Nella nostra gioventù, mi riferisco agli anni settanta-ottanta, quando arrivavano crisi finanziarie si distribuivano le colpe agli “gnomi di Zurigo”, la speculazione ed al FMI che imponeva drastiche misure per il rientro dai debiti. Molti di noi hanno ancora vivo nella memoria l’autunno del ‘76 quando il fondo monetario internazionale per la concessione di prestiti intimò severe misure, tra le quali l’abolizione delle festività.

La situazione odierna presenta aspetti diversi, ma problemi di fondo simili. Non è più possibile seguire politiche nazionali di svalutazione, strumento usato ed abusato dall’Italia per tanti anni e più volte durante l’anno, dal momento che nessuno può pensare realisticamente ad uscire dall’euro e ritornare alla lira per le conseguenze devastanti, dichiarazione di default, debiti in euro, inflazione altissima, svalutazione della lira, in parole semplici un processo ingestibile al di là di tutto.

A questo punto si è obbligati a tenere i conti in ordine, sotto controllo da un lato e dall’altro a favorire una politica di sviluppo, altrimenti il rischio di dare vita ad una politica recessiva e deflattiva è reale, oltre a portarci a misure di crisi sociale, non ci consentirebbe di soddisfare il pagamento degli oneri del debito se non a prezzo di sacrifici sociali insostenibili.

L’unica strada percorribile per evitare che il nostro paese vada sotto attacco degli speculatori è mantenere i conti in ordine e riavviare la crescita attraverso recuperi di produttività e competitività. La discussione, anche lacerante, deve focalizzarsi sul come mantenerli,  a quali soggetti sociali richiedere il contributo e quali vie percorrere per riavviare lo sviluppo.

Esistono opzioni diverse, ed anch’io penso che un seminario su questi temi sia quanto mai opportuno, ed a questo proposito, dibattere le proposte CISL e quanto è uscito dal congresso CGIL. In questo scenario, anche se le agenzie di rating hanno le loro responsabilità in quanto determinano il mercato attraverso un’azione sui costi del debito, è anche illusorio pensare che i mercati non abbiano i loro sensori e se avvertono che il paese non cresce, non finanziano più il debito pubblico, che per essere collocato deve essere sempre più remunerativo negli interessi e per tanto più oneroso per il Paese.

E’ il costo complessivo del debito e del deficit di bilancio unito all’incapacità del paese di sostenerlo che porta quest’ultimo al default. Dalla tabella allegata si evince come la Grecia per prima, ma anche il nostro Paese non sia in condizioni tali da escludere rischi e come una nostra eventuale crisi avrebbe delle conseguenze sulla Francia.

Ed ecco perché la discussione non deve tendere al puro mantenimento dell’attuale situazione nel tempo, ma a quali strategie mettere in campo per azzerare il deficit e ridurre il debito. Occorre focalizzarsi sull’economia reale.

Il resto, agenzie di rating, la speculazione che attraverso i CDS (Credit Default Swap) scommette sul deterioramento dei conti pubblici sono fattori importantissimi che interagiscono, ma che alla lunga sono i processi reali che determinano il corso degli eventi. Ad esempio, sempre per parlare di processi reali, la Germania non può chiedere a tutti di rimanere nell’euro con i sacrifici conseguenti e contestualmente avere ogni hanno consistenti surpluss nella bilancia commerciale, perché la stabilità dell’euro è un problema  di tutti.   

AD INTEGRAZIONE

 

1.      Nel corso degli ultimi mesi stiamo assistendo ad una nuova ondata della crisi finanziaria che ci tormenta da ormai quasi 3 anni. Questa volta però ad essere oggetto di preoccupazione non è stata la solvibilità degli istituti finanziari bensì quella dei paesi nazionali, in particolare alcuni paesi del Sud Europa (Grecia, Spagna e Portogallo).

 

2.      Al fine di capire le ragioni di questa nuova crisi si devono distinguere due elementi importanti. Da un lato la solvibilità reale dei paesi nazionali, vale a dire il reale rischio che un paese non sia in grado di ripagare il suo debito e dall’altro i movimenti e le posizioni che il mercato finanziario assume sulla base delle stesse considerazioni. Nonostante sia evidente che solvibilità reale dei paesi nazionali e posizioni assunte dai mercati finanziari siano estremamente interconnesse tra di loro questa distinzione è tuttavia significativa perche’ il mercato finanziario proietta nel futuro (in termini di prezzi e valori) i destini degli strumenti finanziari sulla base di informazioni ed aspettative correnti. Queste “proiezioni” sono poi spesso oggetto di scommesse di carattere speculativo in prodotti derivati e quindi non necessariamente riflettono gli attuali valori degli strumenti finanziari negoziati.

 

3.      Considerato quanto detto è lecito domandarsi se gli intenti speculativi siano fini a se stessi (vale a dire al raggiungimento di un profitto in breve tempo) oppure se possano in qualche modo influenzare gli andamenti dei mercati ed i valori, questa volta reali, che nei medesimi vengono espressi.

 

4.      Purtroppo, ma è peraltro ovvio che sia così, la risposta è affermativa. Vediamo di capire come questo possa succedere. Il prodotto derivato che meglio si presta a questa analisi e che è stato il barometro della crisi che ha colpito la Grecia è il Credit Default Swap. Questo contratto copre il rischio di default della parte su cui è stato scritto ed impegna chi ha venduto il contratto a pagare una somma di denaro qualora si verifichi il default della controparte su cui è stato iscritto il contratto. In cambio chi acquista il prodotto deve corrispondere un premio alla parte che lo ha venduto. E’ naturale che il premio pagato rifletta quindi il valore che il mercato attribuisce alla rischiosità della controparte oggetto del contratto (dove ad un premio più alto corrisponde un rischio percepito maggiore).

 

5.      I CDS sono quotidianamente valutati e i movimenti nel valore del premio richiesto dal mercato riflettono la percezione sulla probabilità di default della controparte oggetto del contratto. Molti speculatori cominciano a scommettere sulla discesa del valore delle azioni e quindi procedono vendere (allo scoperto) i titoli obiettivo della speculazione creando un incremento del tutto virtuale nell’offerta di titoli contribuendo così a farne crollare il valore. Qualcosa di simile è successo con la Grecia. In una situazione di incertezza sul futuro alcuni speculatori hanno preso posizione vendendo allo scoperto CDS, determinando quindi un innalzamento del valore del premio che ha poi contribuito a determinare un aumento del rischio di default.

 

6.      E’ possibile che queste strategie di trading abbiano effetti concreti e reali (per esempio, causare il default della Grecia?). in principio, un innalzamento della percezione del rischio di credito determina maggior difficolta’ ad accedere al debito, in assenza del quale è possibile finire in default sulle obbligazioni correnti. Bisogna però dire che solitamente i “fondamentali” prevalgono nel lungo termine e le strategie speculative non si traducono poi in effetti concreti. E’ opportuno ricordare che queste strategie di investimento possono comunque essere determinanti nello scatenare effetti domino con conseguenze imprevedibili.

 

7.      Come disse John Maynard Keynes (1883-1946), “i mercati potranno essere sempre irrazionali più di quanto chiunque possa essere liquido” e quindi è importante dare a questi fenomeni speculativi la giusta attenzione.

 

Allegato:
Grafici.doc
Grafico Grecia.doc

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