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Italia: politica, economia, società

La storia ci ricorda…

La storia ci ha insegnato che all’ultimo i sondaggi possono essere smentiti. Gianni Cuperlo, su Domani del 13 settembre, ha pubblicato un’interessante riflessione sui sondaggi elettorali e sui risultati finali reali di importanti consultazioni italiane e internazionali avvenute in questi ultimi anni. Fatti e avvenimenti degli ultimi giorni possono spostare, in modo sorprendente, quanto previsto dai sondaggi. Che potrebbe succedere se la Generazione Z si recasse in massa a votare? ( vedi articolo su questo sito con questo link https://sindacalmente.org/content/generazione-z-e-astensione/ Che succederebbe se i sindacati confederali unificassero le loro agende di richieste verso il futuro governo? Di seguito l’articolo di Gianni Cuperlo.

< Da sabato scorso,10 settembre, la legge vieta la pubblicazione di sondaggi elettorali. Gli ultimi hanno registrato un vantaggio della destra al punto da indurre parecchi a considerare l’esito del voto sostanzialmente scontato. Non vi sarebbe alcuna incertezza su chi vincerà, al più toccherebbe misurare la distanza del consenso tra Giorgia Meloni, nettamente favorita, e il Partito democratico intento a rincorrere. Ora, anche assumendo la tendenza che vede un travaso di schede dalla Lega a Fratelli d’Italia, l’esito di queste urne è davvero così ipotecato? Siccome ai sondaggi di adesso non si può fare cenno, per azzardare una risposta guardiamo a quelli di stagioni e campagne passate, anche se tutte alquanto prossime a noi.

Le previsioni erronee

Bene, alle presidenziali americane del novembre 2016 le principali rilevazioni preannunciavano con ragionevole certezza il trionfo di Hillary Clinton. Le cose, vorrei dire purtroppo, andarono in modo diverso e alla Casa Bianca sbarcò quel marziano di Donald Trump, per molti il peggiore presidente nella storia degli Stati Uniti.

L’anno era lo stesso e sull’altra sponda atlantica furono i sondaggisti britannici a mancare il bersaglio con la previsione di un successo del ” remain” nella Brexit mentre a festeggiare furono i falchi del ” leave” con tanti saluti all’azzardo del premier David Cameron.

Passando in casa nostra nessuno aveva presunto l’affluenza al voto e un distacco così marcato tra il no e il sì nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 (davvero per i sondaggisti un annus horribilis!), per tacere delle regionali pugliesi del 2020 dove Michele Emiliano era dato in equilibrio coi suoi competitor e alla fine prevalse di otto punti.

Volendo scomodare i Cinque stelle, si può dire siano tra i più attrezzati a sviare le previsioni. Se nel 2013 erano stimati terza forza e si issarono di fatto al primo posto (il Pd ottenne un generoso premio di seggi grazie al voto degli italiani all’estero), alle europee del 2019 si sono ritrovati con oltre il cinque per cento in meno rispetto alle simulazioni della vigilia.

Da ultimo merita citare il guanto di sfida lanciato da Forza Italia a Salvini nel 2018. Era l’impegno a riconoscere capo dello schieramento il leader con più consensi, e pure allora per il Cavaliere la mossa si tradusse in un brusco risveglio.

Due morali

La morale? Per la verità non ce n’è una soltanto, ma due. La prima suggerisce di non ipotecare anzitempo finali scritti e che in occasioni diverse hanno riservato imprevisti e qualche sorpresa. L’altra investe la campagna elettorale per come si dipana nel mese, poco più, che scorta schieramenti, simboli e leadership a misurarsi con la sfida che deciderà del dopo.

Perché è del tutto evidente che la pubblicazione sino a due settimane dall’apertura delle urne di previsioni potenzialmente erronee, spesso in misura non banale, rischia comunque di condizionare il clima dell’intera competizione e allora, valga almeno per il futuro prossimo, è sinceramente incomprensibile nonché irrazionale quel divieto a fotografare l’evolversi degli orientamenti nella fase più intensa, gli ultimi quindici giorni della campagna, quando, e gli studi sui flussi lo confermano, si determina il massimo spostamento di consensi da una parte all’altra.

Si dirà, che senso ha questo discorso nel cuore di una sfida aperta? Beh, in fondo un senso ce l’ha, almeno quello di ritenere che non si sia già votato come da più parti parrebbe, ma che lo si debba ancora fare. Insomma, voi vi fidereste di quello che in coda al botteghino del cinema, e senza aver visto il film, volesse convincervi che la pellicola finisce male al punto da non meritare neppure l’esborso del biglietto? Con grande educazione il minimo che potreste fare sarebbe dirgli che acquistato il posto preferite di gran lunga entrare in sala e quanto al finale sincerarvene da voi. Solo questo. Per il resto riparliamone il 26! >

Massimo Mascini, su il Diario del Lavoro del 16 settembre, è convinto che il voto operaio va a destra e così inizia < Tra le novità che ci porterà questa prossima tornata elettorale non ci sarà quella del voto operaio. Come nei decenni passati, i colletti blu voteranno per i partiti della destra, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia. L’unica sorpresa sarà la distribuzione del loro voto tra questi tre partiti. Non è detto che sarà Matteo Salvini il favorito, anzi: è possibile che gli operai, dopo aver votato tanti anni per Silvio Berlusconi ed essere poi passati alla Lega, compiano adesso un altro passo a destra e diano la loro preferenza a Giorgia Meloni.(…) > Per proseguire aprire l’allegato

Tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni – Guida di Carlo Canepa   

Come funziona il Rosatellum? Cos’è l’effetto flipper? Quanti segni si possono mettere sulla scheda elettorale? Una guida per votare il 25 settembre. Un clic qui https://www.essenziale.it/notizie/carlo-canepa/2022/09/16/guida-per-votare-il-25-settembre

Il-voto-operaio-andra-a-destra_Diario-de-lavoro_MasiniDownload
15/09/2022/0 Commenti/da redazione
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https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2022-09-15 11:49:122022-09-17 09:37:08La storia ci ricorda…
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