Nel generale processo di desertificazione che ha investito gli istituti di ricerca della CISL, un tempo attivi nel sostenere la caratura culturale di tale sindacato, sopravvive nel suo isolamento, la Fondazione Pastore che tiene viva la vecchia pratica di organizzare una serie di confronti tra i rappresentanti delle principali categorie e gli intellettuali di area, come un tempo si diceva. Nella nota N. 15 dell’Isril “Le difficoltà del sindacato riformista” del direttore Giuseppe Bianchi sinteticamente si ricorda in cosa consista la natura del sindacato con vocazione riformista: gli interessi dei lavoratori trovano una loro realizzazione, benché parziale, nei processi di crescita mentre è certo che nelle recessioni economiche questi stessi interessi dei lavoratori sono i primi a subirne i costi sociali. Ne consegue che il Sindacato ( a vocazione riformista) legittima la sua rappresentanza se concorre a rendere competitive le strutture economiche, con gli strumenti flessibili della contrattazione collettiva e se concorre con le sue politiche a ridurre gli sprechi e le inefficienze di una spesa pubblica che sottrae risorse agli investimenti produttivi ed alla creazione di nuove opportunità di lavoro. Una siffatta concezione del ruolo del Sindacato, sottolinea Bianchi,  trova ostacoli nel nostro Paese ed alimenta, anche per l’effetto di trascinamento di passati retaggi ideologici, un pluralismo sindacale in particolar modo conflittuale.

Allegato

  • Le difficoltà di un sindacato riformista – G.Bianchi – Nota N. 15 Isril

Allegato:
nota_isril_n__15-2012_-_le_difficolta_di_un_sindacato_riformista.doc

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