Filca-Cisl:”riferimento della ‘ndrangheta”?

Non solo più indizi, ora l’indagine è conclusa e ci sarà il rinvio a giudizio. La frase “Il sindacato di riferimento della ‘ndrangheta..” è ricorrente nei verbali dell’indagine torinese svolta dalla Guardia di Finanza e dal pm. Si riferisce alla Filca-Cisl per il tramite dell’allora componente della segreteria edili, Domenico Ceravolo. Si lascia inoltre intendere  che i vertici sindacali ne fossero a conoscenza, diretta o indiretta. Eppure nei congressi che si sono finora svolti nella Cisl torinese e nel Piemonte si è scelto di “non parlare” di questo inquietante caso di infiltrazione ‘ndranghetista nel sindacato.

Pensiamo sia un girare la testa, un grave e preoccupante errore che non si può coprire con l’affermazione dei dirigenti sindacali che ripetono “attendiamo con fiducia che la magistratura chiarisca e faccia il suo corso”, e limitandosi alla doversa applicazione della norma statutaria che prevede la sospensione daglli incarichi di un indagato, deliberata dopo la pubblicazione della notizia (ottobre 2024) del clamoroso arresto di Ceravolo, con la pesante accusa di essere lui il tramite del collegamento per “..il sindacato di riferimento della ‘ndrangheta…”. Vedi su questo sito articolo del 28-10-25 https://sindacalmente.org/content/infiltrazione-ndrangheta-nel-sindacato/

Nei giorni scorsi la cronaca cittadina di alcuni quotidiani nazionali hanno pubblicato la notizia che l’indagine del pm è conclusa e si attende il rinvio a giudizio con i relativi capi di accusa (vedi allegati). Siamo dunque ben oltre gli indizi… nonostante ciò, in Cisl, continua la consegna del riserbo e del silenzio sull’inquietante caso.

Un caso isolato? Il politichese, come il sindacalese, utilizzano il termine della “mela marcia” per circoscrivere i casi che vengono alla luce. Pensiamo sia semplicistico – e nel caso – anche alquanto irresponsabile risolverla così, per più ragioni che di seguito riassumiamo.

Il Piemonte e la città di Torino sono, oltre ai tanti pregi, anche elencati tra i territori che registrano un primato per l’infiltrazione della ‘ndrangheta  tra i colletti bianchi, nelle istituzioni, nella politica ed ora anche nel sindacato. Da tempo, lo sottolineano le denunce della magistratura e dei centri istituzionali che indagano  il fenomeno mafioso e delle associazioni a delinquere. L’area degli appalti e dei sub-appalti – numerosi nell’edilizia e dintorni – è un terreno dove abbondano le ramificazioni e i prestanomi del circuito clientelare, mafioso, ‘ndranghetista. Operano a contatto di gomito di noi tutti.

La Cisl dei nostri giorni non ha finora promosso informazione diffusa in tutte le categorie, di norme di vigilanza, avviato una discussione negli organismi e tra gli iscritti. Perché? Non è sufficiente attendere il corso della giustizia, è indispensabile agire quotidianamente per ridimensionare e contrastare il “brodo culturale” che alimenta l’azione clientelare-‘ndranghetista, affiancandosi alle Associazioni che già lo fanno da anni, come ad esempio Libera.

Quanto si è smarrito della la storia e dei valori della Cisl e della Filca torinesi? Quando in Valle Susa, a Bardonecchia, sono stati promotori di unità per operare le prime denunce sulla presenza di infiltrazioni mafiose. Allora a Torino si era increduli, era come parlare di Ufo.

Negli archivi della Fondazione Nocentini (creata dalla Cisl) certamente si potrebbero rintracciare documenti che si riferiscono a tali iniziative. Ancora di più si potrebbe saperne ascoltando le poche memorie orali di sindacalisti dell’epoca ancora in vita (tra questi certamente Bruno Geromin sindacalista storico della Fim_Cisl e della Cisl degli anni ‘60 e Arnaldo Fiammotto, sindacalista storico della Filca-Cisl). Una Cisl che sosteneva le iniziative coraggiose della FilCA che, negli anni 70, con la guida di Arnaldo Fiammotto, presentò – unitamente alla FILLEA (Cgil) e FENEAL(Uil) – un documento di denuncia (che prese il nome di “Libro Verde” per il colore della copertina) in una sala dell’Hotel Richi a Bardonecchia, davanti a giornalisti e politici. In quel documento che fece scalpore si publicizzarono, per la prima volta, i nomi di famiglie calabresi che monopolizzavano gli appalti in Valle. Fu inviato al Presidente della Commissione Antimafia. In quella sede si espressero anche giudizi critici verso la Magistratura, valutando tiepide e blande le iniziative di quel tempo, ne seguì una denuncia per oltraggio alla Magistratura per alcune parole espresse sopra le righe. Le prime iniziative erano state messe in campo, alcuni anni prima, aprendo al Sabato un recapito Cisl, a Bardonecchia, per consentire una presenza sindacale (con Bruno Geromin) nel territorio e per mantenere i rapporti periodici con un gruppo di cittadini che seguivano le denunce di un coraggioso maestro, Mario Corino, presente nel Consiglio comunale della cittadina che in seguito venne eletto sindaco (1972-78).

