Tassa fantasma, democrazia mascherata
L’inflazione in Italia registrata dall’Istat tramite l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) mostra un netto balzo a fine estate. Agosto 2026: l’inflazione annuale si è attestata al +3,3%. Settembre 2026: il tasso annuale è balzato al +4,2%, segnando un aumento mensile del +0,7% rispetto ad agosto. La forte accelerazione è dovuta principalmente, sottolinea l’Istat, ai rincari nel settore dei beni energetici e degli alimentari non lavorati. E’ un valore massimo da tre anni.
La premier Giorgia Meloni ha chiesto flessibilità (possibilità di maggior debito) a Bruxelles, ma tace sul fiscal drag per il quale esiste tuttora una legge del 1989, che via via è stata disapplicata con motivazioni diverse da legislatura in legislatura.
Cgil, Cisl, Uil ben possono trovare un punto di mediazione sul recupero del drenaggio fiscale costruendo un primo tassello di unità d’azione confederale. Perché no?
Qui alcuni articoli per approfondire la questione del recupero del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni

Tito Boeri in “L’inflazione mangia i salari” – su La Repubblica del 26 settembre – sottolinea che (…) non ci si è dimostrati in grado di proteggere i salari dall’inflazione (…)introducendo adeguamenti automatici dei salari all’inflazione durante i periodi di vacanza contrattuale per dissuadere le organizzazioni di categoria dal far scadere i contratti senza rinnovarli, indicizzare gli scaglioni dell’Irpef in base all’andamento dei prezzi per evitare un ulteriore drenaggio fiscale e varare una legge sulla rappresentanza datoriale e sindacale da approvare possibilmente con l’accordo delle parti interessate (…) Nel conto c’è anche il ritardo dei contratti: secondo Leonardi e Rizzo, ogni mese senza recupero dell’inflazione riduce il salario reale e abbassa il costo del lavoro, dando alle imprese un incentivo a rinviare i rinnovi. Si innesta un circuito vizioso. (…) vedi articolo allegato
Savino Pezzotta, in “La democrazia mascherata”, postato il 10 ottobre sul suo blog In Ricerca, scrive: (…) il lavoro non puo’ essere il bancomat mascherato dello stato.Il problema, infatti, non è soltanto quanto cresce una busta paga, ma quanto quella busta paga consenta realmente di vivere. Se un aumento contrattuale viene eroso dall’inflazione e contemporaneamente ridimensionato dal fiscal drag, il rischio è quello di svuotare di significato gli stessi risultati ottenuti attraverso il confronto sindacale.
Per questo sarebbe opportuno che la Cisl con tutto il sindacalismo confederale aprisse una riflessione seria sull’adeguamento degli scaglioni fiscali e su una più generale riforma della tassazione che sposti parte del carico da lavoro e pensioni verso le grandi rendite e le ricchezze che oggi contribuiscono in misura relativamente contenuta rispetto alla loro capacità economica.

