Il terrorismo di questi anni è un mostro a più teste – un moderno Idra – che compie atti di inaudita ferocia su civili, donne, vecchi e bambini. E' stato generato da da più madri. Quello di matrice islamica utilizza certamente le antiche divisioni costruite su appartenenze religiose, tra le principali quelle tra sunniti e sciiti. Come pure, sono madri, le identità e le antiche rivendicazioni di popoli che sono state disconosciute con la regolazione geopolitica per opera delle grandi potenze e dal colonialismo.

Come di consueto, volando alla volta di Cracovia per partecipare alla Giornata mondiale della Gioventù (domenica 31 luglio), Papa Francesco ha conversato, a botta e risposta, con i giornalisti. Commentando la barbara uccisione di padre Jacques Hamel, sull’altare nella chieda di a Rouen,  Francesco ha definito il prete ottantaseienne "un santo sacerdote morto nel momento in cui offriva preghiere per la pace (…) lui è uno, ma quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini! Pensiamo alla Nigeria. Diciamo che quella è l'Africa!". Ha aggiunto  "è che è guerra. Noi abbiamo paura di dire questa verità, il mondo è in guerra perché ha perso la pace (…) Quando parlo di guerra intendo guerra sul serio, non guerra di religione. Parlo di guerre di interessi, per soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli. Non parlo di guerra di religione. Le religioni, tutte le religioni, vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri. Capito?!".  Questa valutazione ha fatto sobbalzare il mondo dei commentatori “politicamente corretti” e non solo.

Il Foglio diretto da Claudio Cerasa ha ospitato più articoli in polemica con questa affermazione. Il direttore mette al centro delle sue riflessioni che “ non chiamare le cose con il proprio nome (come ha scelto di fare Papa Francesco) e non mostrare la guerra per quello che è (come hanno scelto di fare alcuni giornali come Repubblica) è una scelta che ha un suo senso ma che deve essere definita per quello che è: un passo verso la negazione della realtà.”.

Eugenio Scalfari nel suo tradizionale domenicale parla invece del “Il Dio amoroso di Francesco e gli dei cruenti di guerra e di potere” che riguarda “le memorie, il sangue versato, la barbara ricomparsa del terrore che ripropone il tema delle religioni e del loro uso sanguinolento in nome di un Dio cruento d’odio anziché di amore”.

Adriano Sofri scrive sintetizza, in piccola posta, “Cosa penso della guerra di religione” dopo aver scritto, sempre su Il Foglio, un articolo interventista che riconosce il valore delle affermazioni di Francesco.

Enzo Friso, già segretario della Cisl internazionale di tanti anni fa, richiama “le tante responsabilità dei paesi sviluppati”, che hanno contribuito a formare quel torbido “brodo di cultura” che alimenta  ora il cosiddetto terrorismo islamista.

Vittorio Feltri, con il noto suo stile franco, avverte Bergoglio: “Datti una svegliata, gli islamici vengono ad ammazzarti”.

Antonio Padellaro scrive un sarcastico articolo in cui immagina d’indossare la tuta mimetica : “Ma sì, avete ragione basta buonismo!”.

Mauro Magatti nell'articolo " Il misticismo di Francesco", risponde alla domanda Perché Francesco si ostina a parlare di misericordia e di perdono quando, di fronte alla violenza, c'é bisogno di risposte forti e determinate?

Per approfondire aprire i 10  allegati

Allegato:
terrorismo_e_religione_cerasa.doc
il_dio_amoroso_di_francesco_scalfari.doc
se_parlassi_di_violenza_islamica_dovrei_papa_francesco.doc
cosa_penso_della_guerra_di_religione_sofri.doc
le_tante_responsabilita_friso.doc
implorare_loccidente_sofri_27-7-16.doc
no_non_e_una_guerra_di_religione_cerasa_il_foglio.doc
vittorio_feltri_avverte_bergoglio.doc
ma_si_basta_buonismo_padellaro_fq.doc
il_misticismo_di_francesco_magatti.doc

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