Il SSN è ancora la nostra grande risorsa, nonostante il grave depotenziamento

Il Servizio Nazionale Sanitario è ancora la nostra grande risorsa, nonostante il grave depotenziamento subito con i ripetuti tagli e provvedimenti dell’austerità. E’ stato costituito nel 1978, all’apice degli “anni di piombo”. Si ricordano giustamente i periodi della lunga notte della Repubblica ma non altrettanto le grandi conquiste sociali di quel periodo, nonostante il drammatico contrasto operato dal terrorismo rosso e nero. Si perde memoria sulla storia della costituzione del SSN che è stato la conclusione di un lungo ciclo di lotte e di iniziative per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio, con il sostegno dei Consigli di Fabbrica e di Zona, di ricercatori e scienziati, di operatori dei settori della sanità e della prevenzione.

Pochi ricordano che il SSN fu anche una risposta alla crisi finanziaria delle assicurazioni e delle mutue aziendali (compresa la blasonata MALF della Fiat!) e settoriali. Praticando il welfare aziendale una riflessione s’impone anche ricordando la storia e guardando al futuro al tempo di velocissimi e sconosciuti coronavirus.

Nel 1978 Tina Anselmi, allora ministro della Sanità,  è stata la principale protagonista – nell’ambito delle istituzioni – che ha saputo accogliere le spinte innovative della società, coordinarle fino a concludere il complesso iter parlamentare per la promulgazione della legge 833/1978, dando  attuazione, a trent’anni dalla promulgazione, all’art. 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

La legge 833/1978 nella sua implementazione con strutture e procedure, è rimasta mutilata in più parti: certamente per la parte strategica riguardante la prevenzione (migliaia di morti e milioni di invalidità e malattie evitabili) che pure era stata avviata.  Stessa sorte hanno subito la qualità e la diffusione dei distretti e della sanità diffusa nel territorio che richiede un nuovo ruolo (e una diversa strumentazione) dei medici di famiglia.

La carenza generalizzata di cultura della prevenzione è il vero tallone d’Achille del nostro paese, in molti settori di attività. A volte è richiamata con forte retorica ma poi non fanno seguito decisioni conseguenti (investimenti, strutture, formazione, mezzi protettivi). Ne scontiamo drammaticamente le conseguenze ora per contrastare con maggior efficacia il “camminare spedito” del coronavirus, ancora privo del contrasto di un vacino.

Ciò che possiamo e dobbiamo fare ora, con grande unità e consapevolezza  e quello di far rivivere,  – aggiornandolo, in particolare sul capitolo “invecchiamento della società” – il modello del Servizio Sanitario Nazionale, come è stato pensato ai tempi di Tina Anselmi, prevenzione-cura-riabilitazione

In ultimo, ma cosa prioritaria per  il nostro paese dove “cammina veloce” il sentire popolare e di gran parte della politica che considera le tasse come “ il mettere le mani nelle tasche degli italiani” – quindi un rubare! –  à tempo di pensare alle risorse finanziare per un grande rilancio del servizio pubblico nel territorio, anche con necessarie tasse di scopo collegate ad una non più procrastinabile tassa patrimoniale, con una franchigia di 300-500 milioni di euro.

Su Tina Anselmi vedi in allegato un completo e bel ricordo di Alberto Guasco