La Finlandia potrebbe essere il primo paese europeo ad avere “un reddito di base garantito” per tutta la popolazione. Se ne discute ovunque ma il governo finlandese è già al lavoro dopo un dibattito parlamentare. La sorpresa, se sorpresa si tratta, è che la Finlandia dopo le elezioni dell’Aprile scorso, è guidata da un governo di centro-destra, (vi è anche la partecipazione del partito nazionalista dei “finlandesi autentici”).

Che non si tratti di sorpresa è  che ci troviamo di fronte alla conferma che in alcuni paesi europei, con maggioranza politica centrista o centro-destra, vengono presentate riforme sociali da sempre etichettate di sinistra.

L’ultimo esempio è la Polonia. Ma se i titoli sono accattivanti, quali i contenuti? E se questi, con il vento che si respira, diventassero riferimento anche per altri governi, non di destra?

La decisione del parlamento e del governo finlandese è di sperimentare nei prossimi due anni un sistema definito “reddito d’esistenza” o “reddito universale”. Alla guida dell’esperimento vi sarà il direttore della sicurezza sociale. Obiettivo: versare ad ogni cittadino, indipendentemente dalla sua situazione personale, un reddito mensile garantito che sostituisce alcune prestazioni sociali. Il finanziamento è dato da una tassa generalizzata.

Il gruppo di lavoro incaricato della sperimentazione ha individuato tre possibili opzioni su cui lavorare e tra cui si dovrà scegliere: a) 800 € mensili; b) 550 €; c) un reddito di base (200 €)  mensile, con accompagnamento di prestazioni sociali da definire.

Le prime due ipotesi avrebbero un onere pesante per lo stato con la conseguenza di una drastica riduzione delle spese sociali e l’introduzione di tassazione specifica.

La terza opzione pare essere quella su cui si orienta il gruppo di lavoro. In campo anche una variante non ancora ben specificata per la tassazione.

In ogni caso ogni persona riceverà lo stesso reddito di base qualunque sia la composizione della famiglia. Una rivoluzione?….

Per una buona parte della popolazione, stando ai sondaggi, l’iniziativa parlamentare-governativa viene percepita come un grande cambiamento in positivo: 800 € mensili, (10.000 € annui ) è quanto, oggi un finlandese medio riceve addizionando tutte le prestazioni sociali, (ospitalizzazione, malattia, pensioni, disoccupazione, sostegni famigliari etc ).

Ma i favorevoli non tengono conto delle conseguenze sulla spesa sociale. La istituzione di questo reddito medio implica la rinuncia alla quasi totalità delle misure attuali di protezione sociale. In altri termini, si tolgono servizi pubblici e il cittadino dovrà ricorrere a sistemi di assicurazione privata. Vuol anche dire la fine delle pensioni legate ai contributi già versati.

Anche con 550 € mensili, si calcola che il reddito di base assorbirebbe i 2/3 di tutte le somme oggi destinate alla protezione sociale, che sarà inevitabilmente molto ridotta.

E’ il dilemma di ogni sistema di reddito generale garantito: se è elevato non è finanziabile; se è basso rischia di impoverire la parte della popolazione meno abbiente, privata delle prestazioni più redistributive. E’ il paradosso di questa proposta in apparenza convincente.

Molti cittadini finlandesi, persuasi che questo reddito di base sarebbe erogato a tutti, quindi si aggiungerebbe a quanto già dispongono, non considerano adeguatamente il “peso” della perdita di  parte o del tutto dei servizi oggi garantiti dallo Stato. Alcuni ne guadagnerebbero, altri ne perderebbero. Finchè il provvedimento e le regole non saranno definite  è impossibile sapere né chi, né quanti..

Una sola cosa è certa: con il reddito di base la protezione sociale che si regge sul principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”, cederebbe il passo ad un sistema d’intervento dello stato  dove, indipendentemente dalla necessità emersa,  ciascuno dovrà provvedervi e “arrangiarsi” con la stessa somma ricevuta. Per un povero sarà dura, per un benestante no. Non è a caso che sia stata proposto da un governo liberista.

Toni Ferigo

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