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Sindacato 4.0

Sindacato 4.0. Stiamo vivendo una difficile  transizione tra la terza e la quarta rivoluzione industriale detta anche industria 4.0 o siamo di fronte ad un normale processo di adattamento tecnologico? Cosa significa questo per il sindacato? Qual’ è il suo futuro in un’epoca in cui l’innovazione tecnologica è dappertutto ed è sempre più spinta? PierLuigi Ossola conclude con questa puntata l’esperienza di Rumine (12 articoli) con una riflessione finale ponendo domande sulle quali riflettere.

Così inizia la dodicesima puntata. < Stiamo vivendo una difficile  transizione tra la terza e la quarta rivoluzione industriale detta anche industria 4.0 o siamo di fronte ad un normale processo di adattamento tecnologico?

Una ricerca svolta nel 2018 tra i dirigenti e delegati sindacali della  Filctem CGIL evidenzia che ben l’81,5% degli intervistati è fermamente o moderatamente convinto che siano in corso cambiamenti radicali. Ad essere maggiormente convinti della natura rivoluzionaria dei processi in corso sono i dirigenti  sindacali  rispetto ai delegati aziendali. Dal punto di vista territoriale il sud rappresenta l’area più scettica verso una prospettiva pienamente rivoluzionaria. La spiegazione si può trovare nel fatto che gli effetti della rivoluzione industriale 4.0 si  stanno manifestando con tempi e modalità diversi in ciascun settore produttivo e servizio, nella pubblica amministrazione,  nei vari Paesi e contesti territoriali.

Poichè ci siamo dentro talvolta facciamo fatica a comprenderne la portata, proprio come le famose rane nella pentola con l’acqua che si sta progressivamente scaldando. In molti luoghi di lavoro gli effetti della quarta  rivoluzione industriale si confondono con quelli della robotizzazione che ha caratterizzato la precedente rivoluzione industriale,  mentre in documenti e convegni, da cui traggono maggiormente le loro informazioni i dirigenti sindacali, il tema della rivoluzione industriale in atto è in evidenza  da alcuni anni. I documenti congressuali e degli uffici studi di CGIL, CISL e UIL non manifestano infatti alcun dubbio sul fatto che è iniziata la  rivoluzione industriale 4.0.

Questa consapevolezza rispetto alla natura dei cambiamenti in corso si sta  traducendo  in nuove strategie dell’azione sindacale?

(…) Per comprendere la portata della rivoluzione in atto bisogna considerare che le  fonti energetiche e le macchine  che hanno caratterizzato le prime tre rivoluzioni industriali hanno consentito la parziale sostituzione ed il superamento dei limiti della  potenza muscolare umana e animale,  mentre il balzo connesso con la rivoluzione industriale 4.0 riguarda tecnologie che consentono la parziale sostituzione ed il superamento dei limiti della mente umana, cioè delle capacità cognitive della nostra specie. 

Le quattro rivoluzioni. In altre parole siamo a un tornante storico della civiltà e dei paradigmi su cui questa si è retta per  molti secoli. L’impatto di Industria 4.0 va già oggi ben oltre l’ambito del lavoro tradizionalmente inteso poichè porta con sè le potenzialità per realizzare una compenetrazione mai vista prima tra tempo di lavoro e tempo di vita, tra sfera pubblica e sfera privata di ciascuna persona. Sul piano del lavoro il balzo avvenuto durante le prime tre rivoluzioni industriali ha riguardato un consistente aumento della produttività del lavoro umano, la sua parcellizzazione e la creazione della grande industria. Sul piano sociale ha portato allo spopolamento delle campagne ed alla creazione di grandi agglomerati urbani

