Ezio Mauro in "Trump presidente, ha vinto la rabbia dei dimenticati "- sul sito La Repubblica – mette al centro della riflessione l'ascesa dei «forgotten men», il nuovo Dio sconosciuto d'America. Chi si sente derubato del futuro ascolta il pifferaio che passa e promette di prendere a calci il sistema..L'uomo dimenticato è in mezzo a noi, lo conosciamo ogni giorno, ma non lo vediamo perché non è un soggetto politico. E qui c'è la grande questione che sta dietro il risultato americano, e riguarda tutti noi: perché quel "forgotten man" non è rappresentato. Non è necessariamente un povero, piuttosto si sente un espropriato. Gli hanno tolto qualcosa, non sa dove e quando, ma crede di sapere chi lo ha fatto: l'élite, quell'insieme di vip (la parola più orrenda degli ultimi decenni, che conteneva già tutto quel che ci sarebbe successo), di istituzioni, di politica, banche, affari, organismi internazionali, agenzie di rating, governi, media, mercati, esperti, professori e intellettuali. Un mondo della competenza e dell'esperienza – come Hillary Clinton – che sta oltre il ponte levatoio, oltre il fossato che divide chi ce l'ha fatta dagli altri. Un mondo che sa tutto, ma per sé, non per tutti.

Non è un istinto di classe, quello dei "forgotten", perché non hanno sentimenti e interessi di classe, né politici o tantomeno ideologici: vivono dispersi, con frustrazioni individuali e paure personali che faticano a sommarsi e certo non riescono a raccogliersi in una forma visibile di rappresentanza. Hanno perso il lavoro, in America lo hanno in buona parte ritrovato (in Italia no) ma la loro vita ha fatto un giro, hanno sperimentato un precipizio sociale che ha invertito le aspettative di progresso, di crescita, di poter proiettare i figli in una condizione migliore della loro. In una parola qualcuno gli ha sottratto il futuro ed è qualcosa che non possono perdonare. Sono operai, impiegati, ex manager, contadini, professori, caduti in una condizione comune di spaesamento nella quale non si vogliono riconoscere e da cui vogliono uscire individualmente.

Come si chiama questa nuova condizione? La politica tradizionale non lo sa. (…)

In allegato anche un articolo di Baverly Gage pubblicato sul sito The New York Times,  dal quale probabilmente trae spunto Ezio Mauro.

  • Trump presidente, ha vinto la rabbia dei dimenticati_Mauro_ sito La Repubblica
  • Chi è il Forgotten Man? di Beverly Gage  sul sito The New York Times

Allegato:
ha_vinto_la_rabbia_dei_dimenticati_mauro_repubblica.doc
chi_e_il_man_forgotten_gage_nyt.doc

1 commento
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:

    L’inaspettata vittoria di Trump sulla Clinton pone il problema di capire, al di là delle reazioni alla notizia e delle personali preferenze, le ragioni della sua vittoria. Riservando ad altri momenti una riflessione più articolata e motivata mi limito a tre aspetti:
    1) come dice Michele Ainis su La Repubblica dell’11 novembre, “la democrazia costituisce un’eccezione, una scheggia della storia. A osservare la corsa dei millenni i regimi teocratici e dispotici esprimono di gran lunga la regola, come la guerra rispetto ai tempi di pace.” Forse ciò che accade in America non è che questo: la regola che sta riconquistando il suo primato sull’eccezione. Condivido e non mi piace affatto. Considero la democrazia il migliore tra i sistemi di governo messi in campo dall’evoluzione politica di millenni, ma non posso non riconoscere quanto grande sia il deficit di cultura che vive la grande maggioranza delle persone che abitano i sistemi democratici.
    2) non credo a manovre occulte dei così detti “poteri forti”, perché sono indimostrabili, quanto piuttosto all’esito congiunto di cause diverse. Le più importanti sono la sfiducia che le persone manifestano verso le classi dirigenti percepite come un covo di profittatori lontani dal loro bisogni, pensieri ed esigenze di vita e un sistema elettorale, quello americano è così, più orientato alla governabilità che alla rappresentanza. Tanto è vero che è stata condannata la Clinton che pure ha ottenuto 200.757 voti in più di Trump, e premia Trump che ha ottenuto meno voti.
    3) In questa lunga fase storica in cui la prepotenza dei capitalismi globalizzati e dell’economia finanziaria colpisce e riduce le condizioni di vita di milioni di persone che si sono sentite prive di una difesa diretta e indiretta, è passata in seconda fila la dimensione della giustizia sociale e la lotta alle disuguaglianze,che piuttosto che ridursi si sono di molto ampliate, negli USA come nel mondo.
    Le mancate risposte a questi problemi hanno comportato lo stravolgimento e svuotamento di quelli che le persone dei ceti popolari consideravano come valori di riferimento, rendendo, di fatto, inservibili i tradizionali criteri di discernimento e favorendo una visione debole delle relazioni e dei valori etici, religiosi e culturali che genera forme di insicurezza che portano verso visioni conservatrici.
    Tutto ciò detto c’è di che disperare o di che sperare per l’America, per il mondo e per l’Italia?
    Non lo so, ma voglio razionalmente mantenere viva la speranza di un mondo migliore. Ciò che so è che abbiamo bisogno di più e non di meno Europa. Rodolfo Vialba

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