Sul sito www.il9Marzo.it è stata pubblicata la “Scelta di Pinuccio”. Così inizia. Pinuccio Rustioni si è dimesso dalla Fai e dalla Cisl. Ed ha deciso di proseguire il proprio impegno per i lavoratori dell’agricoltura in provincia di Milano dentro ad un’altra organizzazione. Non è il primo che ha fatto questa scelta, eppure poche notizie descrivono come questa la mutazione genetiche subita dalla Fai negli ultimi anni. Perché Pinuccio non è stato solo uno dei dirigenti più bravi della federazione, ma anche allievo e continuatore dell’opera di persone come Renzo Cattaneo e Pietro Massini. Nomi che dicono poco all’attuale gestione, e questo basta a dire quanto l’attuale gestione sia estranea alla storia della federazione.

Siccome veniva da quella tradizione, da un’idea di sindacato che deve servire ai lavoratori e non ai sindacalisti, Pinuccio ha saputo svolgere egualmente bene ruoli diversi e assumersi diverse responsabilità, sia quelle più prestigiose che quelle di base. Che poi sono la stessa cosa ed hanno la stessa dignità quando sai che il senso del tuo lavoro non è la tua carriera ma dare forza e voce alle persone che rappresenti. E farlo dentro alla Cisl vuol dire avere un’idea forte di sindacato come associazione, come luogo di incontro fra persone diverse unite da questa idea. Vuol dire promuovere un’idea della contrattazione come strumento di tutela di interessi concreti più che di affermazione di leadership o di ideologie. (…)

Per continuare aprire l’allegato che contiene anche il documento “Il bivio” per il dibattito congressuale, a firma di  “Gruppo per la FAI”, che termina così:

IV – Il sindacalismo ad un bivio  Di fronte a questo scenario, nella Cisl e nella Fai c’è il rischio che i rispettivi congressi del 2017, invece di essere chiamati a fare le scelte necessarie, siano ridotti ad un momento di redistribuzione del potere interno, risolvendosi in momenti di suggello dei nuovi equilibri, di rafforzamento delle leadership e di seppellimento della questione morale sollevata anche di fronte all’opinione pubblica che anch’essa aspetta, finora invano, risposte credibili.

Per questo, il 2017 è l’anno in cui la Cisl arriva ad un bivio, che è lo stesso al quale stanno arrivando tutti i sindacati e le organizzazioni di interesse. Ma la Cisl, che almeno in questo dimostra di aver conservato qualcosa del proprio passato, ci arriva prima degli altri e sembra destinata a fare da apripista: se prenderà la strada del ritorno alla rappresentanza potrà essere battistrada di una rigenerazione anche per le altre organizzazioni; ma se si farà trascinare dall’inerzia sulla strada seguita finora, rischia di fare una fine non molto diversa da quella fatta dai grandi partiti all’inizio degli anni ’90. Solo che, in questo caso, la fine avverrà più per consunzione lenta che per improvviso collasso.

Chi ha ancora interesse ad un esito diverso, sia come azione sindacale che come leadership nell’organizzazione, deve organizzarsi per tempo. Non è più il momento di stare nascosti ed aspettare il prossimo giro di carte sperando che ti capitino quelle buone, quando l’asso di briscola resta in mano a qualcun altro.

E’ il momento della chiarezza e delle decisioni di fronte alla propria coscienza e alla storia: della responsabilità verso un passato verso il quale abbiamo il dovere di non disperdere il patrimonio che abbiamo ricevuto, e della responsabilità verso un futuro che non potrà essere migliore del presente senza la forza del lavoro organizzato in sindacati liberi e responsabili.

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Sul sito il9marzo sono postati numerosi commenti a questo articolo. Alleghiamo la risposta di Giovanni Graziani (redazione) a Pierluigi Trivelli, severo verso la scelta di Pinuccio.

Se avete tempo leggete i tanti commenti su il9Marzo.it, aggiungetene uno vostro in quel sito oppure su sindacalmente.org, anche su entrambi.

 

 

 

Allegato:
la_scelta_di_pinuccio_il9marzo_fai-cisl.doc
la_scelta_di_pinuccio_-_contare_fino_a_uno_-.doc

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