La Cisl e la Fim sono state fermamente, se sono ancora, contro il sindacato giallo. Sarebbe  bene che i dirigenti sindacali Fiom, come Giorgio Airaudo, e il giornalista Paolo Griseri prima di lanciarsi in paragoni storici sul sindacato “giallo” si documentassero, soprattutto quando vogliono ricostruire la  storia della Fim di Torino. Nel marzo 1958 venne diffuso in Fiat un provocatorio volantino anti Fiom in cui si affermava che candidarsi o fare lo scrutatore per un sindacato di sinistra (nello specifico la lista Fiom) equivaleva a mettersi in lista per il licenziamento. Gli autori del volantino restarono anonimi (successivamente sarebbe stato attribuito all’organizzazione ‘Pace e Li­bertà”), ma il sospetto è che la direzione aziendale non fosse estranea all’iniziati­va.

La forte presa di distanze della segre­teria provinciale Fim dall’iniziativa pro­vocò la decisione della Cisl di non pre­sentarsi alle elezioni di Commissione in­terna alla Fiat. La Cisl fin da allora ha combattuto il “giallismo” padronale di corruzione e di intimidazione.

Dunque è un falso attribuire alla Fim di Torino di aver tappezzato Mirafiori con quel vo­lantino. Il segretario generale della Cisl Pastore solidarizzò con le posizioni del­la Fim torinese che difendevano la li­bertà sindacale per tutti. Lo stesso fece a Ivrea contro la Olivetti che aveva creato il sindacato aziendalista “Comunità di fabbrica”.

Altro falso storico è la motivazione da cui nasce il Sida e l’espulsione dei suoi membri di commissione interna dalla Fim (1958). La divergenza è storicamen­te quella della prevalenza delle decisio­ni degli organismi aziendali, allora le CI., rispetto al sindacato che rappresen­ta gli interessi e la solidarietà di tutti i la­voratori, non solo di quelli Fiat.

Era la prova dell’intransigente autonomia della Cisl dalla Fiat.

nota di G.Avonto, T.Ferigo, A.Serafino e A.Tridente inviata a Giorgio Airaudo e Paolo Griseri  a precisazione di quanto dichiarato dal Seg.Naz. Giorgio Airaudo pubbicate su La Repubblica del 24-3-11

Ringraziamo Toni Ferigo, Giovanni Avonto ,Alberto Tridente e Adriano Serafino per la precisazione. La scelta del paragone storico, com’è evidente dal testo dell’articolo, è stata fatta dalla Fiom e certamente questa precisazione aggiungerà argomenti al dibattito. E’ un fatto che il livello dello scontro tra organizzazioni sindacali sulla vicenda Fiat ha assunto toni molto pesanti e che forse oggi “gesti di auto riforma” come quello compiuto da Pastore per rivendicare l’autonomia della sua organizzazione dalle scelte aziendali, non sembrano probabili. Ma questo non va certo detto a Ferigo, Avonto, Tridente e Serafino.

(paolo griseri )

Questa nota di precisazione e di risposta è stata pubblicata sulla pagina “Lettere” de La Repubblica del 27 marzo 2011

In allegato – L’articolo "Bertone, Fiom e Fim in guerra..trornano gli anni 50" di P.Griseri 24-3-11

Allegato:
Bertone e gli anni cinquanta_24-3-11.doc

1 commento
  1. antonio-ferigo-d74
    antonio-ferigo-d74 dice:

     Non riconoscere di aver detto e pubblicato stupidaggini è limite grave per chi occupa posizioni di responsabilità . Soprattutto se le stupidaggini ledono la dignità di un’organizzazione.Mi auguro che Airaudo riconosca semplicemente di aver sbagliato sia nel riferimento storico, sia nel comportamento. Non si fanno certe provocatorie affermazioni in maniera superficiale e senza la dovuta verifica. Essere troppo sicuri di sè e solo sintomo di presupponenza.

    In quanto alla risposta di Paolo Griseri è  degna di un gesuita del 600.  Il titolo dell’articolo è già un programma e la nota sulla nascita del SIDA sbagliata. Gli errori non sono argomenti e su questi non c’è nessun dibattito da proseguire. E’ anche vero che se sbaglia il maestro anche l’allievo non può farla giusta.

    Infine oggi Pastore non avrebbe bisogno di intervenire per affermare l’autonomia. Non lo fece neanche allora. La sua presa di posizione fu contro l’azienda in nome del pluralismo sindacale e la scissione del SIDA fu un fatto politico. Non si accusò il SIDA di essere venduto ma di avere una concezione limitata e "localistica" dell’azione sindacale.

    Non avrebbe comunque neanche ragione di intervenire perchè l’autonomia della FIM Torino è fuori discussione e anche solo un accenno  contrario ha il sapore del giudizio ingiurioso.

    La dialettica politica è una cosa , e gli amici della FIM sanno che non mi tiro ,insieme agli altri firmatari,indietro se devo esprimere perplessità e critiche, la rissa ignorante è un’altra , non degna della tradizione sindacale torinese.

     

    Toni Ferigo

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