• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
Sindacalmente
  • HOME
  • CHI SIAMO
  • SCRIVI LA TUA
  • EVENTI
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
redazione
Italia: politica, economia, società

Titolo V: avviso dalla pandemia

Mercedes Bresso, sul sito www.laportadivetro.org, pubblica ” Avviso dalla pandemia:in tempi rapidi una riforma per ridisegnare il rapporto tra stato e regioni“, che qui riproduciamo.

Le vicende attuali che vedono le Regioni in continua contrapposizione con lo Stato, volta a volta rivendicando una orgogliosa autonomia per poi chiedere non solo aiuti ma anche una copertura da parte del potere centrale delle decisioni prese, dimostrano che la politicizzazione del referendum sulla riforma costituzionale di Renzi ha prodotto un curioso effetto collaterale: nessuno osa più affrontare la questione della necessaria messa a punto di questo nostro strampalato federalismo.

Si è molto discusso dei difetti della modifica del titolo V del 2001 che ha molto aumentato le competenze attribuite alle Regioni al momento dell’istituzione nel 1970. E la maggior parte degli osservatori concordava sul fatto che le nuove funzioni erano troppe ma che, soprattutto, non erano chiare. Infatti, lo Stato non aveva fatto, né ha provveduto più tardi, le leggi nazionali quadro che avrebbero dovuto definire e incardinare nell’ordinamento le funzioni residue conservate al livello centrale e aprire lo spazio giuridico per la legislazione regionale sulle diverse materie. Ciò invece era stato fatto per le competenze del 1970, che infatti hanno dato origine a un modesto contenzioso, contrariamente alla più recente riforma, che ha prodotto continui conflitti davanti alla Corte Costituzionale.

Il tentativo di riforma del governo Renzi – Su questo aspetto la responsabilità è dei governi che si sono succeduti che non hanno nei fatti mai dato attuazione al nuovo titolo V, probabilmente perché la portata della riforma era tale che nessuno voleva veramente attuarla. Il tentativo del governo Renzi, di rivedere la portata delle competenze attribuite nel 2001 andava secondo me nel senso che quasi tutti auspicavano ma, forse per una certa approssimazione, sicuramente per ragioni politiche, non è andato in porto, trascinando con sé anche l’altra riforma essenziale per un ordinamento che restava comunque molto più federale che in passato, quella della composizione e delle modalità elettive del Senato. Anche in quel caso l’intento era chiaro, avere una seconda camera con poteri differenziati, che avrebbe creato un luogo dove le rappresentanze delle regioni e degli enti locali avrebbero partecipato alla definizione della legge di bilancio e delle norme che riguardassero le competenze regionali e locali. Che comunque sarebbero state la maggioranza, vista l’importanza e la quantità della materia che restavano alle regioni. Di fatto il Senato veniva soprattutto privato del potere di dare e togliere la fiducia al governo. Mancava però una chiara definizione sulla modalità di elezione del Senato stesso, diretta sul modello svizzero o americano o indiretta, su quello del Bundesrat tedesco.

I “buchi neri” per l’assenza di leggi quadro – La riforma fu bocciata dal referendum e quindi ci troviamo ancora nella stessa rovinosa situazione: una Costituzione che attribuisce allo Stato solo alcune precise funzioni, spesso di puro coordinamento e che lascia al livello regionale tutto ciò che non è specificatamente attribuito al livello centrale. E proprio per non compiere fino in fondo una riforma che pochi condividono, nessuno dei governi successivi ha nemmeno provato a fare le leggi quadro di incardinamento nella legislazione ordinaria delle ormai confermate competenze delle regioni. Così di fatto nessuno ha dato attuazione alla riforma, perché ad esempio per trasferire la maggior parte dell’istruzione alle regioni occorre che una norma definisca termini, modalità e trasferimenti di personale e mezzi, oltre che delle relative risorse finanziarie. Siamo di fronte quindi a una radicale modifica istituzionale, scolpita nella Costituzione da due referendum (il primo confermativo e il secondo che ne ha rifiutato la modifica), ma che nessuno vuole applicare. Così come era d’altronde avvenuto con quella del 1948 che aveva dovuto aspettare più di vent’anni per vedere istituite le regioni dalla legge ordinaria.

