Il centro di coordinamento delle organizzazioni che hanno occupato negli ultimi mesi la Piazza Maidan a Kiev, è la casa dei sindacati. Un edificio antistante la piazza, come se ne trova in tutte le capitali nell’Est. Tra i manifestanti sono numerosi gli attivisti del sindacato che gode un pò più di fiducia rispetto ai partiti politici, perché da tempo critica la politica economica della presidenza Yanoukovitch e l’impoverimento crescente.

La repressione brutale che ha fatto un centinaio di morti, la tregua annunciata, l’uscita dal carcere della Timoshenko, la fuga del presidente Ianoukovithc, l’annuncio di elezioni entro la fine dell’anno, il rischio di divisione del paese sono le notizie che riempiono i media in questi giorni. E’ difficile, però, trovare analisi che diano lo fotografia sociale dell’Ucraina di oggi. Si parla genericamente di alto tasso di corruzione, difficoltà economiche crescenti, oligarchi, come se fossero dati strutturali da sempre operanti nella società ucraniana. Che vi siano corruzione, nuovi ricchi, ineguaglianze crescenti, tensioni etniche è fuori dubbio, come del resto in molti paesi dell’ex unione sovietica, ma poco si dice su quanto è avvenuto nel paese negli ultimi quattro anni che è alla base della situazione odierna.

Quando Viktor Ianoulkovitch arriva alla testa dello stato nel 2010 l’economia presenta una crescita del 4%, un deficit della bilancia pagamenti moderato (2%) del PIL e riserve di cambio sufficienti a far fronte a sei mesi di importazioni. Due anni più tardi il deficit è all’8%, le riserve di cambio quasi del tutto consumate e l’economia in deflazione dal secondo trimestre 2012.

E’ sullo sfondo di questa crisi economico-finanziaria che esplode la protesta di Novembre. La situazione allarmante del paese spinge gli uni a cercare rifugio nella fusione doganale con la Russia, gli altri a guardare all’Unione Europea, la banca mondiale, l’FMI.

Ma, sostengono diversi osservatori interni ed esterni, i rimedi non sono da ricercare in primo luogo all’estero. Una degrado così profondo in un arco di tempo così breve non può essere dovuto solo ad una congiuntura sfavorevole. Secondo l’economista svedese Ander Aslund , antico consigliere del governo, la ragione principale è stata, “ il massiccio storno di fondi dello stato da parte dei suoi dirigenti”. Secondo Aslund ogni anni dagli otto ai dieci miliardi di dollari sono passati dalle casse statali a quelli private delle clientele politiche attraverso un organizzato ed efficiente sistema di corruzione che utilizza differenti mezzi. Miliardi di dollari arrivano dall’amministrazione delle finanze, in particolare dal comitato delle dogane. I bandi per l’assegnazione di grandi lavori in infrastrutture non sono più pubblici, ma distribuiti tra un ristretto numero di “introdotti”, come fu il caso degli europei di calcio nel 2012.

Il settore energetico è di gran lunga il più attraente per la rete, battezzata “ la famiglia”: il prezzo del gas , fissato da Mosca con la gaz prom ,è di 410 dollari/1000 metri cubi. La compagnia naftogas ha un contratto con la gazprom, (firmato nel 2009 dalla ex primo ministro Timochenko). E’ però possibile procurarsi gas meno caro a 50 dollari / 1000 mc. Una società parallela ha ottenuto dallo stato la possibilità d’importare gas a basso prezzo e di rivenderlo al settore industriale al prezzo russo.

Conseguenza, Naftogas non riesce a mantenere l'impegno con Gazprom sui volumi e da qui le conseguenti tensioni: teoricamente  la società ucraina e quella russa operano in joint-venture, nella realtà è la russa che decide tutto.  Nello stesso tempo si è aperto un gigantesco deposito di corruzione a cui attingono vicini al potere che acquistano a 50 e rivendono a 410.

Altre scelte di politica economica autodistruttrici hanno ulteriormente peggiorato la situazione. Innanzitutto il mantenimento di un alto valore della moneta, inalterato dal 2009, che ha messo in ginocchio le aziende esportatrici e aumentato la dipendenza dall’import soprattutto dal grande vicino.

