Rappresentanza sindacale

Le RSU sono votate dal 75% dagli aventi diritto al voto. Un buon risultato, però oltre al livello aziendale contano sempre meno nelle decisioni strategiche e nella definizione degli organigrammi delle categorie, e ancor meno per i livelli territoriali e confederali. La loro voce difficilmente sale fino ai vertici della piramide organizzativa, sempre più la democrazia nel sindacato può essere può essere definita “la democrazia del diodo”, quel micro componente dell’hardware che ha rivoluzionato l’informatica, che consente il flusso degli elettroni in un solo senso. La rigenerazione del sindacato può avvenire se le RSU prendono parola e insistono per avere risposta.

Questa pagina è un sunto di una ricerca svolta da Fabrizio Carta (già segretario della Cisl di Cagliari) sulle votazioni per il rinnovo delle RSU del pubblico impiego, in Italia e in Sardegna (2022/2025). In allegato le sue 36 pagine con tabelle e commenti. https://fabriziocarta.it/2026/03/25/analisi-su-risultati-votazioni-rsu-pubblico-impiego-in-italia-e-in-sardegna/ .

Rappresentatività dei sindacati

Dai risultati delle votazioni RSU del pubblico impiego, pubblicati dall’ARAN nel novembre scorso, appare un quadro preciso della rappresentatività dei sindacati.  C’è stata un’ottima partecipazione in termini di percentuale sugli aventi diritto. Hanno votato quasi due milioni di lavoratori di cui il 75% (un milione e quattrocentomila) hanno espresso la loro preferenza per le liste di CGIL CISL UIL. È un risultato lusinghiero frutto di una presenza capillare e organizzata dei sindacati.

La CISL è la prima sigla per numero di deleghe (in aumento rispetto al 2022) e per rappresentatività ed altrettanto buoni sono i risultati degli altri due sindacati confederali. La CGIL invece è prima per numero di voti davanti alla Cisl e alla UIL. È interessante analizzare la differenza tra deleghe e voti ottenuti.

La CISL infatti prende 128.000 voti in più rispetto alle deleghe, mentre la CGIL registra un più 240.000 e la UIL 118.000 in più. Si potrebbe arguire che la CISL espanda la sua attrattività meno sia della CGIL, in termini assoluti, sia nei confronti della UIL, in termini percentuali.

Dati regionali

È mancata invece, almeno nel pubblico dibattito, un’analisi dettagliata di quanto accaduto in Sardegna,[1] dove i partecipanti sono stati quasi 58.000 con una percentuale di adesione media del 75%, con punte in alcuni comparti di oltre l’85%, in sintonia con quanto registrato a livello nazionale ed in crescita rispetto al 2022.

I sindacati hanno presentato ben 2.214 liste in 777 enti e CGIL CISL UIL hanno raccolto il 68% dei voti percentuale ampia che però non deve far sottovalutare il risultato degli “altri”.

Contrariamente a quanto avvenuto in campo nazionale, la CISL è il primo sindacato nei voti riportati con 13.404 voti (il 23,66%) con uno scarto di 346 voti sulla CGIL (13.058 voti) e un divario più ampio sulla UIL (12.046 voti).[2] Nel complesso, in termini percentuali rispetto al 2022, la CISL perde il 3,09% dei voti, stazionaria la CGIL (+0,29%), in crescita la UIL (+4,14%).[3]

Nei mesi precedenti alle votazioni, le posizioni delle tre confederazioni, in campo nazionale. si sono divaricate molto spesso, mentre, a livello locale, non risultano grandi differenziazioni di giudizio sulla Regione Sarda o su altre vertenze. Anche in Sardegna, dunque, il voto può essere stato influenzato dalle strategie nazionali dei sindacati.

Le politiche finanziarie del Governo sono state oggetto di scioperi generali da parte di CGIL e UIL ed invece di parziale apprezzamento da parte del sindacato di via Po’.

La CISL si è presentata come sindacato tendente alla moderazione ed ha puntato moltissimo sulla raccolta firme per una legge sulla partecipazione dei lavoratori.

Iniziative rigorosamente separate per le manifestazioni di protesta contro le guerre, e giudizi diversi su premierato, autonomia differenziata, referendum sul lavoro, ruolo del conflitto sindacale e degli scioperi generali, ponte sullo stretto di Messina. A CGIL e UIL, spesso unite, si è contrapposta la CISL, supportata da alcuni sindacati autonomi. Non è una novità, ma la divaricazione degli ultimi tre anni si è accentuata rispetto al passato, con modifica delle posizioni. Una UIL in passato, sempre vicina alla CISL, si è spostata verso posizioni più prossime al sindacato di Landini.

Si sono susseguite nel tempo accuse reciproche di subordinazione a posizioni partitiche o politiche: cinghia di trasmissione di alcune forze politiche o ruota di scorta del Governo, critiche al passaggio clamoroso dell’ex segretario Cisl Sbarra al Governo.

Anche sulla firma dei contratti del pubblico impiego si è registrata una differenza di posizioni. CGIL e UIL spesso non hanno firmato gli accordi mentre la CISL, con l’apporto decisivo di alcuni sindacati autonomi, è stata più propensa a firmare. Gli effetti di queste posizioni diverse potrebbero dunque alla lunga riverberarsi, positivamente o negativamente, anche sulle deleghe.

Dai risultati la CISL, avrebbe un ambito teorico di espansione ridotto rispetto alla CGIL che per ora non capitalizza un risultato concreto tra le deleghe, ma ha una vasta prateria dover poter attingere e accrescere il consenso organizzativo. Anche la UIL appare più attrattiva in termini di consenso elettorale.

Sta pagando la moderazione della CISL rispetto alle politiche governative e il mantra della “partecipazione” e della ricerca a tutti i costi di tavoli negoziali o paga di più la linea intransigente e a volte pregiudiziale della CGIL con la polarizzazione dello scontro? O ancora una linea mediana che pare incarnata dalla UIL, ora propensa allo scontro, ora alla negoziazione e alla mediazione?

Ho le mie idee, ma non è compito di questa ricerca dare una risposta ed ogni sindacato farà le sue riflessioni interne. L’unica osservazione che faccio è che le divisioni, come insegna la storia del sindacato, non producono effetti positivi sui lavoratori e sui pensionati e che, pur esistendo logiche differenze, sarebbe bene arrivare a solidi e concreti accordi per recuperare almeno l’unità di azione, a livello generale confederale e non solo a livello di categorie.

Marzo 2026 Fabrizio Carta


[1] I dati indicati sono ricavati da una ricerca personale basata sulla rielaborazione di dati ufficiali ARAN per la Sardegna.

[2] Gli altri sindacati seguono con percentuali meno importanti. Le posizioni poi si differenziano a seconda del comparto e della provincia. I dati più analitici sono ricavabili dalla ricerca allegata.

[3] Non sono stati resi invece disponibili i dati regionali sul numero delle deleghe perché coperti dalla “privacy” e perciò è impossibile, almeno per me, valutare la reale forza dei sindacati nel comparto.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *