L’attualità de “Il Tamburino” a 50 anni dalla pubblicazione. Un aiuto per l’emergenza educativa e formativa in campo sociale, sindacale e politico. Il 19 aprile scorso ho partecipato, presso la “Società di mutuo soccorso d’ambo i sessi Edmondo De Amicis” a Torino, alla presentazione del libro collettivo “il TAMBURINO, storia di un gruppo di giovani rivolesi”. Anzitutto va riconosciuto al coordinatore dell’iniziativa Adriano Serafino ed al gruppo che ha ideato e realizzato l’opera editoriale, semplice nella veste ma ricca nel contenuto, il merito di aver riportato all’attenzione ed alla riflessione dei nostri tempi, assai diversi dal passato di 50 anni fa, gli ideali di un gruppo di giovani fortemente motivati che si sono poi inseriti nella vita sociale, nel sindacato, in politica.

La pubblicazione ricostruisce i 5 anni di vita del ciclostilato in proprio “il TAMBURINO” (1960 – 1965), è arricchita dal contributo di interlocutori e da redattori dell’epoca e da “pezzi” redazionali brevi ed incisivi. Un’iniziativa lodevole che va apprezzata perché evita l’oblio di un minuscolo segmento di buona storia locale (Rivoli, provincia di Torino) e salva materiale di forte impatto sociale per chi vuol conoscere e comprendere tensioni, passioni, ideali, impegno di 32 giovani che scrivono confrontandosi serratamente, partendo da una iniziale scelta di fede perché i giovani protagonisti erano dell’Azione Cattolica.

In 50 anni molto è mutato proprio nella comunicazione; l’oggi è frettoloso, pieno zeppo di notizie, informazioni, dati, commenti, molte volte contradditori, comunicazioni che arrivano frettolosamente ed altrettanto frettolosamente si perdono, si dimenticano. Idee, notizie, modalità redazionali de “il TAMBURINO” sono da rileggere per cui il salvataggio del ciclostilato, anche sotto il profilo archivistico, è opera lodevole. Il libro è utile agli operatori sociali e mi permetto di consigliarne la lettura.

 

Altro aspetto positivo della pubblicazione è la domanda “A cosa è servita quell’esperienza?” posta a piè di ogni pagina della riproduzione della prima facciata e degli editoriali de “il TAMBURINO”, domanda alla quale 15 amici redattori si sono interrogati. Sottolineo una delle 47 risposte sull’utilità di quella esperienza: “A trovare valori che hanno dato senso alla vita, a formare la personalità” Confrontando la mia esperienza di quegli anni, impegnato a pieno tempo nel sindacato e frequentatore di gruppi sociali, politici e religiosi in quel di Ivrea, registro nel sindacato come nei partiti e nelle stesse comunità di credenti la mancanza di iniziative formative, la pigrizia alla lettura ed all’approfondimento, lo scarso ascolto del prossimo, la poca voglia di misurarsi sulle idee e le difficoltà a mettere in luce, anzitutto nell’azione, valori ed ideali solidaristici e di lotta all’ingiustizia. Molti non riescono nemmeno a scandalizzarsi per i negativi comportamenti di chi è preposto a ruoli pubblici e di intervento sociale, come potranno costoro lottare per l’equità e sviluppare un percorso di solidarietà?

 

Oggi, da quel che osservo quale anziano ultra settantenne che fatica ma non rinuncia a dare un suo modesto contributo ai processi politico-sociali, rilevo l’esistenza di una vera emergenza educativa e formativa ed il prevalere di atteggiamenti quali il pensare a sé stessi, il badare alla propria carriera, il chiedere senza mai dare, l’impigrirsi attorno al proprio mondo dimenticando i licenziati ed i senza lavoro, i Rom, gli immigrati, le popolazioni del pianeta che vivono in condizione di estrema povertà anche per lo sfruttamento occidentale, le guerre e la violenza.

Oggi serve un colpo d’ala da parte di tutti: associazioni, sindacati, gruppi, partiti, comunità parrocchiali per porre ed affrontare l’emergenza educativa e formativa, per favorire la crescita della personalità, di una personalità radiosa negli ideali ed altruista nell’azione, attenta ed intelligente, capace di osare, di rischiare, di lottare.

 

“Il TAMBURINO” ristampato è ottimo stimolo per rimettere in circuito nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e negli spazi sociali, nelle scuole e nei gruppi di amicizia, quei valori che nel periodo conciliare del Vaticano II influenzarono dibattiti ed azioni dei giovani rivolesi, mentre nel Paese e nel Mondo intero aprirono speranze ed incoraggiarono aneliti di libertà e di giustizia per assicurare a tutti, donne e uomini, la dignità dell’essere persona. A noi tutti l’impegno a riprendere quei temi ed a scuotere chi resta immobile, come fecero i giovani redattori del “Foglio informativo di giovani democratici cattolici” di Rivoli.
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *