Addio a Salvatore Caldarola, 84 anni. Una vita di grande impegno sociale e comunitario. E’ stato membro di Commissione Interna alla Lancia di Torino nel 1968 e poi  delegato della prima ora nel 1969. Il suo licenziamento fu un classico caso di “come disfarsi” di un sindacalista intraprendente e attento sui problemi dell'organizzazione del lavoro. Divenne responsabile di Lega Fim-Cisl di San Paolo, dove caratterizzò il suo operato creando l’innovativa esperienza del coordinamento delle piccole aziende.

Dopo gli eventi del 78-80 (Eur e accordo Fiat 80) si convinse, per le critiche che sollevava sugli accordi di «essere più di danno che utile al sindacato»:ne parlò in Lega e con la Segreteria, infine decise di lasciare la Fim-Cisl, comunicandolo al Direttivo Provinciale leggendo la sua lettera di dimissioni «Burattinai e burattini»..

Lasciò l'incarico di sindacalista a pieno tempo nella Fim e trovò lavoro in un’azienda per la raccolta rifiuti (SAIG) a Moncalieri, dove guadagnava – nel 1981 –  circa 300.000 lire in meno al mese rispetto alla Fim. La sua coerenza gli imponeva tale scelta. Non abbandonò però l’attività sindacale accettando di fare il delegato per la Cisl. Quando raggiunse i 35 anni di contributi, nel 1988, scelse la pensione scrivendosi ancora alla Fnp-Cisl. Proseguì l’attività sociale impegnandosi nella Circoscrizione, nell’Università della Terza Età, nel Quartiere delle Vallette. Ha sempre amato la pittura, ha scritto poesie e racconti, si appassionò al computer, navigando in internet e aprendo un proprio blog. E altro ancora.

Caldarola ha rappresentato il militante cislino – un tempo numerosi, oggi rari – di libero pensatore, autodidatta, agnostico ma con valori cristiani di riferimento, senza tessera di partito ma fortemente interessato alla politica, simpatizzante della  sinistra extra-parlamentare e poi della nuova sinistra; ha fortemente creduto nell’autonomia del sindacato e nell’incompatibilità tra incarichi di partito e sindacali.

Della sua esperienza sindacale non dimenticava due cose: «il sindacato mi ha insegnato ad esprimermi, avevo paura di parlare e sono riuscito a parlare a tanti ed a farli parlare; ho il rammarico di aver frequentato poco gli studi e la scuola ma , grazie al sindacato, ho potuto fare una formazione sul campo, fabbrica e quartiere sono stati la mia università».

La sua storia di militante Cisl è stata un esempio di coerenza non comune, complessa e difficile, come la sua infanzia e la sua giovinezza dalla Libia alla Lancia, che ha un senso qui riassumere.

Era nato in un villaggio della Cirenaica nel 1935, da genitori pugliesi emigrati nell'allora colonia dell’Italia fascista. Nel 1940, per ordine del governo mussoliniano fu rimpatriato e girò in più campi profughi della Liguria (1940-46); i genitori ritornarono nel 1942 e si ricongiunsero  nel paese d’origine a Ruvo di Puglie.

Periodi difficilissimi, di povertà e di fame; a sette anni iniziò a lavorare come garzone di barbiere e poi come pastore, ma dopo un mese abbandonò il gregge e si rifugiò in un bosco dove lo ritroveranno il giorno dopo.

Alla fine della guerra, nel 1946, la famiglia Caldarola venne a Torino, alloggiando alle Casermette. Salvatore abbandonò la scuola elementare e lavorò in diverse piccole «boite», poi – a 15 anni – è assunto alla Cufim (media azienda di 150 operai) dove imparò, in cinque anni, a lavorare al tornio acquisendo la qualifica. Fin da giovanissimo partecipò agli scioperi.

Erano anni difficili, ci ha raccontato «Nel 1955, ero alla ricerca di un’identità, avevo difficoltà a comunicare, mi licenziai ed abbandonai la famiglia, andai a Genova per imbarcarmi, per la testa passò anche il pensiero della Legione Straniera…mi rintracciò mio fratello e mi riportò a casa…».

Trovò lavoro alla fonderia Marziano, un lavoro duro in ambiente nocivo, un’azienda con 20 operai, dove : « si trasportava il grogiolo a braccia con un grosso bastone fino alla fossa, gli stampi erano fatti con terra battuta..era dura».

Poi seguì il periodo del militare, al ritorno fece domanda alla Fiat senza esito positivo; venne assunto, nel 1959, alla Lancia con contratto a termine, iscrivendosi al Sida, percorso allora obbligato per  sperare nel passaggio a tempo indeterminato.

E’ stato costantemente un uomo in ricerca, uno studioso e un curioso, con grande generosità e empatia verso i lavoratori con meno protezioni e verso le persone con situazioni sociali di svantaggio.

Con lui se ne sta andando una generazione di uomini e donne indominiti, mai sazi di giustizia e di amore per una vita donata al prossimo. Sua moglie, una donna semplice e amorevole, gli è stata sempre a fianco condividendo il suo impegno sociale e politico anche quando questo comportava grandi sacrifici in famiglia. 

Ciao Salvatore.

Cerimonia funebre – Martedì 30 Luglio ore 11.30 presso Parrocchia Santa Famiglia di Nazareth, Viale dei Mughetti 18 Torino

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