Un no poco comprensibile…
Daniela Fumarola ha fatto conoscere le scelte del Consiglio Generale Cisl, svoltosi a Roma il 21 ottobre, tramite l’intervista pubblicata su L’Avvenire, che trovate in allegato. Molte sono le parole belle e equilibrate, poi c’è la strambalata idea che per far parte dei sindacati responsabili e partecipativi non bisogna essere populisti dichiarando scioperi preventivi alla formalizzazione della legge di bilancio. Una tesi coniata ai tempi di Luigi Sbarra e portata avanti, seppure con un diverso linguaggio, anche dalla gestione Fumarola.
I sostenitori di Sindacalmente.org – fondato nel 2007 da militanti Cisl spesso controcorrente con i vertici nazionali – sostengono ancora l’idea di un SINDACATO NUOVO UNITARIO che per un verso abbandoni il metodo Landini per dichiarare una manifestazione nazionale o uno sciopero generale, per l’altro abbandoni l’antistorica tesi Sbarra-Fumarola di non utilizzare lo sciopero prima della definizione di un accordo o della proposta di legge di bilancio da parte del Consiglio dei Ministri, ben sapendo che i giochi tra interessi contrapposti nella maggioranza governativa e relativi contenuti sono già iniziati da tempo. Proviamo a spiegarci meglio più avanti.

La sintesi di Via Po 21 sulla lunga intervista di Daniela Fumarola su L’Avvenire del 23 ottobre.
«Nelle piazze con le nostre proposte. Senza scioperi preventivi» –
«Lo sciopero è l’ultima istanza, non un rito identitario da celebrare sulla pelle di lavoratori provati dal carovita. Noi manifestiamo per proporre». Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, in un’intervista pubblicata oggi da Avvenire, nella quale ha ribadito la linea del sindacato: nessun assegno in bianco al Governo, ma nessuno sciopero preventivo, e un confronto sul merito delle misure. «Rispettiamo la scelta della Cgil, ma non la condividiamo», ha precisato, perché si boccia una legge di bilancio ancora senza testo e si sceglie la massima forma di conflitto contro imprese estranee alla manovra, con le quali si stanno scrivendo le regole della rappresentanza.
La Cisl sarà in piazza con la campagna «Il Patto che unisce»: a Genova il 7 novembre, a Gioia Tauro il 28 e a Roma a metà dicembre. «La porta dell’azione comune resta aperta, ma tra protesta come testimonianza e trattativa come responsabilità sappiamo da che parte stare». Sulla manovra da 23,5 miliardi, la leader Cisl ha osservato che «non è questione di fiducia: giudicheremo i fatti». Con risorse scarse «niente va dato a pioggia»: vanno sostenuti lavoratori, pensionati e imprese che applicano i contratti più rappresentativi, fanno partecipazione e investono. Fumarola ha chiesto di stabilizzare l’imposta all’1 per cento sui premi di risultato, fino ad azzerarla, e risorse strutturali per la legge sulla partecipazione. Bene il contributo di banche e assicurazioni, da estendere ai superprofitti di energia e logistica digitale, e no netto a condoni e rottamazioni. Il fiscal drag è «un’imposta invisibile da neutralizzare con meccanismi automatici».
La numero uno di Via Po ha poi segnalato che sul Libro verde il confronto procede «molto bene», con proposte come la Start tax per i giovani neoassunti, la formazione come diritto soggettivo e un fondo garantito per portare il risparmio privato nell’economia reale. Sul tavolo con le imprese c’è convergenza sulla misurazione della rappresentanza, anche datoriale, mentre sui salari «resta molto da lavorare». Per la Cisl sono imprescindibili l’adeguamento all’inflazione in vigenza di contratto, affidato ai Ccnl e senza scala mobile, e un accordo quadro sugli appalti. «Se le imprese faranno la loro parte, il Patto sociale avrà il suo primo capitolo: un accordo fondativo, come il Protocollo Ciampi».
Rivendicata anche la scelta di responsabilità: «Il sindacato sta dove si decidono diritti e salari: affonda le mani nei problemi delle persone e porta la testa ai tavoli». Infine, sui fatti di Milano, «condanna senza ambiguità per una violenza che colpisce chi lavora e toglie la parola a chi manifesta pacificamente». Dei 271 ragazzi portati in questura, quattro su cinque erano minorenni: un dato che «deve interrogarci». I tanti giovani che protestano civilmente «non vanno confusi con i vandali, vanno ascoltati»: serve investire in scuola, casa e lavoro dignitoso, perché «cavalcarne la rabbia sarebbe l’errore più grave». www.cisl.it In allegato il testo completo dell’intervista della segretaria generale della Cisl Fumarola
A tutti i nostri lettori e in particolare a chi ha una tessera Cisl o l’ha abbandonata, proponiamo queste riflessioni.
