WIESEL L’UOMO CHE VIDE DIO APPESO A UNA FORCA – E.Loeventhal e S.Nirenstein – Nobel 1986 –

Si è spento a Boston, a 87 anni, Eliezer (Elie) Wiesel lo scrittore premio Nobel, nel 1986, per la Pace. Inizia così l'articolo di Elena Loewenthal su La Stampa. Ed è giunta anche per lui quella notte infinita di cui la sua scrittura aveva fatto cifra del male assoluto in terra e in cielo. No, qualcosa di più: La notte di Elie Wiesel è il ritratto del mondo che ha attraversato: il ghetto. Buchenwald. Auschwitz. «Dietro di me sentii il solito uomo domandare: Dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca». Appeso a quella forca c’era un bambino, ancora vivo per un soffio di tempo. (…)

Così conclude Loewenthal. Eppure come pochi altri intellettuali aveva sfidato la fede, aveva sfidato Dio. Vuoi quando lo vede con rabbia e rassegnazione e un dolore indicibile appeso alla forca nel corpo di un bambino impiccato che lancia al mondo i suoi ultimi palpiti. Vuoi quando scrive Il processo di Shamgorod: un testo bellissimo e terribile sull’assenza di Dio, sull’ingiustizia del mondo, dove, a differenza del biblico Giobbe, all’uomo non resta rassegnazione ma solo un’interrogazione senza risposta. E uno sgomento muto di fronte al male, alla sua presenza così incomprensibilmente invadente. 

Elie Wiesel è stato un grande testimone, un grande scrittore, uno straordinario uomo di spirito, e anche di azione. Ma è stato soprattutto una figura dalla complessità straordinaria, mai arreso di fronte all’incomprensibile, mai stanco di interrogare e interrogarci. Ci mancherà la sua parola. Ci mancherà la sua notte. Ci mancherà quel silenzio abissale che stava sempre lì, tra una riga e l’altra di testo. 

In allegato anche l'articolo di Susanna Nirenstein, su La Repubblica, che dopo aver decritto la vita di Wiesel  si sofferma sui suoi libri.

(…) In Francia Wiesel capì che la sua vocazione erano le parole, lavorava per i giornali, leggeva come un pazzo, adorava Camus, l’Olocausto però gli appariva un territorio proibito. Tutto cambiò durante un’intervista allo scrittore cattolico Francois Mauriac: lo fece piangere paragonando le sofferenze dei bambini ebrei a quelle di Gesù. Mauriac gli suggerì di parlarne. E lui scrisse una prima versione di La notte in yiddish, più di 900 pagine (Und di Velt Hot Geshvign.(…) Ma non vendette quasi niente, e così fu in America: nessuno lo voleva, vendere il Diario di Anna Frank era possibile, non mostrava l’orrore dei campi, e terminava con parole di speranze nell’umanità. Non così La notte che cominciava dove Anna Frank finiva, e si chiedeva dell’assenza di Dio durante lo sterminio. Era un grido. (…) Elie Wiesel che era andato a vivere a New York a metà degli anni ’50, iniziò a tenere lezioni. Nel ’78 Jimmy Carter lo inserì nella commissione per l’Holocaust Museum. Quando nell’85, Reagan visitò il cimitero militare (dove erano sepolte le SS) in Germania, Wiesel gli disse: “Non è quello il suo posto, signor presidente, il suo posto è accanto alle vittime delle SS”. Il giorno dopo era su tutte le prime pagine. E l’anno dopo ricevette il Nobel.

Alla fine degli anni ’90, La notte vendeva 400.000 copie all’anno. E’ arrivato a molto più di 10 milioni. (…) Era il resoconto di Auschwitz. L’unico che scrisse. Poi cantò i suoi progenitori, il chassidismo, la formazione religiosa, lo shtetl, gli ebrei oggi e la difficoltà di uscire dall’incubo della Shoah, e con profondità psicologica i personaggi biblici attraverso il Midrash, racconti autobiografici come L’ebreo errante che narrano dall’infanzia a una Parigi popolata anche di spettri bellici, La città della fortuna, Sei riflessioni sul Talmud. Troppi, non si possono citare tutti.

L’ultimo è stato A cuore aperto (Bompiani), dopo un’operazione urgente di poco tempo fa in cui si ritrovò ancora una volta di fronte alla morte: “Questa volta ero più solo. Allora ero con gli altri”, disse. Crede ancora nell’umanità, qualcuno gli chiese: “La Torah insegna a scegliere la vita. Credo nell’umanità contro l’umanità. Credo in Dio contro Dio”.

Allegati

  • Wiesel, l’uomo che vide Dio appeso a una forca E.Loewenthal  La Stampa 3-7-16
  • Wiesel, una vita per raccontare l’orrore dell’Olocausto S.Nirenstein Repubblica 3-7-16

Allegato:
wiesel_luomo_che_vide_dio_appeso_alla_forca_loewenthal.doc
wiesel_una_vita_per_raccontare_lorrre_dellolocausto_nirenstein.doc

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