Il flop dei sondaggi, il fallimento dei media, perde il giornalismo: sono titoli ricorrenti a commento dell’elezione di Donald Trump. Giorgio Napolitano arriva a dire “La vittoria di Trump è uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale”, dimentica qualcosa del 900. Fabrizio Randolino, ex-dalemiano di ferro va più in là “il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la democrazia occidentale”. C’è da rimanere basiti ancora di più che non nella notte dei risultati! Perché non interrogarsi se la waterloo dei media è imparentata con la sgangherata filastrocca anti Trump che proprio i media (web e cartacei) hanno messo in scena, ignorando le ragioni e le istanze dei forgotten men (vedi Ezio Mauro), genericamente accumunate al generico termine “la pancia” dell’America.

Quelle persone in carne e ossa, invisibili, privati di un canale per esprimersi, hanno battuto un colpo, sostenendo chi (Trump) osteggia questo tipo di globalizzazione (poche regole e tanto dumping sociale) riproponendo protezioni nazionali.

C’è da meditare su questo -anche per l’Europa, per l’Italia –  più ancora del fatto che la Clinton abbia perso pur prendendo più voti popolari di Trump (59,2 milioni contro 59 milioni di voti, 47,6 contro 47,5%). Un evento raro negli Usa, nelle ultime 15 elezioni presidenziali, dal 1960 anno in cui vinse J.Kennedy, un analogo fatto è avvenuto (sempre a favore dei repubblicani) nel 2000 con la vittoria di Bush su Al Gore.

I giornali e i media non sanno più descrivere la realtà? Il politicamente corretto è nella sostanza un piatto conformismo che “costringe” a pensare quale sia la cosa più opportuna da dire e scrivere, anziché dire cosa si pensa e si vede effettivamente? Probabilemente è così.

Come sarà l’America di Trump? Poco più di trent’anni fa (caduta del muro di Berlino 1989) iniziava la globalizzazione del liberismo più sfrenato. Probabilmente cambierà molto.

Alcuni articoli per approfondire.

Allegato:
il_flop_dei_sondaggi_e_media_alfieri_avvenire.pdf
le_quattro_sfide_e_il_protezionismo_alesina-giavazzi.doc
trump_non_e_reagan_letta.pdf
ecco_come_ha_vinto_pistolini_fq.pdf
lamerica_che_verra_gaggi_corsera.pdf
patria_famiglia_orgoglio_trump.pdf
la_mappa_del_voto_repubblica.pdf

1 commento
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:

    La lezione americana e le domande italiane.

    Occorreva che Trump diventasse presidente degli USA perché la politica americana, i “liberal” in particolare, si rendessero conto del vuoto lasciato dal sindacato e della condizione dei lavoratori.
    Il professor Michael Kazin, della Georgetown University di Washington, in un articolo pubblicato su il giornale “ Wall Street Journal “ sostiene, con una serie di forti argomentazioni, che il declino dei sindacati ha contribuito ha determinare le condizioni per cui molti lavoratori, che si sono sentiti vulnerabili e poco difesi, hanno scelto Trump e il populismo.
    Mi chiedo se questa “lezione americana” non abbia qualcosa da insegnare anche a noi. Visto che molti dei lavoratori italiani votano Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5S, che più che forze politiche popolari sono “populiste”, non è il caso che la politica, in particolare quella che dovrebbe essere attenta e dare rappresentanza e risposte al mondo del lavoro, si interroghi e ponga fine alla “disintermediazione”, cioè alla preferenza data al rapporto diretto tra i lavoratori e Governo, che ha delegittimato il sindacato, ha prodotto la riduzione sia del potere di acquisto dei lavoratori che delle tutele e delle garanzie nel rapporto di lavoro. E per il movimento sindacale, in particolare CGIL CISL UIL, nessun insegnamento?, nessuna riflessione sulle cause della loro crescente marginalità? le divisioni che l’attraversano, in tutto ciò, che rilievo hanno? Politica, quella politica, e sindacato quando e come pensano di porre rimedio, quando sarà troppo tardi per farlo? R. Vialba

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