La limitata azione statale nella sanità – Le vicende della Covid-19, che vedono continui conflitti fra Stato e Regioni, sono un perfetto esempio del caos istituzionale in cui ci dibattiamo. Per fortuna la sanità è una delle vecchie competenze che dispone di una norma nazionale di organizzazione del sistema sanitario, pur se un po’ vecchia e da rivedere, in particolare sulle modalità di finanziamento, che sono troppo legate a trasferimenti statali e rendono quindi il sistema lento e farraginoso (ricordo che la Costituzione parla di risorse fiscali proprie, salvo naturalmente le compensazioni per le regioni più povere). Tuttavia si è visto in funzione uno dei principi che furono all’origine della regionalizzazione: creare una concorrenza virtuosa fra Regioni e permettere agli elettori di valutare i risultati. E in effetti alcune regioni hanno dimostrato di avere una migliore organizzazione della sanità di altre, mentre si è visto il limite delle continue imposizioni di tagli indifferenziati al personale e ai posti letto. Lo Stato cioè, invece di controllare che i livelli essenziali di assistenza fossero assicurati ovunque e a costi standard e che i previsti fondi da riservare alla prevenzione non finissero nella voragine della spesa per la cura, ha svolto essenzialmente una funzione di controllore dei conti. Su quasi tutto il resto, tuttavia, il caos è molto maggiore, perché le regioni sono andate in ordine sparso, ritagliandosi funzioni parziali e finanziate con fondi occasionali (nazionali o europei) in campi dove in teoria dovrebbero avere la competenza principale. Così su quasi tutti i settori economici le norme e i sussidi si moltiplicano e si sbriciolano in un modo sempre più caotico e i decreti su chi può fare o non fare qualcosa sono spesso del tutto scollegati dalla norma di ristoro del danno. E ciò malgrado la dichiarazione dello stato di emergenza che forse avrebbe però dovuto chiarire meglio quali competenze venivano sospese e come lo Stato si sarebbe fatto carico dei costi di queste decisioni.


La necessità di dialogo tra maggioranza e opposizione – Uno straordinario pasticcio, insomma, che richiederebbe, questo sì, un dialogo fra maggioranza e opposizione per affrontare la questione dell’attuazione di norme chiare che rispettino la Costituzione, ma al tempo stesso tengano conto di quanto la pandemia ha insegnato a tutti gli Stati federali del mondo (e anche all’Unione Europea che purtroppo ancora federale non è): che si ha sempre bisogno dell’aiuto del più grande di noi e che solo l’aiuto e la cooperazione reciproci possono e potranno permetterci di uscire dalla crisi. Ma anche che indispensabile far funzionare bene e con poteri veri e chiari le istituzioni locali per garantire cure e aiuto di qualità ai cittadini. Abbiamo insomma imparato che c’è da fare per tutti e che se ciò avviene in modo ordinato e chiaro ci guadagnano i cittadini. Io sono sempre stata e sarò federalista, perché penso (con Claude Raffestin da cui prendo la definizione) che esista una memoria dei territori, che dobbiamo preservare perché è un patrimonio fondamentale di un Paese. Proprio per questo sono convinta che, in leale collaborazione, le istituzioni dovrebbero mettersi al lavoro per incardinare la Costituzione in leggi quadro chiare, che interpretino il dettato in modo non esasperato, perché anche l’unità del Paese è un valore e una realtà (la pandemia ha dimostrato anche che l’Italia esiste, nella percezione dei suoi cittadini e nel riconoscimento del resto del mondo) e che ci aiutino a diventare un Paese in cui governanti e governati sappiano, nei tempi ordinari e in quelli straordinari, chi deve fare e che cosa nel governo della cosa pubblica e nel sostegno di quella privata.

