Il Pil e le verità nascoste  di Giuseppe Bianchi . L’uomo ha sempre aspirato alla felicità rendendo diversamente esplicito tale sentimento a seconda delle opportunità offerte dai diversi periodi storici e del grado di tolleranza delle ideologie dominanti nei confronti degli umani desideri. Ciò non ha impedito che ogni generazione perseguisse il suo spicchio di felicità rendendosi attiva nel processo, prima di liberazione dalla indigenza, premessa di libertà, soddisfacendo i bisogni materiali e poi passando all’appagamento dei bisogni immateriali legati alle conoscenze, alle relazioni sociali e così via.

Questa storia rischia di essere perduta? Il nostro popolo di oggi impaurito del presente si sta chiudendo in un benessere povero di felicità? Queste domande mi sono state suggerite dalla lettura di un agile volume (poco più di 80 pagine) scritte da Giuseppe Alvaro dal titolo “Il Pil e le verità nascoste”, edito da Edda Edizioni, Roma. Giuseppe Alvaro non è un filosofo né tanto meno un profeta. È un professore emerito di Statistica Economica, un economista della vecchia scuola che sa ambientare i processi economici nel divenire della società.

Chiarito il significato di Pil (acronimo di Prodotto Interno Lordo) come l’insieme dei prodotti e dei servizi che sono venduti sul mercato per essere consumati, investiti o esportati, l’autore rileva come questa misura statistica definisca oggi l’orizzonte che delimita le aspirazioni della nostra collettività. Il Pil, nella sua dinamica, è la grandezza con cui si misura il progresso di una collettività, la sostenibilità del suo debito pubblico e delle politiche di bilancio. È la grandezza che, distribuita tra consumi e investimenti, tra capitale e lavoro, esprime l’efficienza economica e la giustizia sociale realizzata da un paese. Il Pil è, insomma, il paradigma intorno al quale ruota l’organizzazione economica e sociale di una società. (…)  per proseguire aprire l’allegato

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