Essere buoni antenati

<< Viviamo in un’epoca dominata dalla tirannia dell’istante. Tutto – dalle reti di comunicazioni alla finanza ad alta velocità, dai cicli politici sempre più ravvicinati alle tecnologie per comprimere spazi e tempi – sembra correre per farci dimenticare che le nostre azioni hanno conseguenze che possono durare per centinaia di anni.  Attingendo da tradizioni dell’antichità e da esperienze di innovazione radicale in tutto il mondo>>. Roman Krznaric, filosofo australiano,  racconta com’è possibile riacquisire e rafforzare questa capacità di immaginare il futuro e reinventare la democrazia, la cultura e l’economia. E creare così un mondo migliore per le generazioni che verranno.  Krznaric è autore di un libro diventato un piccolo grande cult della saggistica contemporanea, Come essere un buon antenato, scritto nel 2020 e appena uscito in Italia per Edizioni Ambiente

Le filosofie individualiste e il consumismo che genera i bisogni, la pubblicità ingannevole, fare profitti con la pubblicità, fare i soldi con i soldi anche i giochi d’azzardo della finanza e delle borse, hanno contribuito alla ricchezza facile, ma nello stesso tempo ci hanno messo sulla strada dell’analfabetismo di ritorno su grandi questioni, perdendo consapevolezza sul collasso sociale, politico e ambientale, sulle cause delle grandi immigrazioni e del ritorno della guerra come scelta per derimere i conflitti che insorgono nel mondo.

Che antenati saremo lo diranno i figli dei nostri figli

Roman Krznaric nell’intervista “Ecco gli antenati che saremo”, rilasciata a Nicolas Lozito, la Stampa del 16 luglio 2023, sottolinea che «La nostra civiltà è figlia dei doni del passato, oggi invece siamo intrappolati dal presente. Dobbiamo ricominciare a immaginare il futuro» e così risponde alle prime tre domande:

Oggi siamo buoni antenati? – «Solo pochi anni fa avrei risposto semplicemente di no. Perché inquiniamo troppo, devastiamo la natura, non risolviamo le diseguaglianze. Prima della pandemia il pensiero a lungo termine sembrava l’ultimo dei nostri problemi. Da qualche anno, però, un ragionamento più profondo sulla nostra eredità è iniziato: non siamo ancora buoni antenati, ma possiamo riuscirci».

È diventato ottimista? – «Non sono ottimista. Ho speranza. C’è una netta differenza tra le due: ottimista è chi vede il bicchiere sempre mezzo pieno, chi ha speranza invece sa che non sempre la situazione è positiva, ma crede che ci siano gli strumenti per farcela».

Nel suo libro scrive che il futuro è considerato “una discarica”. Cosa significa? – «Abbiamo colonizzato il futuro, pensiamo sia terra nullius, non appartiene a nessuno perché è ancora diffusa la credenza keynesiana secondo cui “nel lungo periodo siamo tutti morti”. Così per risolvere i problemi di oggi, scarichiamo il conto su chi arriverà dopo». (…) Per proseguire aprire l’allegato o attivate questo link https://www.lastampa.it/cultura/2023/07/16/news/roman_krznaric_intervista_antenati-12943614/.

Roman Krznaric nell’intervista recente “L’empatia può essere dolorosa.Ma è un mezzo di conoscenzarilasciata a Maria Gaspari, su il Domani del 30 settembre 2023, illustra il suo pensiero e spiega che “Provare a mettersi nei panni di qualcun altro non significa affatto essere sopraffatti emotivamente. È un mezzo di conoscenza, che dovremmo estendere a tutti…”. Racconta che il titolo del suo libro “Come essere un buon antenato” << È una metafora, in un certo senso; un modo per cercare un linguaggio che ci aiuti a connetterci al futuro. Se parliamo di generazioni future, sembra che indichiamo qualcosa di lontano da noi. Ma se dico che voglio essere un buon antenato, mi riferisco al modo in cui sarò giudicato da quelle generazioni. Cioè prendo in considerazione le conseguenze sociali delle mie decisioni attuali..>>. Descrive la differenza tra empatia emozionale e empatia cognitiva o prospettica con questa risposta che conclude l’interessante intervista (che trovate in allegato).

Cosa risponderebbe a chi sostiene che l’empatia ci espone al rischio di una sopraffazione emotiva ai danni della razionalità?Che esistono due tipi di empatia. L’empatia affettiva, che consiste nel condividere le emozioni di qualcuno. Ad esempio, se leggo l’angoscia sul volto di mio figlio, provo angoscia. Ma c’è un altro tipo di empatia: l’empatia cognitiva, o prospettica. Provare a mettersi nei panni di qualcun altro non significa affatto essere sopraffatti emotivamente. È un mezzo di conoscenza, che dovremmo estendere a tutti gli esseri viventi.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *