Giorgio Barberis, in “Il fascismo eterno. Un rilettura di Umberto Eco”, su www.volerelaluna.it del 26 gennaio, tra molte riflessioni si pone questa domanda < (…) Ecco la questione fondamentale. Che cos’è il “fascismo”? Come lo si può e lo si deve interpretare? Che cosa sia stato lo sappiamo bene, anche se alcuni tendono a dimenticarlo. Che cosa, invece, sia oggi è questione più discussa. Quando parliamo di fascismo ci riferiamo (solo) a una realtà storicamente determinata, confinata nei regimi totalitari tra le due guerre mondiali del Novecento, oppure a un modo di pensare e sentire, a un’abitudine culturale, a un insieme di istinti, pulsioni e idee che hanno una valenza “meta-storica”, e che quindi sono destinati e durare? Si tratta di un fenomeno storico circoscritto – che sia “rivelazione” dell’arretratezza del Paese, come nella lucidissima analisi di Piero Gobetti, o una “parentesi” nel corso liberale della storia nazionale, secondo la nota tesi di Benedetto Croce –, o è invece una “categoria dello spirito” che travalica i suoi confini cronologici? È una “retorica” che ha esaurito (fortunatamente) le sue parole, oppure un lessico buono per ogni ambizione liberticida e totalitaria? È qui che Eco introduce la sua categoria di fascismo “eterno”…> https://volerelaluna.it/allarmi-son-fascisti/2022/01/26/il-fascismo-eterno-un-rilettura-di-umberto-eco/

La stessa domanda la pone, in questa campagna elettorale, Corrado Augias, in “Il fascismo eterno come stato d’animo”, La Repubblica 29 Agosto, che così inizia < Nel bell’intervento di venerdì 26 scorso su queste pagine, il professor Federico Varese si è chiesto fino a che punto sia giustificata l’accusa di “fascismo’” rivolta a Vladimir Putin. Mi ha colpito, tra le altre, questa frase: «Ci fu un solo nazismo ma molti fascismi. Il primo era un regime particolare, con una teoria della razza, neopagano, totalitario, con una precisa filosofia della volontà di potenza. Il secondo non aveva una visione monolitica, risultava nebuloso, fondato su un sincretismo flessibile». Descritto così diventa più comprensibile l’appellativo di “eterno” che Umberto Eco attribuì al fascismo – descrivendolo cioè più che come un’ideologia o un regime, come uno stato d’animo. Trasferendo la questione alla brutta campagna elettorale in corso, ci si può chiedere fino a che punto abbia colto nel segno la sinistra impostando la prima parte della campagna elettorale su un possibile pericolo “fascista”. Centrare uno stato d’animo, colpire la nebulosa, cangiante natura del fascismo è praticamente impossibile, tanto più se i richiami alle infamie del regime vengono ormai rinnegati dagli stessi eredi diretti. (…) per proseguire aprire l’allegato

Dal 31-10-1922 al 25-7-1943

Dunia Astrologo, in “Individuare il terreno su cui contrastare le destre”, su www.laportadivetro.it, riprende le riflessioni di Federico Varese e di Corrado Augias proseguendo con queste considerazioni < (…) E se descriviamo come fascisti Meloni e Salvini, nonché Berlusconi con la sua corte, è perché troviamo in loro, a piene mani, tratti comuni di quella sottocultura del popolo italiano che Gramsci descriveva come quell’«apoliticismo del popolo italiano che viene espresso con le frasi di “ribellismo”, di “sovversivismo”, di “antistatalismo” primitivo ed elementare»che è stato il brodo di coltura del fascismo. (…) È quindi effettivamente inutile cercare di aprire gli occhi agli elettori settembrini agitando lo spauracchio del fascismo, di cui la maggior parte degli italiani di oggi non sa probabilmente identificare o ricordare i tratti.

Quello che andrebbe fatto piuttosto, se il tempo lo consentirà, è di individuare nel progetto politico delle destre galoppanti tutti gli elementi non “popolari”, anzi nemici delle condizioni di vita materiali delle classi popolari e delle loro aspirazioni di riscatto sociale di oggi e di domani. Bisognerebbe mettere in evidenza quanto costerà ai giovani, alle donne, agli anziani la realizzazione delle propagandate “riforme” della destra. Bisognerebbe ricordare a tutti le vere -a suo tempo dichiarate o rese evidenti in differenti esperienze di governo – idee di fondo sulla sanità pubblica, sui diritti dei lavoratori, sulla possibilità di accedere all’istruzione e al mondo del lavoro, sulla libertà di competere nell’industria e sul ruolo che dovrebbe avere il nostro Paese nel contesto internazionale (con quali alleati, con quale idea di Europa) e così via. (…) > Test completo qui https://www.laportadivetro.com/post/individuare-il-terreno-su-cui-contrastare-le-destre

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Guido Alfani in “La destra e le diseguaglianze, su La Repubblica, scrive < …Secondo stime recenti, nel 2021 il 10% più ricco degli italiani percepiva il 38% del reddito nazionale e deteneva circa la metà della ricchezza (l’1% più ricco, da solo, ne deteneva circa un quinto). La diseguaglianza di reddito, in particolare, è andata aumentando negli ultimi anni, anche a causa del Covid-19. La pandemia, come ormai noto, ha colpito più duramente gli strati deboli della popolazione, favorendo un aumento della povertà nonostante i ripetuti interventi del governo (nella prospettiva del contrasto alla povertà, anche il reddito di cittadinanza è stato utile). A differenza della diseguaglianza in quanto tale, la povertà sembra preoccupare più o meno tutte le forze politiche, anche se la parola non compare mai nel programma comune del centrodestra. Immaginiamo che si vogliano ridurre diseguaglianza e povertà. Per raggiungere questo obiettivo su può agire o sul lato del prelievo o su quello della spesa. Sul lato del prelievo, ciò richiederebbe aumentare la progressività (cioè far pagare un po’ di più i ricchi, e un po’ di meno i poveri), anche senza aumentare la pressione fiscale media. In articoli recenti ho analizzato le proposte di riforma dell’imposta personale sul reddito e dell’imposta di successione…> per proseguire aprire allegato.


Roberto Esposito in “L’ultima metamorfosi del potere”, su La Repubblica, commenta il recente libro “Nuovi poteri” di Maria Rosaria Ferrarese, edito da Il Mulino, che racconta < del potere camaleontico da sempre, nella nostra epoca è diventato insieme carismatico e privatistico. Con tre sfide davanti: clima, salute, economia. Quella che un tempo era una solida architettura, fatta di gerarchie verticali, è diventata una trama diffusa in cui non domina più la politica>. Vedi allegato

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