Riportare la condizione di lavoro al centro delle relazioni sindacali: questo non è avvenuto e la responsabilità è anche delle organizzazioni sindacali. Abbiamo una gestione della valutazione dei rischi e del piano di sicurezza per lo più appaltata a terzi e molto lontana dalla concretezza della organizzazione del lavoro con una produzione di Documenti di valutazione dei rischi “a fotocopia”.

D’altro lato abbiamo una iniziativa sindacale poco attenta alla tutela della salute e della sicurezza.

Eppure le soluzioni organizzative e tecnologiche che si applicano nella azienda hanno una forte incidenza in particolare sugli effetti sulla salute.

Nei fatti Aziende e rappresentanti sindacali abdicano al loro compito di indispensabile contrattazione.

Invitiamo a leggere questo saggio sul diritto della salute e sicurezza sul lavoro prodotto da Olympus, dal titolo "La valutazione dei rischi", curato da Adriana Stolfa (Avvocato del Foro di Trani, Master in "Gestione del Lavoro e delle Relazioni Sindacali" presso l'Università di Bari).

“L’obbligo del datore di lavoro di tutelare l’integrità psicofisica del prestatore è, dunque, un obbligo di natura prettamente contrattuale. Questa valenza si estende a tutte le prescrizioni contenute all’interno del DVR e ciò, come confermato dalla citata giurisprudenza, legittima persino il lavoratore a rifiutarsi di espletare la propria prestazione lavorativa in caso di sua mancata attuazione”.

Lo studio conclude che le norme di legge in tema di sicurezza" integrano il contratto di lavoro arricchendone le clausole anche nel silenzio del testo contrattuale e possono essere invocate anche direttamente dai singoli lavoratori. Il datore di lavoro che non ottemperi alle medesime, quindi, avrà una diretta responsabilità di natura contrattuale nei confronti dei propri dipendenti che si aggiunge all'eventuale ed autonoma responsabilità di carattere penale prevista dal d.lgs.n.81/2008".

Allegato:
adriana_stolfa_valutazione_dei_rischi_e_obblighi_contrattuali1.pdf

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