Il 25 Aprile, nel corso di una conferenza stampa della UEFA, l’Unione delle associazioni europee di football, il suo presidente Michel Platini non ha usato la diplomazia nel rivolgersi ai brasiliani: “Calmatevi! Mettetevi nell’idea che state per ospitare turisti da tutto il mondo. Occorre una tregua di almeno un mese. Sarebbe bene per il Brasile e per tutto il pianeta del calcio”. Non pare che molti brasiliani non abbiano dato ascolto. Continuano ad amare il football ma molto meno questa coppa del mondo. Troppo cara per un paese carente di scuole ed ospedali. Ad ogni manifestazione di questo tipo, mondiale di calcio o olimpiadi, la questione di quanto sia a beneficio del paese ospitante si ripropone con forza. L’esperienza della Grecia e dell’Africa del Sud è ancora lì, a ricordare che l’equazione evento mondiale = investimenti utili, non abbia ben funzionato.

In Brasile le manifestazioni sono iniziate nel Giugno 2013 durante la coppa delle confederazioni, e sono riprese oggi nelle dodici città che ospitano il mondiale di calcio. Le principali rivendicazioni riguardano i trasporti locali, insufficienti e cari, la corruzione di molti politici eletti e la perdita di potere d’acquisto dei salari. In effetti l’economia brasiliana, cresciuta fortemente negli anni 2000, ha rallentato. Quest’anno è dell’ordine del 2,3 % ben lontano dai tassi del passato e da quelli cinesi. In questa situazione la crescita enorme del budget per l’organizzazione del mondiale è diventata la pietra di scandalo. Inizialmente era di poco più di 1 Miliardo di dollari, presi in carico da imprese private. I costi riguardavano soprattutto il rinnovamento degli stadi. Nel 2011 la previsione era cresciuta a 4 Miliardi. Oggi si parla di cifre tra i 10 e 15 Miliardi in gran parte a spese dello stato.

Il presidente della FIFA, J. Blatter (personaggio assai discusso) afferma che “lo sport è là per generare gioia e costruire ponti, per creare speranza, per generare gioia. La sola cosa che possiamo fare è costruire stadi per la gente. Ma spetta al governo occuparsi delle manifestazioni e … mettere degli schermi giganti nelle favelas”.

Di fronte ai movimenti sociali la Presidente Dilma Roussef, che punta ad essere rieletta in Ottobre, ha annunciato un sostegno ai servizi pubblici e un rafforzamento della lotta alla corruzione. Il prezzo della birra e delle bevande gassose sarà bloccato durante i mondiali.

Dall’inizio del 2000 la FIFA ha scelto come paesi ospitanti delle nazioni in forte crescita economica. Il Sud Africa nel 2010, il Brasile nel 2014, poi la Russia nel 2018 e infine il Qatar nel 2022. Su quest’ultima decisione è aperta una inchiesta.

I paesi interessati sperano che i grandi lavori riguardanti gli stadi e altre attrezzature creeranno posti di lavoro, che l’avvenimento attiri milioni di turisti migliorando l’immagine internazionale del paese, che l’economia del paese ne tragga un grande vantaggio.

Ma questa teoria sembra non aver funzionato. La FIFA profitta della forte carica emozionale che l’avvenimento suscita per dettare la sua legge. La vecchia gloria del football brasiliano Romario, oggi deputato federale, arriverà a dichiarare che “il premier del Brasile è la FIFA”. In effetti si può osservare che questo genere di avvenimenti soffra di una “maledizione per chi vince la corsa”, per usare un’espressione dell’economista dello sport Wladimir Andreff. Per vincere l’attribuzione i paesi si fanno concorrenza alzando i costi a loro carico. L’organismo di selezione sceglie allora la miglior proposta da un punto di vista economico per lui, non per il paese che sarà costretto a farsi carico di investimenti elevati.  Inoltre il grande affare dei diritti TV e di sponsorizzazione è la FIFA che ha la parte del leone e non che il paese ospitante. La stessa logica vale per le altre grandi competizioni mondiali, olimpiadi in testa.

Anche se la Grecia già soffriva di altri mali, l’organizzazione dei giochi olimpici nel 2004 li ha aggravati. Il deficit di bilancio del paese arrivò al 7,4% del PIL e l’afflusso di turisti fu inferiore al previsto. La maggior parte delle strutture costruite per i giochi sono rimaste in seguito inutilizzate. La città canadese di Montreal che organizzò i giochi nel 1976 ha finito di rimborsare il debito nel 2006. Il mondiale in Sudafrica del 2010 non ha fatto diminuire le tensioni sociali e diverse strutture costruite per l’occasione sono oggi abbandonate.

Nel 2012, l’organizzazione dell’europeo di calcio in Ucraina e Polonia suscitò numerose critiche. La UEFA aveva esigito, senza prendere in considerazione la condizione economica dei due paesi, in particolare l’Ucraina, d’avere a disposizione Hotel a cinque stelle nel raggio di 45 minuti d’auto dagli stadi. Il rinnovamento di hotel e strutture sportive, secondo le stime della banca austriaca Erste Group, sarebbe costato circa 30 miliardi di Euro.

Non pare che quanto succede in Brasile sia molto diverso. Sei stadi sono stati costruiti in città ove non vi sono club calcistici di primo piano da poterne garantire il pieno utilizzo. Il ritorno di immagine è assai relativo: Rio è già la città più visitata dell’intero emisfero Sud. Si attendono 600.000 visitatori nelle cinque settimane del mondiale e il governo stima a 11 Miliardi di dollari in ricette turistiche. Ma gli scontri violenti con la polizia potrebbero ridurre l’afflusso turistico futuro. In quanto all’immagine del paese…

Quanto all’aumento dei prezzi era prevedibile, senza contare le spese non previste per la mobilizzazione di 170.000 poliziotti. Un altro costo che si aggiunge alla fattura del mondiale.

Toni Frigo

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