Il sindacalismo confederale ha sempre sostenuto che crescita economica, coesione sociale e valorizzazione del lavoro non siano obiettivi alternativi ma complementari. Difendere il potere d’acquisto: significa rafforzare la domanda interna, sostenere le famiglie, dare stabilità ai territori e rendere più solide le basi stesse dello sviluppo.
In un tempo attraversato da inflazione, incertezza internazionale e trasformazioni profonde del lavoro, il fiscal drag ci pone una domanda essenziale: chi deve sostenere il costo degli equilibri economici del Paese? Se la risposta continua a essere il lavoro dipendente e il mondo delle pensioni, allora il rischio è di alimentare nuove disuguaglianze. Se invece si sceglie la strada dell’equità fiscale e della centralità del lavoro, si può costruire un modello di sviluppo più giusto, più inclusivo e più coerente con i principi di solidarietà che sono alla base della nostra Costituzione e della migliore tradizione sindacale italiana. Il testo completo in allegato e con questo link il lavora non puo’ essere il bancomat mascherato dello stato | in ricerca
Marco Leonardi e Leonzio Rizzo – Il Foglio 19-9-26 – sottolineano che l’inflazione ritorna e colpisce i soliti noti, stavolta il drenaggio fiscale vale tra 2,5 e 5 miliardi. L’anno scorso Banca d’Italia vedeva un quadro tranquillo: inflazione cumulata nel biennio 2026/2027 intorno al 3 per cento. Dopo lo choc energetico, lo scenario è diventato più pesante: circa 4,4% cumulato. Negli scenari sfavorevoli, il dato potrebbe superare il 6 per cento. Ricordano che quando arriva l’inflazione, il governo subisce un colpo politico ma ha due vantaggi immediati. Il primo è che il rapporto debito/pil scende più facilmente. Il secondo è che aumentano le entrate fiscali per via delle imposte indirette (Iva) e delle imposte dirette (Irpef). Queste ultime aumentano se salari e pensioni inseguono i prezzi, ma scaglioni e detrazioni non sono indicizzati. E’ il fiscal drag, un’imposta invisibile. La pressione fiscale è prevista in crescita di 0,3 punti l’anno prossimo: è con maggiori imposte si finirà per pagare l’abolizione del bollo auto. (…) in allegato l’articolo
Valentina Conte in “Torna la tassa invisibile” – La Repubblica 28-9-26 – scrive : << In questo biennio il drenaggio fiscale colpirà di nuovo i dipendenti e pensionati. così aumentano le entrate del tesoro. (…) Il fiscal drag torna a mordere stipendi e pensioni. e questa volta può valere fino a quasi 13 miliardi in due anni. nuove simulazioni degli economisti marco leonardi e leonzio rizzo, aggiornate alle previsioni di giugno della banca d’italia, stimano per il 2026-2027 almeno 8 miliardi di drenaggio fiscale: circa 6 a carico dei lavoratori dipendenti e 2 dei pensionati. con un’inflazione più alta il conto supera i 9 miliardi. nello scenario più severo sfiora i 13. (…) La storia si ripete. La grande fiammata del 2022-2023 aveva già prodotto, secondo i due economisti, circa 25 miliardi di maggiore prelievo. Poi la tregua del biennio 2024-2025, con l’inflazione tornata su livelli molto più bassi. Ora il meccanismo riparte. (…) Il fiscal drag, dunque, continua ad agire solo sui lavoratori dipendenti e sui pensionati sottoposti all’Irpef progressiva. Mentre una parte crescente degli altri redditi beneficia di regimi sostitutivi o flat tax. Ecco perché il nuovo aumento dei prezzi può diventare un alleato involontario proprio alla vigilia di una manovra elettorale.(…) per proseguire aprire l’allegato
Luca Monticelli in “L’inflazione vola al 4,2%” La Stampa 1-10-26 scrive << (…) La richiesta della premier Meloni all’Europa, per più flessibilità, arriva nel giorno in cui l’Istat certifica una nuova accelerazione dell’inflazione. A settembre i prezzi sono saliti del 4,2% su base annua, in forte aumento rispetto al 3,3% di agosto. Si tratta del livello più elevato degli ultimi tre anni e conferma come la nuova fiammata energetica si stia trasmettendo all’intera economia, comprimendo il potere d’acquisto di famiglie e lavoratori. Secondo le stime preliminari dell’istituto di statistica, i prezzi aumentano anche dello 0,7% su base mensile. A trainare il rialzo sono soprattutto i beni energetici, che registrano un incremento del 22,3% annuo contro il 17,1% di agosto. Il gas nel mercato tutelato segna un incremento del 47,2%, mentre il diesel per autotrazione sale del 34,9% e la benzina del 21,8%. (…) La dinamica non riguarda però soltanto l’energia. Tornano a salire anche i prezzi degli alimentari non lavorati, che accelerano dal 3,8% al 5,5%, sospinti soprattutto da frutta e ortaggi. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende anche i prodotti per la cura della casa e della persona, passa dallo 0,9% all’1,7%. (…) >> per proseguire aprire l’allegato

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