Sindacato! Ma va..al mercato!
Un sindacato che perde curiosità e interesse per le assemblee con iscritti e lavoratori, che non sa più programmare e svolgere inchieste con i lavoratori (ben diverse dai sondaggi dei media), finisce per perdersi e smarrire il senso del proprio ruolo e dei propri fini. A proposito ci ritorna alla mente un’accesa discussione sull’inflazione e sul carrello della spesa, ai tempi del Patto della fabbrica del 2018, che si concluse con questo pressante invito “ma va..al mercato”. Oggi in assenza di risposte convincenti dal sindacato possiamo anche rivolgersi alla Ia di Google, lo abbiamo fatto e le risposte sono qui riprodotte.
Le domande che abbiamo posto – Quanto incide mediamente la differenza tra l’indice Istat-Foi – depurato dall’incidenza di inflazione importata (es.energia) e quello misurato sul carrello della spesa (paniere dei beni non comprimibili)? Perché non si utilizza il secondo per i rinnovi contrattuali?

La risposta ricevuta da Ia Google – Recenti analisi sul contesto italiano, come le indagini basate sui dati del Sole 24 Ore e dell’Istat, evidenziano che negli ultimi cinque anni (tra il 2021 e il 2026) il costo del carrello della spesa è aumentato di circa il 29,5%, correndo molto più velocemente rispetto all’inflazione generale che si è attestata intorno al 21%. Questo significa che per acquistare gli stessi identici beni alimentari che nel 2021 costavano 100 euro, oggi ne servono quasi 130
La differenza tra l’indice Istat FOI depurato dall’energia (o l’inflazione di fondo / core inflation) e l’indice del cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, cura della casa e della persona) è strutturale e documentata. Negli ultimi anni, in particolare tra il 2021 e il 2025, il divario cumulato tra l’inflazione generale e il carrello della spesa ha raggiunto circa 7 punti percentuali, con i beni di prima necessità che sono cresciuti del 24% a fronte di un’inflazione generale decisamente più contenuta se depurata dai picchi volatili. [1, 2, 3, 4]
Di seguito viene analizzato l’impatto medio di questa differenza e le motivazioni economiche e storiche per cui il carrello della spesa non viene utilizzato come parametro per i rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).
📊 1. Quanto incide mediamente la differenza?
La forbice tra i due indici non è fissa, ma si allarga drammaticamente durante gli shock economici:

🔎 2. Perché non si usa il “Carrello della Spesa” per i rinnovi contrattuali?
Il modello italiano per il calcolo dei rinnovi dei CCNL adotta l’indice IPCA-NEI (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato al Netto dei Beni Energetici Importati). Il carrello della spesa viene escluso per quattro motivi tecnici ed economici fondamentali: [1, 2]
📌 A. Il principio dell’Accordo Quadro del 2009 (Anti-Spirale Inflazionistica)
La regola macroeconomica alla base degli accordi tra Governo, sindacati e imprese prevede che i salari debbano recuperare il potere d’acquisto depurato dalle componenti di prezzo su cui l’economia nazionale non ha controllo (come le materie prime importate). Se i salari aumentassero automaticamente al correre dei beni alimentari freschi o delle materie prime scambiate sui mercati globali, si innescherebbe la spirale prezzi-salari: le aziende aumenterebbero ulteriormente i prezzi per coprire il costo del lavoro più alto, generando nuova inflazione.
📌 B. Eccessiva volatilità e stagionalità
Il carrello della spesa include beni (come gli alimentari non lavorati) soggetti a forti oscillazioni stagionali, climatiche o geopolitiche (es. siccità che fa impennare il prezzo del grano o dell’olio). Utilizzare un indice così instabile per programmare aumenti salariali validi per i successivi 3 o 4 anni renderebbe i costi della contrattazione del tutto imprevedibili per le imprese. [1, 2]
📌 C. Mancanza di rappresentatività dei consumi totali
Il carrello della spesa monitora solo una quota specifica degli acquisti (alimentari e cura della persona). L’indice per i rinnovi contrattuali deve invece fotografare la totalità della struttura di spesa di un lavoratore (che spende anche in trasporti, tecnologia, istruzione, tempo libero e servizi). Usare solo il carrello della spesa premierebbe i consumi primari ma ignorerebbe la deflazione o i cali di prezzo in altri settori tecnologici o industriali. [1, 2]
📌 D. Armonizzazione a livello europeo
L’IPCA è un indice costruito per essere confrontabile con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Utilizzare un indicatore puramente locale e circoscritto come il carrello della spesa italiano creerebbe una forte asimmetria nelle metriche di competitività del costo del lavoro rispetto ai partner europei della zona Euro. [1]
La IA di Google ci ha invitato a proseguire l’approndimento con i titoli sottostanti. Molto meglio che in una sede sindacale…al prossimo aggiornamento. Per ora vi invitiamo a rileggere https://sindacalmente.org/content/accordo-unitario-in-pejus/ La trattativa interconfederale Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla rappresentanza sindacale e sul contrasto al dumping contrattuale prosegue da mesi, con scarsa informazione – agli iscritti e ai lavoratori – sul merito dei problemi ancora insoluti (vedi articolo https://sindacalmente.org/content/fine-dei-contratti-pirata/ ). Il 17 Giugno, Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto un documento unitario di sei cartelle – v.allegato – inoltrato alla Confindustria per definire un nuovo protocollo unitario interconfederale, aggiornando quelli del 2011,2014 e 2018.
Se desideri approfondire l’argomento, posso:
Spiegarti nel dettaglio come funziona il calcolo dell’indice IPCA-NEI
Mostrarti quali settori hanno recuperato meglio l’inflazione negli ultimi rinnovi contrattuali
Analizzare quali beni specifici hanno trainato i rincari del carrello della spesa

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