Presentato a Milano il libro-inchiesta della Fiom “Lavorare in fabbrica oggi.  Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Fca/Cnhi/Marelli”. Le condizioni di lavoro sono peggiorate per sei lavoratori su dieci. Sono stati raccolti, nel 2018, 10.000 questionari e fatte 146 interviste.

Scrive Cristina Casadei di Imagoeconomica, sul web. Mercoledì 14 ottobre, nel giorno in cui si svolse  40 anni fa a marcia dei 40mila capi e quadri della Fiat a Torino, la Cgil si interroga sul lavoro operaio e lo fa attraverso un libro inchiesta, presentato a Milano presso la Società Umanitaria,  che si regge sulle storie di 10mila operai che hanno risposto ai questionari costruiti e rielaborati, dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio e dalla fondazione Claudio Sabattini per raccontare cosa significa “Lavorare in fabbrica oggi”. Il volume raccoglie l’inchiesta realizzata da un gruppo di ricercatori negli stabilimenti Fca, Cnh e Marelli. È un lungo racconto di come sono cambiate le condizioni di lavoro mentre il gruppo è stato attraversato da cambiamenti organizzativi e societari (…) e attraversa gli anni in cui Fca ha scelto di uscire dal contratto collettivo nazionale di lavoro dei meccanici e ha scelto la via del contratto collettivo specifico, rompendo gli schemi passati delle relazioni industriali del gruppo (…)  e sposando il world class manufacturing e la metrica Ergo Uas. (…)

La Fiom ha scelto di far parlare i diretti interessati, gli operai (…) con un campione molto vasto di 10.000 risposte dei dipendenti con mansioni dirette e indirette di produzione (a fine 2017 erano a 50mila addetti). In questo campione l’80% è di genere maschile (…). Le donne negli stabilimenti Fca sono concentrate nelle mansioni di linea (70%) e nelle attività di rifornimento (17%). I giovani, gli under 29 rappresentano appena il 5,8% dei rispondenti in Fca e il 2% in Cnh. La concentrazione maggiore, il 40% si ha nella fascia 40-49 anni. L’età media degli addetti è invece simile, circa 45 anni.

In generale è emerso che la forza lavoro più giovane si trova al sud dove un lavoratore su quattro di quelli che hanno partecipato all’inchiesta ha meno di 40 anni. Per oltre il 90% i contratti sono a tempo indeterminato, il 4,4% ha un contratto sempre a tempo indeterminato secondo la normativa del Jobs act, mentre il 3% ha un contratto in somministrazione e lo 0,8% altre tipologie contrattuali.

Molto diffuso è stato il ricorso alla cassa integrazione. La ricerca si è svolta a cavallo tra 2017 e 2018 quando un terzo degli intervistati era destinatario degli ammortizzatori sociali, fossero contratti di solidarietà o cassa integrazione.

Come cambiano le condizioni di lavoro. Venendo al cuore dell’inchiesta e cioè ai cambiamenti nelle condizioni di lavoro negli ultimi anni, il 60% parla di un peggioramento. Soltanto il 12% parla invece di un miglioramento. La prevalenza di giudizi negativi è più alta tra gli addetti linea Fca e Cnh e tra i conduttori di impianti degli stabilimenti Fca. (…) Tra gli addetti ai rifornimenti è il 50% a parlare di peggioramento.

I giudizi positivi sono invece più alti tra i team leader dove raggiungono il 22,5%. I giudizi più negativi si hanno negli stabilimenti più importanti sul piano della produzione dove la nuova metrica del lavoro, l’Ergo-Uas, insieme alla crescita dei volumi e delle saturazioni dei tempi di lavoro, ha finito per rendere più evidente l’aumento dei carichi di lavoro contestualmente alla riduzione delle pause, passate da 40 a 30 minuti, in particolare per gli addetti al montaggio.

A guardare il bicchiere mezzo pieno emergono anche fattori che hanno determinato un miglioramento delle condizioni di lavoro, come dice un rispondente su otto. Per esempio oltre un terzo di chi parla di miglioramento cita la maggiore attenzione alla sicurezza e una percentuale analoga il miglioramento dell’ergonomia e della postazione. Un quarto parla del minor carico di lavoro e poco più del 20% del fatto di non lavorare più in linea.

Il peggioramento della condizione, invece, è associato al maggior carico di lavoro nel 60% dei casi e all’aumento dei ritmi di lavoro per il 50% degli intervistati Fca, percentuale che scende al 40% per Cnh.

Il nodo delle pause. Uno degli aspetti più critici è quello delle pause. Quasi il 70% del campione dice infatti che le considera insufficienti, soprattutto in caso di saturazione degli impianti. In Cnh, anche per le diverse attività svolte e dei cicli più lunghi oltre che dei volumi più bassi, le pause sono insufficienti per meno del 50% dei lavoratori. Nel complesso il giudizio negativo sulle pause riguarda gli addetti linea, soprattutto chi lavora sulla catena di montaggio.

Quanto agli straordinari solo un lavoratore su cinque dichiara di farne abitualmente. Soprattutto tra i team leader dove la percentuale di chi fa straordinari raggiunge il 40%.

Infine c’è la rotazione tra le postazioni, una pratica che in media riguarda il 42,2% dei rispondenti, mentre un lavoratore su cinque riferisce che non viene di fatto applicata.

Il modello partecipativo. Sulla partecipazione dei lavoratori e sul rapporto tra le diverse figure interessate dalla produzione, portata attraverso il Wcm, il giudizio dei lavoratori è negativo. Per tre intervistati su cinque il team leader non promuove la cooperazione e la collaborazione non può dirsi cresciuta per il 59%. (…)   per leggere l’articolo completo aprire l’allegato

Nota – I 10.000 questionari sono stati raccolti all’inizio del 2018, rappresentano circa il 20% della platea operaia di riferimento dei 54 stabilimenti coinvolti nell’inchiesta. Inoltre, sono state effettuate 170 interviste qualitative in 16 stabilimenti con lavoratori e delegati sindacali.

Per ascoltare il video youtube della presentazionew (durata 1 ora e 20 minuti) fai un clic

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