Capolinea per ex-Ilva?
Il 20 ottobre si sono riuniti i giudici della Cassazione e hanno preso tempo per esprimere il loro giudizio sullo spegnimento dell’area a caldo che equivale al capolinea del grande centro siderurgico. Vogliono esaminare a fondo il documento del Procuratore della Cassazione che ha espresso contrarietà allo spegnimento (vedi articolo allegato di Valeria D’Autilia del 21 ottobre).
Per ricordare la lunga storia con commenti chiari e “fuori dai denti” alleghiamo tre articoli: quello di Marco Bentivogli, su il Foglio del 6 ottobre, che nel settembre 2018 – quando guidava ancora la Fim Nazionale – fu protagonista di un importante accordo unitario approvato con referendum dai lavoratori, in seguito disatteso dalle controparti (vedi https://sindacalmente.org/content/importante-accordo-unitario-all-ilva-la-storia-dal-60-ad-oggi-per-taranto-e-per-l-italia6/ ; quello di Savino Pezzotta, del 16 ottobre, alternativo alle valutazioni espresse da Giuliano Cazzola il 14 ottobre, entrambi sul sito del Diario del Lavoro.

https://www.buonasera24.it/gallery/cronaca/928183/ex-ilva-foto-anonime-sul-degrado-degli-impianti-si-chiuda-e-si-impieghino-i-lavoratori-nelle-bonifiche.html Le immagini, inviate da un mittente sconosciuto nel giorno del confronto a Roma tra Governo, sindacati e aziende, mostrano strutture corrose, coperture deteriorate e vaste aree industriali degradate. Durissima la replica di Acciaierie d’Italia
Marco Bentivogli in “L’Ilva al capolinea” nella prima parte ricorda che << (…) Nelle undici pagine dell’ordinanza i giudici della Corte d’Appello di Milano scrivono che, anche a costo dello spegnimento degli altifomi, “la tutela del diritto alla salute risulti comunque prevalente”, richiamando l’articolo 41 della Costituzione. Con lo spegnimento di quegli impianti l’Italia smette di produrre acciaio da ciclo integrale, circa 2.500 lavoratori dell’indotto rischiano il posto e la gara per la vendita arriva alle offerte finali il 15 ottobre, senza che nessuno sappia che cosa resterà da vendere. Il prossimo passaggio è il 20 ottobre, quando le Sezioni Unite della Cassazione esamineranno il ricorso dei commissari. Intanto la fabbrica si ferma da sola. Il minerale è finito, perché dopo il 27 luglio non è stato più ordinato, e ricomprarlo richiederebbe nuove risorse e settimane di navigazione. Si prova a utilizzare bramme che arrivano da fuori. L’altoforo 2, l’ultimo rimasto in marcia, sta entrando in preriscaldo. Lo stesso governo, all’ultimo incontro con i sindacati, ha definito lo spegnimento “inevitabile”. Mercoledì li riconvoca a Palazzo Chigi. L’articolo prosegue con i seguenti capitoli:
- Che cosa vuol dire preriscaldo
- Azione inibitoria collettiva
- Cosa si ferma davvero
- Le decisioni che dipendevano da noi
- Salute o lavoro, il falso dilemma
- Cosa serve adesso
- Finalmente riparte la mobilitazione
- Quanto è strategico l’acciaio?
Conclude così <<L’acciaio è materia strategica, lo ripete ogni ministro. Ma in un paese in cui tutto è strategico, nulla lo è. Senza Taranto, l’Italia dipende dall’estero per semilavorati e prodotti piani da ciclo integrale, e importarli da troppo lontano, per un paese manifatturiero come il nostro, è costoso e pericoloso. La politica toma all’industria solo quando è obbligata, con la sciatteria del battutificio quotidiano. Le soluzioni vere tolgono voti e vanno argomentate in mezzo ai fischi. Così ha scelto di non decidere. Speriamo che la scadenza di fine ottobre certifichi il fallimento dell’illusione di poter continuare a rinviare. A Taranto bisogna dare un futuro industriale e un lavoro compatibile con la salute. Il governo deve dire come, con quali risorse e in quali tempi.>>.
Giuliano Cazzola in “Ex-Ilva il nemico sbagliato” inizia con questo richiamo << Qualche amico misericordioso dovrebbe avvertire la gloriose federazioni dei metalmeccanici che – all’ex Ilva – stanno combattendo contro il nemico sbagliato. Poi, magari, i suoi consigli potrebbero ignorati, visto che sono ben 14 anni che i sindacati perseverano nell’errore. Ma vale sempre il principio del ‘’dixi et servavi animam meam’’ (…) >> per poi salire di tono con severe critiche contro tutti, un clic qui per proseguire https://www.ildiariodellavoro.it/ex-ilva-il-nemico-sbagliato/
Savino Pezzotta in “Il vero nemico è un sistema che ha sempre rinviato le soluzioni”, scrive << Nella vicenda dell’ex Ilva c’è un errore che continua a ripetersi: cercare sempre un nemico esterno. Per alcuni sono gli ambientalisti, per altri la magistratura, per altri ancora il governo di turno. Ma dopo quindici anni di crisi, sequestri, commissariamenti, cambi di proprietà e promesse mancate, la domanda dovrebbe essere un’altra: chi ha lasciato che migliaia di lavoratori arrivassero a dipendere dalle sentenze dei tribunali per conoscere il proprio futuro?
L’articolo di Giuliano Cazzola ha un merito: ricorda che senza produzione di acciaio un Paese industriale diventa più debole e più dipendente dall’estero. È una questione reale. Ma sbaglia bersaglio quando trasforma magistrati e ambientalisti nel cuore del problema. A Taranto lavoro e salute non sono interessi contrapposti: appartengono alle stesse persone. Gli operai, le loro famiglie, i loro figli vivono nello stesso territorio e respirano la stessa aria. Per troppo tempo, invece di investire nella trasformazione degli impianti, nella sicurezza e nell’innovazione tecnologica, si è preferito rinviare le decisioni. Così ogni conflitto è finito dentro un’aula di tribunale e ogni emergenza è stata scaricata sui lavoratori. Non sono stati loro a decidere le strategie industriali, non sono stati loro a rinviare gli investimenti, non sono stati loro a costruire un modello produttivo incapace di coniugare occupazione e sostenibilità.
Per questo il punto non è scegliere tra acciaio e ambiente. Il punto è capire perché una grande industria strategica non sia stata resa compatibile con le esigenze di entrambi. Una politica industriale degna di questo nome avrebbe affrontato il problema anni fa, invece di lasciare che si trasformasse in una guerra permanente tra diritti.
I lavoratori oggi chiedono anzitutto di vivere del proprio lavoro. Non possono essere condannati né alla disoccupazione né all’esposizione ai rischi ambientali. Hanno diritto a un’industria che produca ricchezza senza produrre malattia, a una transizione che non si traduca in deindustrializzazione, a scelte che guardino oltre gli ammortizzatori sociali e i prepensionamenti.
Il vero nemico non è chi denuncia l’inquinamento né chi applica la legge. Il vero nemico è un sistema che da anni rinvia le soluzioni, investe troppo poco e presenta sempre il conto agli stessi: ai lavoratori e alle loro comunità. Chi continua a dividerli tra occupazione e salute difende il problema, non la soluzione.>>.
Savino Pezzotta – ex segretario generale della CISL https://www.ildiariodellavoro.it/lilva-e-il-nemico-sbagliato-il-vero-nemico-e-un-sistema-che-ha-sempre-rinviato-le-soluzioni/
ALLEGATO

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