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“Cose” rare e critiche

A fine Aprile è stato sottoscritto l’accordo tra Usa e Ucraina per lo sfruttamento dei materiali critici presenti nel sottosuolo ucraino, molti di essi si trovano nelle aree del Donbass. E’ un accordo che è stato preceduto da forti polemiche e contrasti, anche pubblici, tra i presidenti Trump e Zelensky. Il testo non è stato reso pubblico e dovrà essere approvato dal parlamento Ucraino. (vedi a fondo pagina link per commenti). Faciliterà una possibile pace – per quanto si delinea né equa né giusta – tra Russia e Ucraina o ne allungherà ancora drammaticamente i tempi ? La guerra assurdamente prolungata è stata per difendere i principi fondamentali del diritto internazionale o per mettere le mani sulle preziose risorse minerarie dell’Ucraina e del Donbass? Quali materiali strategici giacciono nel sottosuolo ucraino?

Il sottosuolo dell’Ucraina custodisce il 5% dei minerali critici come sono classificati ad esempio la grafite e litio che servono a fabbricare batterie, e il titanio utilizzato nell’industria aerospaziale. L’estrazione è molto inquinante perché si devono utilizzare acidi. Le terre rare non sono il tesoro dell’Ucraina, ma della Cina, che di fatto oggi ne gestisce il 90% del mercato mondiale. Le risorse su cui vuole mettere le mani Donald Trump sono proprio alcuni specifici minerali critici, molti dei quali si trovano a sud del Donbass.

Pubblicata nell’articolo http://La contesa per le risorse dell’Ucraina – Analisi Difesa

Vediamo nell’articolo “Terre rare quante sono” di Milena Gabanelli e Francesco Battistini, sul Corriere della Sera, di cosa si tratta e perché sono così importanti: <<Cosa c’è davvero nelle terre rare in Ucraina? La gran parte dei 20.000 giacimenti si troverebebro nel Donbass. «L’Ucraina ha terre rare fantastiche per 500 miliardi di dollari e io le voglio!». Lo ha ripetuto il presidente Donald Trump ponendole come condizione per mantenere il sostegno militare e avviare negoziati di un cessate il fuoco. In realtà l’ucraina non figura fra i Paesi con riserve di terre rare. Ma cosa sono esattamente?>>.

Proseguono Gabanelli e Battistini spiegando perché il nome terre rare trae in inganno << Le chiamavano così nell’800, perché i minerali che le contengono erano simili ai terreni, ma erano difficili da trovare e da isolare. Oltre un secolo dopo sappiamo che non sono affatto rare: nella crosta terrestre, sono migliaia di volte più abbondanti del platino, dell’oro, dell’argento. Si tratta di 17 metalli con proprietà uniche: con il disprosio si fanno i magneti per le auto elettriche e le turbine eoliche, con il lantanio le lenti delle fotocamere, con il neodimio gli hard disk dei computer, il praseodimio serve come agente per le leghe ad alta resistenza, l’europio è utilizzato in medicina come tracciante grazie alla sua luminescenza, il samario in terapia oncologica, il terbio è nelle lampade a basso consumo, l’olmio e il tulio sono nei laser per la chirurgia oftalmica. Con le terre rare si produce di tutto: auricolari, corazze dei carri armati, fibre ottiche, droni, vetri colorati, radar. E aiutano nell’edilizia, nell’industria aerospaziale, in agricoltura, nella cyberguerra. Anche l’80% dei motori delle auto elettriche contengono almeno un chilo di terre rare.

Dove si trovano – Parliamo di riserve, cioè le quantità individuate e oggi potenzialmente estraibili calcolate (e relative al 2023) dall’united States Geological Survey (Usgs), un’agenzia statunitense tra le fonti più autorevoli e citate in tema di risorse naturali: al primo posto c’è la Cina, seguono Brasile, India, Australia, Russia, Vietnam, Stati Uniti, Groenlandia, Tanzania, Thailandia, e altri con quantità minori. Nella complessa filiera dell’estrazione, raffinazione e commercio di terre rare, domina la Cina. Il 70% dell’attività estrattiva globale avviene sul territorio cinese. La capitale mondiale è la Mongolia interna. La Cina però controlla anche i giacimenti del Sudest asiatico, e in parte quelli in Tanzania e Groenlandia. Di fatto oggi gestisce il 90% del mercato globale. (…)

