Bianca Guidetti Serra

A Torino, il Comitato promotore ha inviato nei giorni scorsi l’invito per il convegno internazionale su L’impegno civile di Bianca Guidetti Serra, nella scadenza del centenario della sua nascita. Si svolgerà in cinque sezioni, per tre giorni, da giovedì 11 marzo a sabato 13. In allegato l’intenso programma con i numerosi relatori (vedi allegato).

Il convegno verrà trasmesso online, in diretta sul canale YouTube del Comitato Nazionale. Visibile con questo link https://www.youtube.com/channel/UCaA8Ng1MvYbkga7s7jIbSMQ.

Con vivo stupore Tina Fronte (allora delegata sindacale FLM alla Fiat Mirafiori al tempo del processo delle schedature Fiat)  ha constatato – segnalandolo al comitato promotore e altri- che neppure per i temi in discussione nella quinta sezione “Il diritto alla privacy, dalle schedature illecite all’epoca del web” non erano indicati tra i relatori dei sindacalisti o delegati sindacali, che avevano vissuto quel  periodo e che cosa significò non solamente all’interno della Fiat Mirafiori. Nemmeno dirigenti attuali che ne narrassero le vicende ed il significato nelle lotte dei lavoratori.  Un periodo oscuro per la democrazia italiana nel quale Bianca la rossa – così è titolato il libro della sua autobiografia  scritta con Santina Mobiglia – ha profuso un impegno forte e determinato sia come avvocato sia come militante, a difesa del  movimento sindacale e operaio quando non direttamente delle singole persone. Questa grave lacuna è stata  prontamente segnalata agli organizzatori

Nella prefazione di Stefano Rodotà del libro “Le schedature Fiat” di Bianca Guidetti Serra si legge (…) Poco meno di un mese più tardi, a settembre 1971, il pretore a cui è stato affidato il nuovo procedimento, Raffaele Guariniello, accompagnato da alcuni pubblici ufficiali particolarmente fidati, si presenta nei locali della Fiat e sequestra uno straordinario materiale, tra cui 354.077 schede personali, che documenta una ventennale attività di informazione, con l’evidente scopo di valutare gli avvenimenti politici e ideologici (oltre che la vita privata) dei suoi interlocutori, prima di deliberarne l’assunzione o la successiva destinazione.(…)

In chiusura del libro “Le schedature Fiat”, è proprio Bianca Guidetti Serra a rimarcare all’inizio delle 21 pagine di Appendice di cosa si trattava: <Terminato questo lavoro nell’autunno del 1979, ho indugiato a renderlo pubblico. Mi chiedevo se avesse senso, spenta la non fragorosa eco del processo, rivangare fatti lontani: non più cronaca, non ancora storia. Certo «le schedature Fiat» rimanevano prova inconfutabile, raccolta in circostanze eccezionali, di azioni illecite commesse in danno di migliaia di lavoratori. Certo rappresentavano un aspetto tra i più significativi del conflitto di classe. Ma percepivo, a fronte dei problemi dell’attualità, un graduale disinteresse, quando ne parlavo. A partire da alcuni vecchi operai che, pur vittime della repressione in fabbrica negli «anni duri», vedevano ormai la loro vicenda sfocata dal tempo e l’ingiustizia subita, temperata dal compiacimento per alcuni risultati positivi conquistati negli anni ‘70. Ai protagonisti del ’68-’69, ancora affascinati dalla loro esperienza e che pure avevano seguito le fasi del processo, mi pareva sfuggissero le connessioni del passato con il presente. I più giovani, poi, nulla chiedevano perché nulla sapevano. Eppure non erano passati tanti anni. Questa ignoranza, ho concluso, è una buona ragione per ricordare, informare e sollecitare i ricordi. Ma non solo.(…)>

Una questione dunque che travalica il perimetro definito dal titolo della Quinta Sezione “Il diritto alla privacy dalle schedature illecite all’epoca del web”. Far mancare la presenza sindacale di chi è stato protagonista di quel durissimo conflitto di classe – o di chi ne può ricordare l’impatto nelle organizzazioni sindacali e dentro le fabbriche – è ben più di una dimenticanza, rischia anzi di “tagliare” una parte della stessa biografia di una donna coraggiosa sempre dalla parte dei deboli! E ancora di più lo si comprende  leggendo la dedica e l’incipit della premessa. .

<<Dedicato a Giovanni PautassoSi chiamava Pautasso, un bravo verniciatore, commissario sindacale di reparto. Licenziato dalla Fiat non riuscì più a trovare lavoro. Un mattino si presentò alla Camera del Lavoro distrutto, aveva passato la notte a smontare le attrezzature di un circo ed aveva ricevuto come paga 500 lire. Due ore dopo, sopraffatto dalla disperazione, si buttò nelle acque del Po. (da un’intervista di Emilio Pugno del 29 ottobre 1971)>>