I documenti della Cisl, come pure le interviste della segretaria generale Fumarola, ignorano la necessità di presentare le idee-proposte (in genere sono semplici titoli, come quelli di un tema senza alcuna traccia di svolgimento, una seguenza di “si deve”) senza confrontarle con un consuntivo di quanto sta facendo da anni il governo, per trarre in autonomia le necessarie valutazioni, ovvero decidere di attendere che il governo formalizzi una proposta oppure se non sia – stante i fatti – più responsabile agire anche con l’azione per modificare quanto i quattro partiti della maggioranza stanno definendo.
La strategia sperimentata con la gestione Sbarra ha conseguiti risultati effimeri, di breve durata per gruppi e settori di lavoratori, più restrittivi per pensionati, pressoché nulli per il recupero del potere d’acquisto, misurato sul cosiddetto carrello della spesa, ovvero sui consumi e servizi non comprimibili per chi vive di redditi (da lavoro e pensioni) popolari. Si ripropone lo stesso modello e prassi che considera l’unità d’azione confederale una delle possibili opzioni, ma non certo una strategia da perseguire.
Contratti e produttività non sono assolutamente in grado di risolvere – da soli – il recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione. Attendere che la legge di bilancio sia definita prima di dare un giudizio sindacale (Sbarra utilizzò un paio di volte addirittura il termine “bollinata” (non ricordiamo se disse anche pubbicata in gazzetta ufficiale) e una presa…. per i fondelli di chi si vuole rappresentare, iscritti e lavoratori, mai consultati.
I “giochi” si fanno ben prima all’interno della maggioranza e sono già iniziati da tempo. Tra le tante belle parole dei documenti Cisl e nelle interviste di Daniela Fumarola, tra queste quella qui allegata, si trovano passaggi chiave sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda di quanto affermava Luigi Sbarra, che trasmettono la condivisione (tacito o esplicita) di condividere, per amor di patria, l’austerità per consentire l’equilibrio dei conti pubblici, come già decisi dal governo. Pertanto disponibili ad accettare, o subire, in gran misura sia il moderatismo salariale – che rimbalza anche al tavolo del negoziato per definire la rappresentatività e i criteri per i rinnovi contrattuali, confronto che si è imballato in questi giorni, vedi articolo di Valentina Conte allegato – sia la regressione in atto dei servizi essenziali (sanità, assistenza e scuola). Le parole contenute nei documenti Cisl sono anche belle, scritte da mano esperta, ma nella realtà sociale e economica trasformano, passo dopo passo, la Cisl in un sindacato “evanescente” dalla realtà sociale e dalla vita quotidiana e “subalterno” ai vincoli di bilancio definiti dalla maggioranza di governo e poi ratificati da voto di fiducia in Parlamento.
Per modificare le scelte governative in fieri- serve ad esempio indicare percorsi e entità di come aumentare le entrate dello stato già ora (non citare solo titoli!), e non rinviare i tempi condizionati all’attesa di una necessaria crescita. Per ottenere qualcosa in più di quanto il governo ha già deciso di ridurre (compresa la dinamica e il calcolo delle pensioni) – o di non concedere – servono vere mobilitazioni unitarie, assai diverse da quelle che la Cisl ripropone, oggi, ancora sul modello di procedere da soli, accentuando così anche quel “meglio separati”, un richiamo identitario simile a quello della Cgil.
Così operando si sono costruite – per l’opinione pubblica a dispetto della proclamata autonomia – duè identità connotate come “filo governativa” e “filo opposizione”, con le conseguenti negative ripercussioni per l’unità dei lavoratori. Un tempo il sindacato ha agito ed è stato percepito come soggetto politico autonomo; oggi – involontariamente o meno – ha trasformato il suo agire ed è vissuto nell’opinione pubblica e tra i lavoratori come un soggetto connesso o collegato a questo o quel schieramento partitico. Si vuole proseguire così? Decidendo strategie confederali, priorità rivendicative verso il governo, manifestazioni e scioperi generali, senza mai consultare in modo deliberativo almeno le Rsu? C’è tempo e si può cambiare passo rispetto a quello delle Confederazioni che hanno scelto con i loro vertici e apparati che è meglio “camminare e agire” divisi, convinti di essere sulla giusta strada.
In allegato articoli sulla tassa fantasma, sul doppio significato del conflitto di Daniela Fumarola.

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