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Riabilitato Lucano e il modello Riace

Gli scenari di guerra nel medio oriente, oltre a quelli dell’Ucraina, hanno fatto dimenticare rapidamente la notizia della Corte d’Appello di Reggio Calabria che l’11 ottobre, ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Locrì che aveva condannato ad oltre 13 anni Mimmo Lucano. L’ex sindaco di Riace, incarico svolto per 14 anni,  era povero prima e dopo quel ruolo pubblico svolto all’insegna della solidarietà. Nessun immobile, conto corrente a secco. Dopo la sentenza di Locrì era partita una colletta per aiutarlo, a dispetto di una condanna a oltre 1,5 milioni di euro, tra multe e risarcimenti.

A commento della sentenza liberatoria Lucano di sé dice: “Mi hanno reso importante, proprio io che dico tante cazzate, io che sono una testa di minchia. Ti dico una cosa che non devi fraintendere. Ricordi padre Puglisi, il prete santo? Quando a Palermo i mafiosi l’hanno ucciso, in realtà gli hanno dato la vita”. E adesso? “Hanno tentato di cancellare la storia di Riace. di farla scomparire dentro la sua geografia, in fondo alla montagna calabrese. L’avevo detto che sarebbe successo il contrario. Ora tutti capiscono che Riace non è mai stata così viva. E la Calabria offre all’Italia due modelli: la mia Riace e la loro Cutro”.

“La mia Riace o il loro decreto Cutro”  è la vera alternativa tra respingimenti e accoglienza-integrazione per dare un futuro ai migranti e alle crescenti aree in via d’abbandono da anni nel nostro paese, in particolare nelle interne appenniniche. Cento, mille modelli Riace possono diventare la risposta della solidarietà italiana in grado di contrastare, sul problema immigrazione,  il populismo della destra alimentato dalla paura dei flussi irregolari e da luoghi comuni. Il modello Riace, con i necessari adeguamenti, dovrebbe essere assunto dal movimento sindacale e dalle forze progressiste, anche di quei partiti che continuano a dissertare sul “campo largo”, come strada maestra di solidarietà che produce benefici al nostro paese e ai tanti “dannati della terra”.  

Secondo Legambiente, Oltre il 70% degli oltre 8mila comuni conta meno di 5mila abitanti. In gran parte di questi piccoli paesi (oltre 5.500) è in atto – da anni – un processo di abbandono, anche perché molti di questi piccoli comuni sono composti da più borghi anche molto distanziati tra loro. Sono state avviate iniziative (bandi) per frenare questo processo, molto diverse da quanto è stato sperimentato a Riace, come si può constatare con le notizie su questo link lotta contro lo spopolamento.

Immigrazione e accoglienza – L’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati nelle aree interne: una strategia per il rilancio del territorio. Nel 2019, Luca Pacini, Nicolò Marchesini e Monia Giovannetti, responsabili di Cittalia(Fondazione dell’ANCI), analizzarono il progetti del Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) al 2017.

Un clic + crtl qui https://www.secondowelfare.it/immigrazione-e-accoglienza/accoglienza-nelle-aree-interne-una-strategia-per-il-rilancio-del-territorio/

Quasi la metà dei progetti riguardavano territori classificabili come aree interne, cioè marginali rispetto ai centri produttivi e di servizi del Paese. La presenza di tali interventi potevano rappresentare un’opportunità di crescita e di sviluppo sia per il territorio sia per la popolazione residente. I decreti di Matteo Salvini ridimensionarono fortemente quel modello Sprar, destrutturando di fatto il circuito che la normativa indicava come principale e ordinario.

La riabilitazione di Mimmo Lucano e di quel “modello” Riace può avere un significato ancora più grande se ce ne serviremo per costruire una politica dell’accoglienza e dell’integrazione.

Nell’articolo “ C’è un giudice a Reggio Calabria” Livio Pepino inzia così << C’è un giudice a Reggio Calabria. La Corte d’appello reggina ha assolto Mimmo Lucano (e, con lui, i suoi collaboratori di Riace) da tutte le accuse contestate, salvo la (ritenuta) falsa attestazione di un controllo in realtà non intervenuto su alcune spese in vista della liquidazione del contributo prefettizio (rischio del mestiere per ogni sindaco e, comunque, peccato veniale sanzionato con una pena di un anno e sei mesi di reclusione coperta da sospensione condizionale e in attesa del definitivo giudizio della Cassazione). E lo ha fatto con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste. Detto in altri termini: la serie impressionante di delitti (associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa in danno dello Stato, peculato, falsità ideologica, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e chi più ne ha più ne metta) per i quali Lucano era stato condannato dal Tribunale di Locri a 13 anni e 2 mesi di reclusione (e i suoi coimputati a pene elevatissime) semplicemente non esiste. Si conclude così dopo cinque anni (salvo un probabile seguito in Cassazione) la vicenda iniziata, il 2 ottobre 2018, con il clamoroso arresto di Lucano: un incubo per lui e per tutta l’Italia per bene stretta intorno a Riace, una storia esemplare per il Paese…>> per proseguire attivare questo link https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/10/13/ce-un-giudice-a-reggio-calabria/