Il nuovo sistema fiscale varato nel 2010 ha pesato sulle piccole e medie imprese (PMI)  in misura tale che si contano a centinaia le chiusure. Al contrario agevolato il grande business a trasferire i suoi profitti a Cipro

Gli oligarchi che sostengono il potere non formano comunque un blocco omogeneo . Vi è tra loro una forma di competizione che fa differente l’economia dell’Ucraina da quella del Kazakhistan, Bielorussia e Russia, più monopoliste. Si è sempre avuta una concorrenza interna al paese tra differenti clan e gruppi finanziari. Tra il 2010 e il 2013 si è però determinata un’altra situazione. Da un lato si trovano gli oligarchi “tradizionali”: il più noto è Rinat Akhmetov , l’uomo più ricco dell’Ucraina , (129 miliardi di dollari secondo Bloomberg), che possiede industrie metallurgiche in GB, Italia, Bulgaria  e esporta elettricità in Polonia, Ungheria,Slovacchia e Romania. Altri noti oligarchi  sono Victor Pinchouk, un magnate della metallurgia e Igor Kolomoisky nei settori bancario e minerario, Dmitry Firtash nella chimica e gas naturale. Tutti plurimiliardari secondo Forbes.

Dopo il 2012, questi oligarchi sono stati costretti a coesistere con un gruppo di funzionari governativi e uomini d’affari del tutto nuovo  formando un cerchio privilegiato, legato alla presidenza, detto “la famiglia”. Questo gruppo è il principale beneficiario degli “storni” di denaro pubblico legati al gas e ai grandi progetti infrastrutturali. Le ricchezze accumulate sono notevoli.

L’oligarchia  classica si era pronunciata prevalentemente in favore dell’adesione alla UE per pragmatismo, per sottrarsi al potere economico della famiglia e l’influenza del business russo, una tenaglia pericolosa.

Questa oligarchia si sta allontanando dai ranghi del potere, soprattutto dopo la minaccia di sanzioni da parte occidentale seguite alla repressione brutale delle manifestazioni, ai provvedimenti di censura dell’opposizione.

Da Novembre il centro di Kiev è presidiato da gruppi di manifestanti . Il parlamento è chiuso. Il governo , ( che si riunisce lontano dalla piazza  ), ha agito come se la crisi non esistesse. Sul piano economico gli accordi decisi a Mosca il 17 Dicembre si stanno applicando: le misure previste per ridurre la dipendenza energetica del paese nei confronti della vicina Russia sono state annullate.

L’impresa nazionale Naftogaz deve sottomettere ogni mese al ministero dell’energia, controllato dalla famiglia, le sue previsioni di pagamento e fare un rapporto giornaliero sulla circolazione dei suoi fondi.

Nelle previsioni di bilancio sono previsti tagli del 20% per l’università e del 30% della ricerca.

Come fa notare un economista ucraniano Oleg Soskin,; “ Da un lato , facciamo parte dei trenta paesi che contano il più gran numero di miliardari; dall’altro siamo entrati nella lista dei paesi in forte impoverimento e continuiamo con le politiche che lo provocano”.

Quanto al popolo inutile domandare da che parte stanno. Se su altri piani i manifestanti presentano differenze, sulla questione sociale l’accordo è unanime. Rispondono che vogliono un’economia sana, dove le ricchezze non siano accaparrate da un manipolo di privilegiati.

Toni Ferigo

1 commento
  1. Operai Liberi Fim Cisl
    Operai Liberi Fim Cisl dice:

    MA NOI CI CHIEDIAMO:
    COME MAI IN GRECIA, DOVE LE PROTESTE ERANO ORGANIZZATE DA UNA MAGGIORANZA SINDACALE, ANARCHICA, SOCIALISTA E COMUNISTA, L’EUROPA HA FATTO DI TUTTO E STA FACENDO DI TUTTO PER IGNORARLI E APPIOPPARGLI L’ETICHETTA DI TERRORISTI.
    INVECE IN UCRAINA, PUR CAPENDO LA SITUAZIONE DEL PAESE CHE HA PORTATO AD UN MALESSERE GENERALE E ALLA RIVOLTA, DOVE LA MAGGIORANZA DEGLI ORGANIZZATORI è FASCISTA, NAZISTA E NAZIONALISTA L’EUROPA APPOGGIA LE RICHIESTE DEI CONTESTATORI?
    MOLTI CI CONTESTERANNO: < OVVIO IN GRECIA ERANO ANTI EUROPEISTI E IN UCRAINA SONO EUROPEISTI!>
    E’ VERISSIMO!
    MA, ALLORA VUOLE DIRE CHE, LA COMUNITA’ EUROPEA, è PRONTA, PUR DI FAR VALERE LE SUE POSIZIONI ECONOMICHE E POLITICHE, A SOSTENERE MOVIMENTI NAZI-FASCISTI, COME PER ALTRO FATTO IN UNGHERIA ADDIRITTURA AL GOVERNO UN GOVERNO NAZIONALISTA DI ESTREMA DESTRA!
    ECCO CHE, SECONDO NOI, LA STORIA SI RIPETE!
    MEDITIAMO OPERAI, MEDITIAMO!
    operai.fim@gmail.com

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