<<La premessa – Fine autunno ‘71: a Torino si diffonde la notizia che alcuni dirigenti della Fiat sono indiziati di reato. Le accuse: avere corrotto numerosi pubblici ufficiali, soprattutto poliziotti e carabinieri, e averli indotti a violare i doveri d’ufficio, fornendo indebite informazioni sulla vita privata e sulle idee, specie politiche, di centinaia di migliaia di cittadini. Si viene a sapere che nel corso di una perquisizione presso l’azienda è stato trovato un vero e proprio schedario. Per più di vent’anni tale schedario (la cui esistenza peraltro è sempre stata negata dalla Fiat) è stato strumento di una gestione autoritaria i cui effetti si sono estesi ben oltre le mura della fabbrica. Viene indetta una grande manifestazione col motto: «La città deve sapere ». Infatti l’inchiesta, pur aperta da diversi mesi, è stata nascosta da una vera e propria congiura del silenzio. Seguono l’istruttoria e il dibattimento a carico di oltre 50 persone. Quasi tutte condannate dal Tribunale di Napoli; quasi tutte prosciolte per prescrizione dalla Corte d’appello. I reati più lievi fin dall’inizio erano stati cancellati da amnistia. Nessun imputato, quindi, è stato seriamente danneggiato dal processo; tutti hanno conservato i loro posti. Solo alcuni pubblici ufficiali sono stati trasferiti in altre sedi, ma a funzioni equivalenti a quelle che già ricoprivano. Non credo ci sia da rammaricarsi molto per la mancata condanna. Siamo in molti a dubitare dell’efficacia emendatrice della pena, specie in casi del genere. Importa, invece, che il processo come momento di verità ci sia stato. Il mio lavoro è una semplice cronaca, nulla di più, completata con atti e documenti. Ho voluto pubblicarli prima che vengano sepolti negli scaffali dell’Archivio di stato. (…)  

1. « LA CITTÀ DEVE SAPERE »    Pag- 15 -18 (…) Non accade spesso di vedere riunite, in un’unica manifestazione, le più diverse organizzazioni politiche e sindacali della nostra città. Ma il pomeriggio del 13 novembre 1971, al teatro Alfieri, ci sono tutti. L’unità è stata raggiunta con un accordo laborioso. Promotori della manifestazione sono i sindacati con un loro manifesto. Le altre forze hanno aderito sottoscrivendo il manifesto ma riservandosi libertà di propaganda. Dal palcoscenico, luogo per me insolito, guardo la platea e la galleria che, assai prima dell’ora fissata, traboccano di pubblico. Sono occupati non solo i posti a sedere, ma tutti gli spazi liberi: i corridoi d’accesso, quelli fra le poltrone fin sotto la ribalta, l’atrio, le scale. Dalla piazza antistante giunge il vociare di coloro che non sono riusciti a entrare. Alle nostre spalle, su un drappo rosso, campeggia la scritta: « La città deve sapere ».

Non sono neppure abituata a «presiedere» riunioni così numerose, ma questa volta è così. Comincio leggendo le adesioni: Pei, Psi, Psiup, Associazione giuristi democratici, Circolo della Resistenza, Associazione licenziati per rappresaglia, Adi, Presenza liberale, Mpl, Forze nuove, Federazione giovanile comunista, Soccorso rosso, Centro di documentazione, Lotta continua, Collettivo Lenin, Sinistra studentesca. Numerosi i consigli di fabbrica, le personalità, i parlamentari. Qualcuno che mi siede accanto commenta stupito: «Ci sono proprio tutti! » Iniziano gli interventi, che sono stati preventivamente concordati nella loro successione e nei limiti di tempo. Emilio Pugno, segretario della Camera del lavoro, Giovanni Armenia, operaio licenziato dalla Fiat Spa, Giuseppe Maccaluso, operaio della Fiat A.L., Ugo Spagnoli, avvocato e deputato, Ferruccio Ferrari, segretario della Uil (…) per proseguire aprire l’allegato

E’ importante ricordare, a distanza di anni, quanto ha scritto GianGiacomo Migone recensendolo sul primo numero de L’Indice dell’ottobre 1984, che potete leggere a questo link https://elearning.unito.it/scienzeumanistiche/pluginfile.php/15012/mod_resource/content/2/schedature%20Fiat.docx

Qui potrete trovare il testo integrale in pdf di quel libro https://ungranellodisabbia.wordpress.com/i-libri/le-schedature-fiat/

Gli organizzatori dell’iniziativa internazionale per ricordare Bianca Guidetti Serra sono ancora in tempo a rimediare: a Torino ci sono ancora testimoni che hanno vissuto le conseguenze di quelle schedature e anche chi si ricorda di qualche “Pautasso”.

Nella la quinta e ultima sessione del Seminario internazionale – Sabato 13 marzo – al termine degli interventi dei realtori in programma è stata ascoltata la testimonianza di di Franco Aloia, che al tempo del processo per le schedature Fiat era per la Fim-Cisl il responsabile Fiat e prese parola nella grande manifestazione unitaria del 1971 “La città deve sapere” al teatro Alfieri. Un rimedio in extremis….sui titoli di coda, che non consente di mutare lo stupore manifestato in apertura di questo articolo sull’impostazione e sulla mancanza di un sindacalista del tempo (di fabbrica o segretario) tra i relatori della quinta sessione.

Per ascoltare l’intervento di Aloia https://youtu.be/wBVtFAiNG7g?t=8859

Per ascoltare l’intera quinta sessione https://youtu.be/wBVtFAiNG7g

Per ascoltare le cinque sessioni del Seminario internazionale su L’impegno civile di Bianca Guidetti Serra https://www.youtube.com/channel/UCaA8Ng1MvYbkga7s7jIbSMQ

Sul sito Italia Libera, giornale d’informazione promosso da giornalisti in pensione, tra i i quali Igor Stagianò, Augusto Fierro pubblica il 29 marzo l’ articolo Bianca la rossa e l’ossimoro dell’avvocato: «l’imparziale parzialità» https://italialibera.online/bianca-la-rossa-e-lossimoro-dellavvocato-limparziale-parzialita/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=gli-ultimi-articoli-di-italia-libera

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