo spostamento di risorse da grandi opere che possono attendere ( in primis il Ponte di Messina) e da spese militari, per dare consistenza ai fondi per la ricerca ( giovani laureati), per intrecciare studio e stages di lavoro con compenso, per definire una normativa sostenibile per quelle partite IVA ben diverse dagli affermati professionisti o commercianti con un consolidato mercato. Per aprire migliaia di piccoli cantieri per estendere la banda larga nel nostro paese. Per assicurare una protezione sociale estendendo gli ammortizzatori sociali (sostegno al reddito e riavviare attività) ai tanti contratti a termine che non vengono rinnovati e non sono conteggiati nel costo della crisi.

 
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