Sei pilastri per l’economia e l’occupazione. Misurarsi con il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Così inizia l’articolo di Guido Viale e prosegue:” Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l'Europa, ma la finanza internazionale che decide per entrambi…”. Suggerisce di spostare il confronto su un piano diverso, quello dei rapporti che rendono indissolubile il nesso tra ambiente ed equità sociale. Propone sei pilastri sui quali costruire una piattaforma per la riconversione ecologica dell’economia e della qualità ed utilità dell’occupazione. Il "soggetto politico" che deve sostenere questa nuova spinta non può che essere il,vasto e variegato movimento che si è creato nella primavera 2011 a sostegno dei referendum per la difesa dei “beni comuni” che si è ritrovato pochi giorni fa a Napoli definendo un proprio Manifesto. Questi i pilastri secondo Guido Viale, sono tematiche sulle quali le Confederazioni Sindacali e le forze di sinistra non si sono misurate fino ad oggi con determinazione e continuità:

1. La conversione ecologica è un processo di riterritorializzazione, cioè di riavvicinamento fisico ("km0") e organizzativo (riduzione dell'intermediazione affidata solo al mercato) tra produzione e consumo: processo graduale, a macchia di leopardo e, ovviamente, mai integrale.

2. Per operare in questa direzione è essenziale che i governi del territorio possano disporre di "bracci operativi" con cui promuovere i propri obiettivi. Questi "bracci operativi" sono i servizi pubblici, restituiti, come disposto dal referendum del 12 giugno, a un controllo congiunto degli enti locali e della cittadinanza, cioè sottratti al diktat della privatizzazione.

3. Il terzo pilastro è l'arresto del consumo di suolo: le nostre città e tutti i centri abitati, di qualsiasi dimensione, sono già sufficientemente costruiti per soddisfare con le strutture esistenti o con il recupero dei suoli occupati da strutture inutilizzabili, tutte le esigenze di abitazioni, di attività produttive e commerciali, di socialità e di promozione della cultura e del benessere di cui una comunità ha bisogno.

4. Il suolo urbano libero da costruzioni e quello periurbano possono essere valorizzati da un grande progetto di integrazione tra città e campagna, tra agricoltura e agglomerati residenziali.

5. La mobilità sostenibile (attraverso l'integrazione intermodale tra trasporto di linea e mobilità flessibile: car-pooling, car-sharing, trasporto a domanda e city-logistic per le merci) e la riconversione energetica (attraverso la diffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e la promozione dell'efficienza nelle abitazioni, nelle imprese e nei servizi) costituiscono gli ambiti fondamentali per sostenere le imprese e l'occupazione in molte delle fabbriche oggi condannate alla chiusura

6. La conversione ecologica è innanzitutto una rivoluzione culturale che ha bisogno di processi di elaborazione pubblici e condivisi e di sedi dove svilupparli. La cultura non può essere solo un passaporto per l'accesso al lavoro o uno sfogo dopolavoristico.

Alleghiamo alcuni documenti

Allegato:
i_sei_pilastri_della_conversione_viale.doc
il_manifesto_di_napoli_4-2-12.doc
torniamo_alla_programmazione_donnini.doc
sinistri_liberismi_prospero.pdf
lalternativa_bene-comunista_a_napoli.doc
cosa_chiediamo_a_monti__2.pdf

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