Continuano le uccisioni di sindacalisti in Colombia. Nel solo mese di gennaio,  due sindacalisti sono stati assassinati dagli squadroni della morte,  organizzazioni paramilitari delegate dai ceti dominanti ad eliminare i leader del nuovo movimento sindacale, nato dopo decenni di dittature militari. La denuncia viene da organizzazioni sindacali transatlantiche che raggruppano i sindacati degli Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Scozia e Irlanda le quali hanno inviato una forte protesta al presidente della Colombia.

I sindacalisti erano il leader dei sindacati dei petrolieri e quello dei lavoratori agricoli.

 Il primo, è stato assassinato il 17 gennaio insieme alla moglie; il secondo, dirigente del sindacato agricolo,  è scomparso il 9 ed è stato ritrovato cadavere in questi giorni.

Il nuovo sindacato internazionale, che rappresenta oltre 3 milioni di lavoratori iscritti, aveva offerto il suo appoggio ai leader colombiani nell’intento di sostenerli nella loro lotta nei confronti delle forze conservatrici, forze che non esitano – come si è visto – a colpire ed assassinare senza pietà quanti rappresentano le ragioni dei più deboli.

La più completa impunità dei responsabili di questi misfatti alimenta questi sanguinosi misfatti:  nel solo 2011, ben 25 dirigenti sindacali sono stati uccisi!

Continua a esser terra difficile per la democrazia, l’America Latina e il Caribe.

Nonostante gli ultimi anni di libertà democratiche, la lotta di classe padronale non esita ad adottare sistemi non dissimili dai passati decenni, quando nel continente dominavano le più feroci dittature fasciste e l’assassinio e la sparizione di militanti politici e sindacale, studenti, o di semplici oppositori, erano decine di migliaia.

Abbandonato il metodico sistema dei colpi militari, oggi si ricorre all’intimidazione attraverso la terroristica e sistematica eliminazione fisica dei dirigenti sindacali: eliminazioni selettive e mirate nei confronti dei dirigenti sindacali più attivi e battaglieri.

L’obiettivo è comprimere i diritti democratici, faticosamente conquistati in decenni di lotta e resistenza, frutto dell’infaticabile lavoro di questi dirigenti che hanno organizzato e fatto crescere movimenti di resistenza e riscatto  sindacale straordinari da parte dei lavoratori.

Ancora una volta, gli esecutori materiali usati per raggiungere questo obiettivo sono i paramilitari al servizio dei poteri forti colombiani.

Le organizzazioni sindacali sono le sole capaci di cambiare le condizioni di lavoro e di sfruttamento in America Latina, una terra che copre il 15% della terra abitata, con un 9% di popolazione, dalle massime iniquità sociali, dove 53 milioni di esseri umani soffrono la fame e 190 milioni vivono nella povertà!

Terra di ricche risorse, da secoli rapinata, dove l’ecosistema è in pericolo per la deforestazione, la contaminazione e l’estrazione di risorse minerarie, il cui valore supera di molto la modesta redistribuzione dei consumi di base a favore della popolazione.

Un futuro, quindi, denso di incertezze  e gravido di timori.

         

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