Joaquín Salvador Lavado Tejón, noto al mondo come Quino, a 88 anni ha dato addio al mondo, alla fine di settembre nella sua Buenos Aires. Il grande fumettista con le sue strisce, nella seconda metà del secolo scorso, ha creato la bambina contestatrice terribile con il sorriso ribelle, con i capelli a caschetto, diventata in breve tempo il simbolo di un mondo ribelle e caustico, con la speranza di sovvertirlo verso il bene e l’uguaglianza.

Mafalda – Il mappamondo / Il mondo ammalato https://youtu.be/UNAQElyaBRs

Mafalda ha contribuito culturalmente alla rivolta al femminile in Italia? Certamente sì, difficile dire in che misura, ma una piazza o una via a lei se la merita, come da tempo è avvenuto a Buenos Aires. Le strisce Mafalda di Quino sono state stampate su gadget e magliette, ripubblicate e tradotte centinaia di volte in molti paesi, in grado di sopravvivere al tempo con quella sua capacità di insegnare la vita agli adulti.   

Umberto Eco, nella prefazione del primo volume italiano di Quino “Mafalda la contestataria” (Bompiani, 1969) scriveva: «Per capire Mafalda è necessario stabilire un parallelo con l’altro grande personaggio alla cui influenza essa evidentemente non si sottrae: Charlie Brown. Charlie Brown è nordamericano, Mafalda è sudamericana (…). Charlie Brown appartiene a un paese prospero, a una società opulenta in cui cerca disperatamente di integrarsi mendicando solidarietà e felicità; Mafalda appartiene a un paese denso di contrasti sociali, che tuttavia non chiederebbe di meglio che integrarla e renderla felice, salvo che Mafalda si rifiuta, respingendo ogni avance. Charlie Brown vive in un suo universo infantile dal quale, rigorosamente, gli adulti sono esclusi (salvo che i bambini aspirano a comportarsi come adulti); Mafalda vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori».

In Italia nel 1969

Nell’autunno 2018, sono state esposte per la prima volta in Italia, al Museo Diotti di Casalmaggiore, cento strisce di Mafalda, ricavate dagli originali di Quino, realizzate tra il 1964 e il 1973, per rendere omaggio alla personalità di una bambina speciale e ribelle, con i suoi capelli corvini e la passione per i Beatles, che dice la sua sempre, che non riesce a chiudere gli occhi davanti ai piccoli e grandi problemi del mondo, ma soprattutto che non riesce a chiudere la bocca.

Mafalda ha riscaldato cuori e formato coscienze. Quello spirito contestativo e ribelle serve ancora per dare respiro al mondo. Sui diversi significati della parola respiro alleghiamo il testo di Elvira Seminara, pubblicato nella rubrica “La parola” su L’Espresso del 27 settembre.

Questo abstract è stato scritto con periodi stralciati dagli articoli in allegato

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