Negli anni molte cose sono cambiate, ma non sempre quello che viene dopo è progresso. E ciò vale anche per la Cisl: nel tempo la Filca-Cisl ha cambiato la sua strategia, ha aumentata gli iscritti anche con un’intensa progressione; spesso ha seguito la massima, in voga un po’ ovunque, che le tessere sindacali “no olet” parafrasando il “pecunia no olet” (il denaro non puzza) coniato ai tempi dell’imperatore romano Vespasiano.

Domenico Ceravolo ha fatto carriera in Cisl iniziando con un distacco sindacale dalla Sitaf senza aver mai lì lavorato. Il caso fa ritornare alla mente l’analogia con il distacco sindacale utilizzato da Luigi Sbarra, retribuito dall’azienda, (in forza di un accordo sindacale) senza aver mai lavorato all’Anas. Non tutti gli accordi sindacali sono…progresso!

Nell’edizione torinese del Corriere della Sera del 22 marzo si legge << (…) Dopodiché, davanti al verbale dello stesso Ceravolo, Castaldo conferma: «Sarà vero che ero stato io a procurare quella assunzione», in Sitalfa. Ceravolo – riferirà poi il responsabile dell’amministrazione del personale di Sitaf e Sitalfa – «venne assunto e messo subito in permesso a lungo termine e poi in aspettativa sindacale a tempo pieno». Morale: «Di fatto questa persona non ha mai realmente lavorato da noi». Quale poi sarebbe stato l’interesse della società, è la domanda automatica degli investigatori: «Sicuramente ci sarà stato un qualche accordo con i vertici della sigla sindacale.» (…) >>. Nell’articolo che trovate in allegato ci sono altri estratti virgolettati che fanno ben capire la degenerazione sindacale operata da Ceravalo-‘ndragheta- pro sindacato di riferimento Cisl.

La Cisl e la Filca dei nostri giorni hanno attivato un’allerta rossa? Ancora no, per quanto noto, eppure rileggendo gli articoli di cronaca (vedi allegato La Stampa del 30 marzo)  questa mobolitazione-sveglia è necessaria per due buone ragioni:

La prima ragione. Riguarda il contesto che ha portato la ‘ndrangheta  a scegliere Domenico Ceravolo per fare della Filca-Cisl  il sindacato di riferimento per facilitare i “propri affari”. (vedi articoli allegati). Perché la Cisl sarebbe a loro giudizio più disponibile alla flessibilità, ad allungare la catena dei sub-appalti nei quali molte operazioni sono possibili con prestanomi? Perché – per questa o quell’altra ragione – la Cisl ha sempre più preso tacite distanze, non convergendo con molte iniziative di Don Luigi Ciotti – di Libera- che proprio da Torino ha iniziato la sua attività di propulsore di contrasto alle varie mafie? Perché si sono allentati da tempo gli anticorpi (controlli dal basso) su come si gestiscono le risorse degli enti bilaterali, come si effettua il tesseramento?

La seconda. Riguarda il comportamento dei dirigenti sindacali territoriali e nazionali. Allarma  quanto riportato dai giornali citando le fonti inquirenti (la vicenda del trojan installato nel cellulare di Ceravolo, la telefonata alla Vodafone e l’acquisto di due telefonini ultramoderni per ostacolare le intercettazioni). Perché non si sono rivolti alla polizia o a un magistrato? Superficialità oppure copertura? Il segretario generale della Filca torinese, che poche settimane prima aveva fatto eleggere in segreteria Ceravolo, dopo pochi giorni dal “fattaccio” è stato spostato e promosso con l’elezione a segretario della Filca regionale del Piemonte. Cosa alquanto incomprensibile .

Non si vuole riflettere su come si realizzano molte adesioni al sindacato? Certificare le stesse con modalità trasparenti? Pecunia non olet, il denaro non puzza, non ha odore. Già, vale anche le tessere, ma ci sono modalità anomale con cui si raccolgono che fanno perdere l’anima e i valori fondanti del sindacato.

Alla Cisl Torinese abbiamo dato e ricevuto tanto negli anni della militanza attiva, e per questo rivolgiamo due domande: la prima, ha discusso e deciso per costituirsi parte civile nel processo per il danno morale subito? Agirà perché non si addivenga ad un rito abbreviato?; la seconda, si farà protagonista di un’iniziativa unitaria torinese volta a modificare le modalità e i requisiti con i quali attualmente un cittadino può registrasi alla Camera di Commercio con partita Iva come azienda – che può partecipare agli appalti – senza possedere né macchinari né dipendenti?
 

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