Tanta felicità…e il conto corrente a secco

Eleonora Camilli e Giuseppe Salvaggiulo,  La Stampa 12-10-23, in “Riabilitato Mimmo Lucano” così iniziano il loro articolo << E’ la fine di un incubo. Mi hanno abbattuto, umiliato, offeso. Ma non ho mai smesso di credere nella giustizia. Come nelle partite di calcio, bisogna aspettare la fine e alla fine il modello Riace ha vinto. Era una storia umana, non criminale». Per essere uno che ha appena vinto 13-1, per stare nella metafora calcistica, Mimmo Lucano gioisce con misura. Il secondo tempo del processo a suo carico e più in generale al «sistema Riace», il più innovativo e aperto modello di accoglienza di migranti studiato in tutto il mondo, ha ribaltato l’esito della partita. I capi di imputazione si stendevano su 24 pagine. Le motivazioni della condanna in primo grado, pesantissima a 13 anni e 2 mesi, su oltre 900 pagine. Per demolire tutto, alla Corte di appello di Reggio Calabria sono bastate tre paginette scarse, dopo sette ore di camera di consiglio. Lucano, come gli altri 17 imputati, ne esce assolto per tutte le accuse più gravi: associazione a delinquere, truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio. Residua, beffarda più per gli avversari che per lui, solo una condanna a un anno e mezzo, con pena sospesa, per un falso su un atto amministrativo del Comune. Pochino, per uno che ha fatto il sindaco per 14 anni…>> Per proseguire aprire l’allegato

Francesco Merlo in “ Con Lucano è assolto il Sud”, su La Repubblica, così inizia << “Ora tutti capiscono che Riace non è mai stata così viva. E la Calabria offre all’Italia  due modelli: la mia Riace e la loro Cutro”. Con Mimmo Lucano hanno assolto Ignazio Silone e Carlo Levi. E sarebbe stato più giusto se l’avessero completamente liberato, anche dalle piccole accuse. Ma già così, sostituendo l’enormità dei 13 anni e due mesi con l’esiguità di un anno e 6 mesi, questa condanna peraltro sospesa – non è un paradosso – assolve l’imputato e condanna i suoi accusatori, gli sceriffi di Sherwood. i giustizieri della Calabria Saudita. Alla fine di un processo impossibile, senza reato, il mistero della mortificazione della calabresità di cui parlava Corrado Alvaro, sono dunque loro, tutti quelli che si erano inventati peculati e truffe e associazioni a delinquere, una “troppità” insostenibile per un rustico, disordinato ma lucido povero in canna, il sindaco della pietà, l’erede di Danilo Dolci e degli uomini neri che odoravano di zolfo, dei salinari, dei contadini di Li Causi e di Pio La Torre, una faccia tonda e ruvida nella quale si rivedono in controluce tutte le facce di quella corda pazza del Sud d’Italia, dove, è vero, anche la legalità può non essere legalità…>> Per proseguire aprire l’allegato

Giuliano Pisapia, avvocato difensore di Mimmo Lucano, in “Lucano un modello” nella sua arringa sottolinea “Seguite il denaro – dicono gli avvocati – e nelle tasche di Lucano non ne troverete”. https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2023/09/mimmolucano-giulianopisapia-riace-modelloriace-migranti-immigrazione-0d68bf44-683e-4bae-9f2c-27fd4935ef04.html

Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti in “È giustizia per Mimmo Lucano, ribaltata la prima sentenza”, su Il Manifesto, così concludono l’articolo << …MOBILITAZIONE per la libertà di Mimmo Lucano non si è mai fermata. Negli ultimi giorni, sit-in e presidi solidali si sono svolti a Napoli, Milano, Bologna e Roma. A Salerno il Forum Antirazzista, la Rete dei Giovani per Salerno, l’associazione Cinema e Diritti e il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli hanno dato vita a una manifestazione di appoggio alla Riace di Lucano, in continuità con lo sciopero della fame per la giustizia, proclamato da padre Alex Zanotelli. Tante le iniziative anche in altre città europee. A Parigi numerosi manifestanti hanno riposto all’appello «Difendiamo un’accoglienza umanistica dei profughi. Libertà per Mimmo Lucano», i cui primi firmatari sono i sindaci René Revol, della LFI di Grabels, Michael Delafosse di Montpellier, Firenze Brau di Prades e Veronique Negret, prima cittadina di Villeuneuve lès Maguelone. E adesso tutti pronti a rimboccarsi le maniche. Bisogna riedificare il Villaggio Globale di Riace. Che non è mai crollato, ha resistito agli assalti della destra. E promette di tornare a vibrare di umanità nuova.>> Per proseguire aprire l’allegato

Riabilitato-Mimmo-Lucano_Camilli-SalavaggiuloDownload
Con-Lucano-e-assolto-il-Sud_Merlo_RepubblicaDownload
Ribaltata-la-prima-sentenza_Dionesalvi-Messinetti_ManifestoDownload
20/10/2023/0 Commenti/da redazione
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