La modalità di fare notizia con i titoli ( sui giornali e nei Tg) è un’abitudine tipica del nostro paese che spesso porta a deformare il contenuto dell’informazione, forza la realtà e/o le cose dette. L’ultimo clamoroso esempio, a nostro avviso,  è quello dell’articolo di Eugenio Scalfari, il decano dei giornalisti italiani. Così titolava il tradizionale suo editoriale domenicale “La rivoluzione di Francesco ha abolito il peccato”. E’ un buon servizio reso a questo Papa che ha imboccato risolutamente la strada di vere riforme per la Chiesa cattolica?

Eugenio Scalfari, che sempre più  vorrebbe essere una sorta di Papa laico, si spinge ben oltre alle parole di Francesco I. Per quanto abbiamo letto con attenzione in questi mesi e per quanto abbiamo seguito, anche con gioia, i suoi gesti, non  convincono né il titolo né parte dell’editoriale di Scalfari.

Francesco I, più che abolire il peccato  ha posto in primo piano la comprensione per il  peccatore e non più le regole per definire (dottrina) i comportamenti individuali e relative sanzioni per coloro che trasgrediscono; inoltre le omelie di Francesco parlano sempre più dei “peccati collettivi” come ad esempio di quell’economia che uccide, di quelle tratte di persone che sono delitti, ed altro ancora. Il Papa parla poco, il meno possibile, dei peccati individuali, che restano lì come eredità secolare della Chiesa.

Quanto qui sintetizzato é un punto di vista diverso dall’ultimo editoriale di  Scalfari, che ha la capacità – come da lui stesso dichiarato – di tradurre in un articolo l’intervista realizzata al Papa senza aver preso appunti, ma a volte si fida troppo della sua interpretazione.

 L’editoriale di domenica è qui allegato.

Allegato:
ha_abolito_il_peccato_scalfari_29-12-13.pdf

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