I costi della transizione green

Automotive e Stellantis – Automotive un settore in crsi: 73.000 lavoratori a rischio – Stellantis di Tavares guarda a cieli lontani, non nazionali e prosegue con le uscite anticipate e incentivate (2.700 dal 2021) – Federmeccanica e Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil con una conferenza unitaria (3febbraio) chiedono un incontro urgente al Governo per definire un piano per salvare il settore. La produzione in caduta da 1,8 milioni di veicoli del 1997 agli attuali 700mila.

“L’ avviso comune” dei corpi intermedi verso le istituzioni è quanto indica una Direttiva europea, di molti anni fa, per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Come sindacato ne abbiamo fatto scarso uso preferendo gli incontri richiesti al Governo. L’avviso comune presentato unitariamente dai sindacati dei lavoratori e degli imprenditori è pertanto una novità. La segretaria nazionale della Fiom Re David ha sottolineato l’inedita iniziativa unitaria con queste parole :“È la prima volta in assoluto che Federmeccanica insieme a Fim, Fiom, Uilm presentano un documento comune sull’automotive. Questo dimostra la straordinarietà della situazione della crisi dell’automotive in Italia…”.  Proseguire con questi 2 link https://www.fiom-cgil.it/net/index.php/comunicazione/stampa-e-relazioni-esterne/9141-automotive-re-david-fiom-serve-un-atto-straordinario-chiediamo-al-presidente-del-consiglio-di-aprire-il-confronto-per-salvaguardare-e-promuovere-l-industria-e-l-occupazione https://www.fim-cisl.it/2022/02/04/stellantis-714-uscite-volontarie-incentivate-gia-previste-negli-accordi-precedenti/

Giorgio Pogliotti, su Il Sole, dedica un lungo articolo che così inizia. Accompagnare con misure di politica industriale la sfida della transizione green nell’Automotive per evitare effetti drammatici sull’occupazione e sulle filiere industriali. Con un’iniziativa inedita, Federmeccanica, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm hanno elaborato un documento unitario, illustrato ieri in una conferenza stampa, per lanciare il grido d’allarme e presentare un pacchetto di proposte, chiedendo di affrontare il tema a palazzo Chigi con il premier Mario Draghi e i ministeri competenti (Sviluppo economico, Transizione energetica e Lavoro). In vista della scadenza del 2035 fissata dall’Unione europea per lo stop alla vendita di nuove auto che producono emissioni di carbonio (entro il 2040 di furgoni) già si sentono gli effetti della transizione: nel 2019 sono state utilizzate 26 milioni di ore di cassa integrazione, nel 2021 quasi 60, mentre si annunciano migliaia di tagli del personale.. (…) per proseguire aprire l’allegato.

L’iniziativa unitaria si rivolge al Governo, ma ben sarebbe rimarcare la responsabilità del principale interlocutore del settore automotive, l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares che ha delineato in una recente intervista (vedi allegato) rilasciata a Federico Fubini, su il Corriere della Sera, la strategia del quarto gruppo mondiale che punta su cieli lontani dal Belpaese.

Nell’auspicato incontro con il Governo Draghi debbono rimbalzare le riflessioni e le domande che Romani Prodi ha scritto in Decarbonizzazione e nuovo piano industriale Stellantis: un’occasione per l’Italia,  su Il Messaggero e sul suo sito, in risposta all’intervista di Tavares.  Così inizia il professore. Le dichiarazioni che Carlos Tavares, Amministratore Delegato del gruppo Stellantis, ha rilasciato al Corriere, oltre ad essere affermazioni di oggettivo interesse, contengono elementi di novità e di preoccupazione sui quali è necessario interrogarsi. Anche perché Stellantis non è solo il quarto gruppo automobilistico mondiale, ma è l’unica impresa che opera in Italia con produzioni di serie. Le affermazioni di Tavares sono, sotto molti aspetti, sorprendenti e controcorrente: suscitano perciò punti interrogativi sia a livello globale che in riferimento al mercato italiano.Riguardo al quadro globale l’aspetto inatteso è l’attacco frontale che Tavares porta nei confronti dell’auto elettrica, come unica prospettiva della produzione mondiale. Pur prospettando un futuro tutto elettrico per il proprio gruppo produttivo (che comprende i marchi Peugeot, Citroen, Opel, DS e FCA), Tavares esprime la tesi che la scelta sia puramente politica e non contribuisca al miglioramento ambientale del pianeta. L’affermazione di Tavares che una vettura debba percorrere almeno 70.000 chilometri prima di compensare “l’impronta di CO2” creata dalla sola fabbricazione della batteria è un messaggio scioccante, anche perché vi andrebbe aggiunto l’inquinamento derivante dalla produzione degli altri componenti dell’auto, dalla demolizione delle batterie e dagli enormi investimenti  necessari per le nuove reti di rifornimento. (…) proseguire con questo link https://www.romanoprodi.it/strillo/decarbonizzazione-e-nuovo-piano-industriale-stellantis-unoccasione-per-litalia_18438.html

Ed è tempo che il sindacato si risvegli dal torpore che lo avvolge in tema di riduzione degli orari. La transizione green come quella digitale chiamano in causa la riduzione degli orari per bilanciare in parte la disoccupazione tecnologica e delle innovazioni. Un motore elettrico, come documentano molti studi e ricerche, richiede circa il 30% di particolari in meno. In più paesi si sperimentano o si discute di orari settimanali ridotti anche a 4 giorni. In Italia la strategia sindacale prosegue invece sulla strada delle uscite incentivate dal lavoro allargando il numero di pensionati precoci che pur possiedono esperienza e capacità di lavoro. Non può rimanere questa la risposta nell’era della transizione ecologica e climatica. Vedi articolo su questo sito. https://sindacalmente.org/content/orario-e-pensioni/

Ferdinando Uliano -Segretario nazionale Fim-Cisl Responsabile settore automotive

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