Nicola Cacace in "Demografia e lavoro" approfondisce il problema centrale dei nostri tempi suddividendo l'articolo in sei capitoli. Le considerazioni finali racchiude una preoccupazione e avanza una proposta  di natura sindacale. Così. La cosa più preoccupante è che tutti, in Italia, accademici, politici, sindacalisti, giustamente auspicano la ripresa del Pil, senza aggiungere che la ripresa sarà jobless, senza lavoro, essendo la parola “redistribuzione del lavoro” tuttora un tabù. A destra per motivi ideologici, essi credono alla filosofia del mercato libero che risolve da sé tutti i problemi, a sinistra per ignoranza culturale. Ad oggi l’Italia è ancora l’unico grande paese europeo in cui l’ora di straordinario costa meno del lavoro normale. Eppure in Europa esistono da anni decine di studi sulle esperienze europee di STW, short time work, abolizione straordinari, settimana di 4 giorni, etc..Purtroppo ad oggi l’unico grande movimento politico che sembra puntare sulla riduzione di orario è il movimento 5 stelle..

Una più ampia diffusione dei contratti di solidarietà, con cui lo Stato contribuisce a compensare sino al 50% le perdite di salario da ridotto orario, e/o un abbassamento dell’orario annuo dalle attuali 1800 ore alle 1400-1500 dell’Europa del Nord, potrebbe contribuire ad allargare a medio-lungo termine, la base occupazionale dei lavoratori dipendenti del 10% almeno, quasi 2 milioni, così consentendo al paese, al 2025 di toccare un’occupazione di 23-24 milioni, con un tasso di occupazione meno distante da quello europeo. 

Questi i sei capitoli dell'articolo di Cacace:

  1. All’Italia mancano 4 milioni di posti lavoro per essere…europei.
  2. Denatalità, prima causa della crisi italiana.
  3. Nel mondo digitale la qualità della crescita importa più della quantità.
  4. I migranti non rubano lavoro ai locali, anzi creano lavoro
  5. L’odio razziale cresce quando è alimentato da movimenti e partiti xenofobi.
  6. Sviluppo con occupazione significa 4 cose, combattere la denatalità con provvedimenti  anti precarietà  e pro famiglia, massimizzare la qualità di tutte le produzioni, fare un piano dei servizi, riprendere il processo storico di riduzione della durata del lavoro. 

Giuseppe Bianchi, presidente Isril, presenta la Nota 21 "Lavorare meno per lavorare tutti?" di Sebastiano Fadda con questa introduzione. L’accelerazione in atto delle tecnologie digitali, con i problematici effetti sull’occupazione, ha riproposto il tema di una riduzione degli orari di lavoro, una prospettiva che ha sempre accompagnato il dibattito sulla disoccupazione tecnologica. Il contributo allegato del Prof. S. Fadda ha il merito di sottrarre la questione agli slogan semplicistici, individuando alcuni temi di approfondimento che riguardano da un lato lo scambio più produttività-meno orari in assetti organizzativi sempre più vincolati nel rapporto di sostituzione fra i diversi fattori produttivi, e dall’altro le implicazioni sulle dinamiche dei salari, in presenza del vincolo competitivo di stabilità del costo lavoro per unità di prodotto.

Nel confermare la validità di una riduzione generalizzata degli orari di lavoro, l’autore segnala alcuni passi intermedi che riguardano riduzioni marginali dell’orario di lavoro (aumento non retribuito dei giorni di ferie, regolazione più costosa degli straordinari, rivalutazione del part-time) da progressivamente inserire in strategie di politiche del lavoro e delle relazioni contrattuali coerenti con l’obiettivo di prevenire i costi sociali ed economici della disoccupazione tecnologica. 

Nelle mozioni dei Congressi Cisl fin qui conclusi si avverte un vuoto proprio su quanto scrivono Nicola Cacace e Sebastiano Fadda.

Allegati

  • Demografia e lavoro di Nicola Cacace
  • Lavora meno lavorari tutti? di Sebastiano Fadda_Nota 21 Isril

Allegato:
demografia_e_lavoro_cacace.doc
nota_isril_n_21-2017_-_lavorare_meno_per_lavorare_tutti_2.doc

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *