Cosa deve fare lo stato e cosa dobbiamo fare noi

Mario Dellacqua nell’articolo allegato “Le imprese non ce la fanno commenta, quelle voci delle imprese, nella politica e nel giornalismo, che pressano il  governo Conte per snellire le procedure e ridurre i tempi per l’erogazione dei sussidi e dei sostegni deliberati. E ciò è sacrosanto. Oltre alle procedure lente si registrano anche nei provvedimenti governativi e delle Regioni insufficienze e esclusioni per questo o quel soggetto sociale. E’ un bel segnale quello di Carlo Bonomi, neo-presidente della Confindustria  quando ricorda quel “…chiediamoci cosa dobbiamo fare noi per il nostro paese e non solo chiedere allo Stato”, evocato negli anni ’60 dal Presidente John Kennedy. (vedi link per la video intervista).

Ma c’è altro. Carlo Bonomi, che proviene dall’Assolombarda, sostiene che l’economia andare a regime scontando il rischio salute (un certo tasso di morti e contagi), che il premier Conte ha tradotto in un indeterminato “rischio calcolato” affidato a sofisticati metodi (!!!). Perché non a  test e tamponi e tracciatura digitale dei casi sospetti, conclamata più volte come punto base di ripartenze! Bonomi afferma che la disoccupazione non si combatte finanziando i poveri  e chi si trova in difficoltà , ma finanziando le imprese che sanno decidere investimenti produttivi e non parassitari, quindi sanno come risolvere correttamente il problema dell’occupazione. Questo pensiero – che vorrebbe essere liberal- sostiene chemeglio è indirizzare la quota maggioritaria delle risorse disponibili verso quelle imprese che hanno buone ragioni per chiedere aiuti e sostegni, al mutar della temperie, ora al libero mercato, ora allo Stato, e non già disperderle nella galassia dei ceti intermedi dove una parte di essi si trova in una condizione di difficoltà conseguente alla loro scarsa imprenditorialità.

Già, ma Bonomi poco dice, con lo stesso tono, sul fatto che gli azionisti del nostro paese sono assai tirchi nelle ricapitalizzazioni, e investono i profitti in campi ben diversi dall’interesse del paese e della stessa impresa intesa come fatto sociale. Mentre “Repubblica”, anch’essa definitivamente nelle mani della famiglia Agnelli, paventa “il ritorno dello Stato imprenditore”, e FCA rivolge rispettosa domanda di ottenere dal governo, tramite il Sace, prestiti garanzie dallo Stato per 6,5 miliardi.

In questo contesto, aiuta ad orientarsi il recentissimo appello “Democratizing Work”, sottoscritto da oltre 3000 ricercatori di più di 650 Università del mondo, tra cui Elisabeth Anderson, James Galbraith, Lawrence Lessig, Nadia Urbinati, Thomas Piketty, Dany Rodrik, Sarah Song.

Lavoro di cittadinanza, progressività fiscale, investimenti pubblici e privati nell’economia sostenibile: questa è la trincea su cui combattere se vogliamo guarire e non ripristinare nei prossimi anni le malattie di un’economia che uccide. Essi escludono piani di salvataggio senza condizioni che incrementerebbero il debito pubblico senza l’avvio di politiche di democratizzazione del lavoro e di risanamento ambientale. Piuttosto “se i nostri governi si impegnano per salvare le imprese nella crisi attuale, anche queste ultime devono fare la loro parte, accettando alcune condizioni fondamentali della democrazia”. Le imprese vanno appoggiate “a condizione che queste adottino delle nuove pratiche, attenendosi a requisiti ambientali esigenti e introducendo strutture interne di governo democratico”.

Ricordiamo altre due importanti iniziative per cambiare l’ordinamento economico che determina così grandi disuguaglianze.

Il Manifesto Appello in 10 punti lanciato in maggio su Sbilanciamoci.it (v.allegato) https://sbilanciamoci.info/firma-anche-tu-per-unitalia-in-salute-giusta-e-sostenibile/

Il Forum Disuguaglianza Diversità con le 15 proposte  https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/le-15-proposte/

https://www.la7.it/piazzapulita/video/lintervista-di-corrado-formigli-a-carlo-bonomi-presidente-di-confindustria-07-05-2020-323769

Per maggior informazione aprire gli allegati

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