Ossola prosegue (nelle 8 cartelle) nell’analisi suddividendola in più capitoli ponendo alcune domande, come queste:
  • E’ un’ipotesi campata in aria pensare che nel corso della rivoluzione industriale 4.0 profonde trasformazioni sia nel sindacato che nella cooperazione possano rendere nuove sinergie tra sindacato e cooperazione un elemento fondamentale di protagonismo e di difesa dei lavoratori e di quella crescente massa di cittadini che rischia di subire condizioni di precarietà e di emarginazione? 
  • Perchè assistiamo ad un divorzio tra cooperazione e sindacato?
  • La formazione è la priorità su cui convergono “senza se e senza ma” tutte le organizzazioni sindacali sottolineando  la necessità di ripensare nei suoi  fondamenti, programmi e metodologie, l’intero sistema formativo e di concordare con il padronato spazi reali nell’organizzazione del lavoro per la formazione continua dei lavoratori nell’interesse stesso delle imprese, poiché l’apporto di professionalità e di competenze adeguate e costantemente aggiornate è un  prerequisito fondamentale per il processo di innovazione.  Colpisce il fatto che alla priorità conclamata con forza del ripensamento e rilancio del sistema formativo nel suo complesso non corrisponda un’azione sindacale significativa su questo tema. È una valutazione  azzardata dovuta a mia disinformazione?
  • Bombardieri, segretario UIL appena rieletto, ha dichiarato nel suo discorso congressuale: “Settimana corta, reddito universale e una riforma fiscale progressiva. Dobbiamo muoverci in questa direzione per far fronte all’emergenza del caro vita. Le risorse ci sono: basta lottare contro l’evasione fiscale e tassare gli extra profitti, anche nel settore non energetico. Serve redistribuire la ricchezza prodotta durante la pandemia e la guerra, a vantaggio di chi ne ha pagato di più gli effetti” ed ancora “Vogliamo lavorare meno e lavorare tutti e tutte, a parità di salario con più certezze e stabilità. Perciò riaffermiamo la necessità di seguire il modello spagnolo di abolizione dei contratti a tempo determinato”.  Quanto di queste parole troverà spazio nei prossimi mesi nella contrattazione sindacale?
  • Bentivogli si spinge ad affermare che una sperimentazione praticabile può riguardare dei veri e propri contratti «ibridi», in cui una parte è fatta dalle regole che normalmente rientrano nella contrattazione collettiva del lavoro dipendente, e una parte «individuale» con normative e regole di riferimento per quello che riguarda attività, compiti, e risultati in cui il singolo lavoratore esercita la sua responsabilità personale. Bentivogli sostiene che se il sindacato non riesce a intervenire su questa parte individuale del rapporto di lavoro, non solo lascia soli coloro che rappresenta, ma chiude gli occhi e perde terreno di negoziazione su tutti i contenuti della prestazione lavorativa: orari, professionalità, salute e sicurezza. Esistono esempi di contratti ibridi da analizzare?

Ossola nella parte conclusiva si pone questo interrogativo: ho dimenticato qualche cosa di rilevante presente nei documenti sindacali?  

E’ certamente più che probabile e confido nelle integrazioni che potranno venire dai vostri interventi e dal lavoro successivo che mi auguro potrà seguire nell’ambito di Sindacalmente sul tema del sindacato e delle sue trasformazioni in corso.  Nei limiti della ricerca che ho compiuto mi ha colpito il fatto che  la documentazione che ho consultato, pur risalendo prevalentemente ad alcuni anni fa, affronta con preveggenza e lucidità problemi riguardanti la rivoluzione industriale 4.0 che vanno via via esplicitandosi nella loro rilevanza ed attualità. Mi hanno ad esempio colpito la  chiarezza del documento “Progetto lavoro 4.0” elaborato per la conferenza di programma del gennaio 2018 della CGIL e la piena consapevolezza, in  tutti i documenti che ho consultato, del carattere dirompente che sempre più andrà assumendo la quarta rivoluzione industriale.

Sin qui le cose scritte in libri, documenti, interventi  e mozioni congressuali, ma la realtà dell’impegno sindacale vi corrisponde?

  • Io, in questi anni  non ho visto  un protagonismo sindacale sui temi citati come fondamentali, urgenti e prioritari in congressi e documenti sindacali. E’ un fatto reale o è soltanto miopia da parte mia o  deficit di comunicazione da parte del sindacato?
  • Se si tratta, come a me sembra, di sostanziale differenza tra il dire ed il fare, a cosa è dovuta? Inadeguatezza della struttura sindacale? Insufficienti competenze di dirigenti e quadri sindacali? Incalzare di fatti contingenti che hanno monopolizzato l’azione concreta del sindacato? Altro?

Con questo rùmine si conclude l’esperimento iniziato dodici mesi fa. E’ quindi tempo di valutazioni. Da parte mia mi limito a constatare che l’attività di rùminare insieme non ha avuto il successo sperato. Ci ho pensato e mi sembra ci possano essere essenzialmente tre motivazioni (…)

Ciascuno di voi potrà, se lo desidera, valutare quale mix di queste tre motivazioni  rappresenta meglio il suo sentire e se ce sono altre che a me sfuggono. Se vorrete condividere le vostre idee in proposito sarà certamente utile per le iniziative future. Per quanto mi riguarda  proporvi queste dodici puntate è stata una bella esperienza ed un importante stimolo per documentarmi/riflettere/apprendere su temi che mi interessano molto per cui ringrazio ancora una volta Sindacalmente per l’opportunità che mi ha offerto (…). In allegato il testo completo.

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