Il CEPI , Centro francese di ricerca di Politica Internazionale, ha dedicato la sua pubblicazione  di Aprile alla Cina. Il titolo è di per sé significativo: “ Cina: la fine di un modello di crescita fondato sull’export ? “. Esaminando i dati piu’ recenti dell’economia cinese il gruppo di ricercatori che ha curato il rapporto ritengono che la risposta all’interrogativo sia più si che no. I primi tre mesi dell’anno hanno visto una costante crescita delle importazioni ( + 47%) che hanno largamente superato quella delle esportazioni (+27%). Il risultato è la diminuzione dell’eccedente commerciale in caduta libera ( -87% ) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Diverse sono le ragioni. La Cina deve innanzitutto fare i conti con l’aumento dei prezzi delle materie prime di cui è dipendente. La sua politica in Africa è in gran parte orientata da questo fattore:procurarsi al più basso costo minerali,prodotti energetici, etc… Inoltre, a livello più strutturale, si sentono le conseguenze dovute ad un cambio di modello di crescita decisa in modo quasi repentino dal gruppo dirigente: da uno sviluppo basato essenzialmente sull’export ad una economia in cui la domanda interna gioca un ruolo più forte, quasi essenziale nelle intenzioni dichiarate.

In effetti il modello economico tutto export presenta diversi punti deboli. I prodotti ad alto contenuto tecnologico restano in mano delle imprese straniere. La Cina esporta prevalentemente prodotti di massa standardizzati dove il basso costo del lavoro e la produttività elevata permettono abbassamenti dei prezzi. Ma , nello stesso tempo , aumenta il costo delle importazioni, dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti a media e alta tecnologia che sono importati, assemblati in Cina e poi riesportati. I termini di scambio tendono pertanto a degradare.

Per questo il gruppo dirigente ha deciso di dare più spazio alla domanda interna attraverso un piano di rilancio importante per rispondere alla crisi basato essenzialmente su grandi interventi infrastrutturali. Il programma prevede inoltre una politica di“ estensione del sistema di protezione sociale alle zone rurali dove vive il 55% della popolazione”. Rientra in questo quadro anche la politica di aumenti salariali e i cambiamenti al codice del lavoro. L’obiettivo non è solo un aumento dei consumi interni ma anche il timore dell’estensione di conflitti sociali e l’aumento dei migranti interni alla ricerca d’occupazione.

Il cambio nel modello di crescita avrà conseguenze anche sul piano politico ? Prenderemo in esame prossimamente l’opinione di esperti. Certo quanto sta avvenendo in Cina avrà conseguenze di diverso segno nel vecchio continente e in Italia. Si veda a questo proposito l’interessante servizio pubblicato sull’inserto economico di Repubblica di lunedì. In una battuta Del Vecchio ( produzione occhiali ) torna a casa ?
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