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Italia: politica, economia, società

UNA MISURA CONTRO LA POVERTA’ – N.Cacace – reddito di cittadinanza

Reddito minimo di cittadinanza. La povertà cresce a ritmo accelerato, erano 2,3 milioni nel 2006, sono 3,5 milioni nel 2011. In cinque anni l´Italia ha prodotto 615 nuovi poveri al giorno. E parliamo di veri poveri, veri morti di fame come si dice in volgare, cittadini verso cui un reddito minimo di cittadinanza sarebbe dovuto in ogni paese civile. In Europa questa soglia di povertà è aiutata dalla solidarietà nazionale in tutti i paesi con poche eccezioni, tra cui ci siamo noi. Il tema del reddito di cittadinanza, recentemente venuto alla luce in alcuni programmi politici, tra cui quelli del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle, è un tema reale alla luce della dimensione crescente della povertà ed è anche di possibile soluzione a patto di diradare le nebbie dell´ignoranza che sono fitte. Il reddito di cittadinanza, più correttamente reddito minimo di cittadinanza, è strettamente legato alla povertà.

Quale povertà, assoluta o relativa? La povertà assoluta è quella di famiglie al disotto dell´indice di sopravvivenza o "ius existentiae" che fissa, tra i diritti fondamentali dell´Unione europea, "la garanzia di una esistenza dignitosa" per tutti, dove l´Italia resta, purtroppo un fanalino di coda (in compagnia di Grecia ed Ungheria). La povertà assoluta, secondo la definizione media dell´Istat (che giustamente fa differenzia tra redditi di povertà di Nord, Centro e Mezzogiorno), fa riferimento alla famiglia di due persone che vive con meno di 800 euro al mese e riguarda (2011) il 5,2% delle famiglie pari a 1,3 milioni di famiglie e 3,5 milioni di cittadini. La povertà relativa, anch´essa crescente, abbraccia un quadro molto più grande, l´11% delle famiglie pari a 8 milioni di cittadini, la cui condizione è calcolata in base ad un "indice sintetico di deprivazione".

Come accade ogni volta che ci si trova di fronte a problemi complessi il primo passo è quello della conoscenza e partendo da essa, va detto subito che quello di cui si può discutere con ragionevolezza è il "reddito minimo di cittadinanza", riferito, per ora, in tempi di tagli alla spesa pubblica, alla povertà assoluta di famiglie, numerose o single che siano. Ebbene, considerando 1,3 milioni di famiglie povere, un contributo medio di 500 euro a famiglia di due componenti, costerebbe 6.000 euro a famiglia/anno per un totale di 7, 8 miliardi euro, che non è poco ma neanche una spesa impossibile, in un paese la cui ricchezza privata è superiore a quella dei cittadini tedeschi e francesi. Siamo uno strano paese. Ogni volta che da Bruxelles ci rimproverano per la dimensione del nostro debito pubblico, più di 2.000 miliardi 120% del Pil, i nostri politici, lo faceva Berlusconi ma lo ha fatto anche Monti, ricordano agli eurocrati che, però, la nostra ricchezza privata, immobiliare e finanziaria, è così grande da compensare il passivo dello Stato.

Insomma, come diceva un vecchio politico "il convento è povero ma i frati sono ricchi". Però si dà il caso che nessuno ha sinora chiamato a contributi di solidarietà "la ricchezza privata" soprattutto quella dei più ricchi. Perché è vero che "gli italiani sono ricchi" ma non tutti. Essendo la ricchezza fortemente concentrata, il 10% dei super ricchi ne possiede il 45% e metà della popolazione il 90%, con l´altra metà tra gli europei più poveri. Questa è la realtà e quando si assiste sgomenti alla povertà montante, non si può non chiamare a contribuire alla soluzione del problema i privilegiati della ricchezza montante

Nicola Cacace 

26/03/2013/0 Commenti/da
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