La buona sorte mi ha fatto essere presente all’incontro con Carole ,la moglie di Ezio Tarantelli e il figlio Luca , alla presentazione del lungometraggio “ La forza delle idee” sull’avventura umana, intellettuale e di impegno sociale di Ezio.

Quando Luca , aveva allora tredici anni ,seppe dalla mamma della morte del padre, ucciso da un comando vicino alle brigate rosse , chiese alla madre e a se stesso “ che sarà ora della mia vita ?”. Una risposta è anche nel bellissimo ricordo che ci trasmette nel film. Luca è la voce che accompagna le immagini, che racconta, pone domande, riflette. Immagini solari, Ezio e Carole in USA negli anni sessanta, i campus universitari, le manifestazioni per il Vietnam,le spiagge sull’oceano  e poi in Italia i giochi nel parco, di nuovo spiagge ,questa volta sul mediterraneo,sorrisi,gioia. Ezio che canta in inglese le canzoni degli anni 60.Immagini  nel suo lavoro intellettuale,i colleghi della banca d’Italia e dell’università e infine quelle tragiche della sua morte assurda: “ ancor oggi mi chiedo come sia stato possibile”, ci dice Carole.

Luca va alla ricerca di chi era suo padre per gli altri, si chiede cosa alimentava la sua passione per la giustizia e il suo ostinato cercare per fare della scienza economica uno strumento per combattere la disoccupazione, le disuguaglianze di reddito, difendere i salari dall’inflazione. Forse il ricordo del padre , si chiede Luca , che la disoccupazione l’aveva dolorosamente conosciuta.

Lo cerca nelle parole di chi gli era accanto nella sua avventura: economisti, studiosi di relazioni industriali, dirigenti della banca d’Italia e di Pierre Carniti che a lui, iscritto alla CGIL,aprì le porte del sindacato senza pensarci due volte.Le testimonianze sono più che belle, appassionanti ,senza retorica, commemorazioni di prammatica. Ricordi vivi di situazioni, incontri,parole. Grande onestà intellettuale. La calda umanità di tutti :di Aris Accorsero che cercò di spiegargli le complicazioni della politica, di Rita Di Leo, degli economisti alle prese con le sue elaborazioni econometriche, di Aurelio Ciampi a cui si inumidiscono gli occhi e di Pierre Carniti il compagno di avventura.

Quando fu emesso il decreto, Tarantelli non lo considerò una sua vittoria ci ricorda Aris, “ lui voleva un accordo non un decreto”. Sognava, un po’ all’americana le soluzioni win-win.

Nel film non c’è traccia di giudizi, accuse, rimproveri. E’ interamente attraversato dalla domanda di Carole“ come è stato possibile ?” , “ chissà cosa ci avrebbe ancora dato “. Ezio era un utopista senza dichiararlo, perseguiva un sogno forse irrealizzabile: fare dell’economia uno strumento di cambiamento sociale, di giustizia. Sentiva che questo era la sua “ mission “ intellettuale, non gli mancava un pizzico di titanismo. Per far questo ci voleva studio, elaborazione, rottura di schemi considerati obsoleti. Era un uomo libero,senza etichette precostituite. Molto probabilmente aveva difficoltà a capire i sofismi della politica le cui ragioni , parodiando Pascal,sono spesso incomprensibili alla ragione . Certamente non era d’accordo con il Manzoni della “giustizia non è di questo mondo”.

Il film è solo sfiorato dal cosiddetto bilancio politico. A ciascuno il suo con rispetto e onestà.Tra i dirigenti del tempo solo Carniti ha la parola, Lama,Trentin,Crea non sono più tra noi, e ci ricorda il perché la CISL avesse trovato  un grande alleato e ispiratore.Molto di più di un compagno di strada. Li univa l’indipendenza e la potenza della libertà interiore e di pensiero. C’era bisogno di una strategia, di una proposta anche indigesta, " ma ci capiranno" insisteva Ezio.

A chi scrive non mancarono i dubbi, le incertezze. Ci volle un pò per capire. Solo ascoltando Carniti nella migliore assemblea sindacale della mia vita ,le perplessità si allentarono e mi convinsi delle ragioni della proposta. Le idee che Tarantelli ci proponeva avevano forza. Una forza che costrinse tutto il sindacalismo ad una discussione serrata, a volte aspra ma grande come grandi erano i problemi. L’unità era ferita ma nessuno di coloro che l’avevano perseguita la considerarono morta.Non è un caso se uno dei ricordi più veri di Bruno Trentin lo ha scritto proprio Pier Carniti che ci ha anche invitato a non fare paragoni con l’oggi. Nulla a che fare con  le meschinerie  con cui si giustificano divisioni incomprensibili e si può persino sentire che “essere in tre non da valore aggiunto”, che lo sciopero promosso da un’altra organizzazione è “greco” ,salvo poi ,poco dopo ,tuonare di “ribellione “ e “di andremo fino in fondo e anche di più” ,facendo a pugni, tra l’altro, con la logica.

L’esecrato novecento e gli esecrati anni 70 ci hanno dato anche uomini come Ezio Tarantelli e la fortuna di incontrarli. Come il grande Luis Amstrong canta alla fine , “ I miss you”. Davvero persone come lui ci mancano.

Grazie a Luca ,a Carole, alla regista e anche alla Fondazione Nocentini per questo regalo di Natale.La buona sorte ha bisogno di occasioni per aiutarci.Questa volta l’ha avuta.

 

Toni Ferigo

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