  • Per riferimenti al Titolo V e alla riforma costituzionale del 2001 fare un clic su questi due link
  • www.ilpost.it/2014/01/19/titolo-quinto/
  • http://www.parlamento.it/parlam/leggi/01003lc.htm
15/11/2020/da redazione
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2020-11-15 01:34:222020-11-15 01:34:23Titolo V: avviso dalla pandemia

Sfoglia gli archivi

Italia: politica, economia, società

  • Leggi elettorali pro partiti
  • Cresce poco il Pil…
  • Il voto dei giovani
  • Il dossier Pnrr
  • Tutto il male del mondo
Leggi Tutto

Sindacato Italiano

  • Accordo unitario…in pejus
  • Fine dei contratti pirata?
  • Bruno Buozzi padre dell’unità sindacale
  • Lavoro in «paraschiavitù»
  • Tanti al “concertone” e poi…

Territorio e Politiche locali

  • La periferia al centro
  • Piemonte a rischio retrocessione
  • Un piano per il lavoro
  • Virtù private e peccati pubblici
  • Il lavoro a tempo del covid

Globalmondo

  • Leone XIV, Platone, Asimov…
  • Trade Unions for peace
  • Rimosse le parole S e G
  • La Siemens di Erlangen
  • Perché i fischi alla IA?
  • L’indignazione morale dei giovani
  • Stop al Trattato Ue-Israele
  • Disordine mondiale
  • Quel colono in copertina…
  • Mercato CO2 e ETS

Europa: politica, economia, società

  • Perché la Spagna ci supera?
  • Aumenta il salario minimo in Germania
  • Svolta in Polonia
  • La giusta idea di Europa
  • Svolta Eu pro riders
  • Conferenza europea
  • Il sistema sanitario tedesco
  • La lettera europa
  • Cosa fanno altri paesi
  • La Stella (ntis) brilla per chi?

Crisi: analisi, proposte

  • KEYNES DALL’ALDILA’ – M.Deaglio – colloquio immaginario con il grande economista –
  • SOGNARE L’UTOPIA – F.Pellis – alternativa e progressisti –
  • LE CAPITAL AU XXI SIECLE – T.Piketty – tassare la ricchezza –
  • COME USCIRE DALLA STAGNAZIONE – M.Colitti e V.Comito – la lunga crisi –
  • RITORNO A LEHMAN BROTHERS -V.Zucconi – l’inizio della crisi finanziaria –
  • ECONOMIA IN CADUTA LIBERA -J.Stiglitz – recensione
  • PAROLE E FATTI DELLA FED – M.De Cecco – A&F
  • IN FRANCIA IL BONUS-MALUS PER I CONSUMI ENERGETICI – V.Buscaglione
  • FUMUS PRODUCTIVITATIS E CLUP- competitività e produttività –
  • LE BANCHE NON VOGLIONO IMPARARE – M.Onado – finanza e businnes

Follow us on Facebook

Sindacalmente

Per contatti scrivere a: tferigo@gmail.com serafino@etabeta.it

Policy Privacy

Informativa estesa
Collegamento a: Investimenti pubblici in Italia Collegamento a: Investimenti pubblici in Italia Investimenti pubblici in Italia Collegamento a: Il lavoro è un problema politico Collegamento a: Il lavoro è un problema politico Il lavoro è un problema politico
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Questo sito non utilizza cookie di profilazione. Utilizza invece cookie tecnici e di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e del rilevamento delle statistiche di accesso. Premendo "Approva" o proseguendo con la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di più Leggi anche la nostra informativa sulla privacy.

Approva

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate sia in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o quanto sono efficaci le nostre campagne di marketing, o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e l'applicazione per voi al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che tracciamo la tua visita al nostro sito puoi disabilitare il tracciamento nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Altri cookies

Sono necessari anche i seguenti cookie - Puoi scegliere se permetterli:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Privacy Policy