La scuola e gli adulti. Inizia un nuovo anno scolastico e i giornali sono pieni di notizie e di commenti sullo stato dell’istruzione del nostro paese.  Ma nessuno affronta un aspetto che pure qualche attenzione meriterebbe:  i livelli di istruzione e di qualificazione della popolazione adulta e lo stato delle politiche pubbliche che dovrebbero affrontare la drammatica situazione di bassa scolarità e di scarsa qualificazione della nostra popolazione in età di lavoro.

Una situazione di vera e propria emergenza nazionale non solo per ragioni culturali, ma anche per concretissime ragioni occupazionali. Tutti gli indicatori mostrano infatti che per le persone a bassa scolarità la possibilità di trovare, cambiare, ritrovare lavoro è assai più problematica e difficile che per le persone a media/alta scolarità.

Fronte a questa situazione la scuola continua ad offrire una sola cosa:  l’opportunità di recuperare i titoli di studio con percorsi discutibili, sicuramente lontani dalle esperienze di vita e di lavoro di una persona adulta. Non a caso  la partecipazione a questi percorsi non cresce, anzi regredisce.

Una sola positiva novità in questo preoccupante panorama:  per gli adulti stranieri la scuola offre la possibilità di apprendere la nostra lingua e di conoscere la società italiana. Questa attività vede una formidabile domanda che spesso supera di molto la disponibilità di corsi a ciò dedicati dal sistema scolastico. 

Non è certo la domanda potenziale che manca, la questione riguarda per intero l’offerta: il suo orizzonte culturale e la sua organizzazione. Se se si continua a pensare che tra adulti e scuola possa solo esserci un rapporto mediato dai programmi e dalle discipline in vista del recupero di questo o quel titolo di studio, di questa o quella qualifica forse si rispettano i compiti istituzionali, ma certo non si affronta la situazione di rischio alfabetico che riguarda quasi la metà della popolazione adulta del nostro paese. 

Bisogna capovolgere i termini del problema: partire dalle persone che sono in condizioni di  rischio alfabetico  e vedere cosa può fare la scuola per queste persone. Bisogna provare a costruire uno specifico progetto culturale e sociale capace di individuare le popolazioni obiettivo prioritarie nelle diverse situazioni territoriali, di ascoltarne i bisogni e le aspirazioni e, su questa base, avanzare loro una proposta che sappia tenere insieme la questione del sapere con la questione del lavoro.

Un progetto di istruzione/formazione con al centro due questioni: sul piano culturale, il terreno dei docenti e dei formatori, la definizione e l’analisi delle  competenze di base e la ricerca sulle specifiche modalità di apprendimento in età adulta, sul piano della comunicazione e della organizzazione mettere a disposizione luoghi di ascolto e di accoglienza capaci di coinvolgere migliaia di adulti convincendoli della utilità pratica che gli strumenti di base del sapere rappresentano per migliorare vita e lavoro.

E’ in questo momento di crisi, che simili azioni dovrebbero essere messe in campo nelle diverse situazioni locali  facendo lavorare insieme la scuola, il sistema della formazione professionale, i servizi per il lavoro pubblici e privati e le reti associative del privato sociale con una qualificata regia pubblica ed una attenta valutazione dei risultati.

Massimo Negarville             lettera inviata al Direttore de La Repubblica

Torino, 24 settembre 2012

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