Green pass a scuola. Sindacato in contraddizione: con la legge meno scelta e tuteleFrancesco Riccardi su L’Avvenire, sabato 7 Agosto, scrive un editoriale sulle reazioni negative dei sindacati Cgil, Cisl e Uil al decreto per il Green pass per la scuola e che il Governo pensa di poter estendere per i luoghi di lavoro. Alessandro Zuccuri, sempre su L’Avvenire del 9 Agosto, insiste su “Il gran danno da evitare. Tornare in aula è una priorità assoluta”, che potete leggere con questo link https://www.avvenire.it/opinioni/Pagine/tornare-in-aula-e-priorita-assoluta

Condividiamo le ragioni e le motivazioni esposte in questi due articoli e non già con quanto hanno recentemente dichiarato sull’obbligo del green pass, senza sanzioni, per la scuola e sui luoghi di lavoro, i tre segretari generali confederali: Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pier Paolo Bombardieri (vedi allegati). Si ripete il comportamento conservatore e corporativo dei sindacati già svolto con la contrarietà ai turni nelle scuole per consentire il distanziamento con classi ridotte? Marco Bentivogli indirizza a Landini una lettera  aperta, su La Repubblica che titola “Estremisti, ma per prudenza” (v.allegato) con la quale contesta con fermezza il segretario generale della Cgil con argomenti che ben condividiamo, ma – a nostro avviso –  commette un errore non indirizzando tale lettera anche a Luigi Sbarra e Pier Paolo Bombardieri. Non sfugge il fatto che Maurizio Landini sia molto attivo per “dettare la linea” il che fa intuire che si sia incrinata l’unità con Cisl e Uil dopo la vicenda sblocco dello stop ai licenziamenti di inizioestate (decreto governativo). non esista più una occupi. Ma di ciò ancora poco si riflette. Landini ritorna in primo piano con la lettera aperta inviata, il 13 agosto, a La Repubblica (v. allegato) per puntualizzare la linea Cgil in tema di No vax, Green Pass, sicurezza lavoro e altro.

Questo il testo di Francesco Riccardi. Per le organizzazioni sindacali anche solo sentire evocare la sospensione dal lavoro e dallo stipendio provoca una forte reazione. Naturale e doveroso che il sindacato si preoccupi della tutela dei suoi rappresentati e della loro condizione materiale. Più difficile, invece, è cogliere la logica che sta dietro alle ultime prese di posizione di Cgil, Cisl e Uil riguardo al Green pass a scuola e – in un possibile futuro prossimo – anche per il resto dei lavoratori a contatto con il pubblico o che non possono operare da remoto. Sintetizzando, infatti, i sindacati criticano l’introduzione del Certificato verde per i docenti anzitutto per non averlo concordato fra le parti (e questo è comprensibile) e poi soprattutto per la sanzione prevista per chi ne sarà sprovvisto: appunto la sospensione dal lavoro e dallo stipendio.

Allo stesso tempo, consapevoli dell’efficacia delle immunizzazioni, i leader confederali si sono detti favorevoli all’introduzione dell’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori, in forza però di un decreto legge che vorrebbero fosse emanato dal governo. Ritenendo così di meglio proteggere i dipendenti. In realtà è esattamente l’opposto.

Anzitutto perché – se di obbligo di legge si trattasse – la sanzione per i lavoratori che non vi si adeguino sarebbe ancora più dura, come dimostra il caso del personale sanitario già oggi soggetto ad obbligo e sospeso o licenziato in caso di inadempienza. E in secondo luogo perché facendo pressione per un obbligo di legge non tutelano quei (pochi) lavoratori che sulla base di loro convinzioni non intendono vaccinarsi. Scelta a nostro parere sbagliata, ma legittima in assenza di un provvedimento legislativo.

Come abbiamo già scritto in un editoriale, invece, il Green pass in questo senso è un giusto compromesso fra diritti diversi all’insegna della responsabilità. E tutela meglio i docenti perché anzitutto protegge i colleghi e gli studenti obbligando il personale ad essere o vaccinato o guarito o ad avere un tampone negativo, ma nel contempo lascia la libertà a chi non volesse vaccinarsi di non farlo e di continuare a lavorare, semplicemente sottoponendosi a un tampone ogni 2/3 giorni per dimostrare di non essere infettivo. Con un costo mensile intorno ai 200 euro, più o meno ciò che spende in sigarette in media un fumatore.

Certo è un prezzo da pagare, ma la libertà non è mai gratuita, comporta sempre dei sacrifici. Se, invece, venisse scelta la via dell’obbligo vaccinale per legge, i lavoratori non avrebbero più né libertà di non vaccinarsi, né alternative né tutele dalla sospensione o dal licenziamento per inadempienza delle norme. Dunque, risulta del tutto incomprensibile e controproducente per i lavoratori la logica che muove oggi il sindacato. Inspiegabile, se non perché di fronte a un obbligo di legge Cgil, Cisl e Uil potrebbero alzare le mani e giustificarsi: “Non dipende da noi, non possiamo farci nulla…”. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/covid-sindacato-green-pass-analisi

Alleghiamo un articolo di Portside, un sito della sinistra americana, che ha promosso una ricerca sul Covid. Per leggere l’originale con la possibilità di attivare i numerosi link (nel testo allegato indicati in azzurro grassetto ma non attivi) utilizzate questo indirizzo https://portside.org/2021-08-06/breakthrough-cases-arent-causing-covid-surge Per la traduzione automatica aprire Sindacalmente con Google.

Per più informazione aprire gli allegati

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