Così inizia Mario Dellacqua. E’ passata discretamente sotto silenzio l’uscita del volume in marzo. E poco clamore ha sollevato, a giugno, il licenziamento del suo autore dalla direzione del “Mattino” di Napoli ad opera di una proprietà, quella dei Caltagirone, preoccupata di non mandare troppi segnali di ostile anticonformismo al governo legastellato. Questi  “Troppi diritti” di Alessandro Barbano sono stati sommersi dall’ordinario diluvio di titoli che assediano le classifiche.

La sua tesi vuole che le cause scatenanti e persistenti del declino italiano stiano in un’overdose di diritti cresciuti alla cieca, tanto protetti dalle corporazioni in nome di un malinteso omaggio all’uguaglianza, quanto incapaci di approdare all’equilibrio con i doveri corrispondenti. L’Italia è tradita dalla libertà orfana della responsabilità in tutti i campi: l’industria, la scuola, la pubblica amministrazione, la giustizia, l’informazione, l’immigrazione.(…)

Dellacqua prosegue citando molti dei tanti “nodi” irrisolti collegati ai diritti che si richiamano all’eguaglianza, un campo dove non sempre i partiti di sinistra e i sindacati hanno saputo distinguere con chiarezza i diritti dalle tutele, finendo nel risucchio dei corporativismi categoriali e professionali.

Conclude così. (…) D’altra parte, lo stesso Barbano invita a tener conto degli insegnamenti di Norberto Bobbio: l’uguaglianza è un valore relativo e non assoluto. Ne possono scaturire innumerevoli – e anche contrastanti – interpretazioni pratiche perché dipendono “da almeno tre variabili: i soggetti tra i quali ci si propone di ripartire i beni; i beni da ripartire; il criterio in base al quale ripartirli”. Prendiamo l’acqua: se si afferma soltanto che deve essere gratis, siamo di fronte ad una via referendaria per la difesa del potere d’acquisto. Ma se si stabilisce che è un bene comune, bisogna anche caricarsi del dovere di stabilire chi e come la paga. Nel nostro tempo, questa è la declinazione del principio proclamato dalla Prima Internazionale del 1864: “Nessun diritto senza doveri e nessun dovere senza diritti”. E’ un filo da torcere, se non vogliamo che diventi un cappio al nostro collo.

In allegato il testo completo

 

Allegato:
troppi_diritt_barbano_dellacqua.doc

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