Cosa c’è in Ucraina. Tornando all’ucraina: non sono state mappate le terre rare, ma invece nel suo sottosuolo c’è il 5% dei minerali critici, con almeno 20 delle 50 materie prime ritenute essenziali per le economie di tutto il mondo. La società canadese di consulenze geopolitiche Secdev sostiene che sono «il fondamento dell’economia del XXI secolo», al pari dell’oro e del petrolio nei secoli scorsi. In Ucraina ci sono 20 mila giacimenti con 116 tipi di minerali strategici che contengono materiali critici. Ben 2,6 miliardi di tonnellate di riserve che vengono estratte solo al 15% (fonte: Iupac). Parliamo di caolino, gallio, manganese, germanio e soprattutto della grafite e del litio, che servono a fabbricare le batterie per le auto elettriche, Pc, smartphone e di cui l’ucraina è fra i 5 produttori leader. O del titanio per costruire gli aerei. E poi il rame, il piombo, lo zinco, l’argento, il cobalto, il nichel. Inoltre è il primo Paese esportatore europeo d’uranio e il secondo al mondo per il ferro.

 I giacimenti si trovano a sud del Donbass, oggi in buona parte in mano ai russi. In sostanza Mosca controlla il 42% delle miniere di materiali critici, il 63% di quelle del carbone, l’11% dei pozzi di petrolio e il 20% di gas naturale. I minerali del Donbass, secondo il ministero dell’economia ucraino, valgono almeno 350 miliardi di dollari. Tutte queste risorse sono state un buon motivo per scatenare una guerra, e l’incentivo per Trump per tentare di fermarla mettendoci le mani sopra. Però non c’entrano nulla con le terre rare. (…) >>   Il dataroom  prosegue con questi capitoli:

  • Da riserva a risorsa
  • I minerali critici
  • Dalla Groenlandia al Polo Sud

Gabanelli-Battistini concludono con Il ruolo dell’europa, così << L’europa importa il 98% delle terre rare dalla Cina. Quelle appena scoperte in Norvegia potrebbero soddisfare il 10% del fabbisogno, ma non siamo nel mezzo del deserto mongolo, e la sensibilità ambientale è diversa. Chi, come noi, ha poche risorse e un’alta densità abitativa potrebbe investire nelle attività di recupero: uno smartphone può contenere fino a 10 terre rare, mischiate a 40 elementi chimici diversi. Certo, isolarle è complesso e costoso, ma ogni anno vengono buttati 5,3 miliardi di cellulari, l’85% finisce in discariche africane, che li rivendono in India, nel Sud-est asiatico e in Cina.  E proprio la Cina sta raggiungendo il primato anche nel riciclo. Nulla impedisce all’europa di organizzare filiere su larga scala per trasformare questa montagna di «rifiuti informatici» in risorsa. >> Il testo completo in allegato.

Articoli e link correlati

Gianandrea Gaiani in “Con l’accordo minerario l’Ucraina passa da alleato a cliente-vassallo degli USA” , su web, commenta così: << Washington e Kiev hanno firmato il 30 aprile, dopo settimane di tensioni, l’accordo sullo sfruttamento congiunto delle risorse naturali ucraine e l’istituzione di un fondo per la ricostruzione postbellica del Paese.

L’accordo garantisce che gli Stati Uniti e i loro alleati assumeranno la guida di qualsiasi piano di ricostruzione. “Nessuno Stato o persona che abbia finanziato o rifornito la macchina da guerra russa potrà beneficiare della ricostruzione dell’Ucraina”, ha avvertito il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent.

http://La contesa per le risorse dell’Ucraina – Analisi Difesa

Donald Trump, aveva chiesto un risarcimento di 500 miliardi di dollari, circa quattro volte l’importo che gli Stati Uniti hanno versato in aiuti diretti a Kiev: 120 miliardi circa, secondo il centro studi economici tedesco Kiel Institute, senza contare però il costo dei servizi di intelligence, logistici e di altra natura offerti a supporto dell’Ucraina con costi a carico delle forze armate americane. Al centro dell’accordo c’è il Fondo di investimento per la ricostruzione Stati Uniti-Ucraina, a cui i due Paesi contribuiranno e che supervisioneranno in modo congiunto. I profitti del Fondo saranno investiti esclusivamente in Ucraina, alla quale non verrà chiesto di ripagare alcun “debito”. >>  Prosegue con questi capitoli: Le risorse in mano ai russi; Le risorse in mano agli ucraini; Perplessità sulla sicurezza. Il testo con questo link https://www.analisidifesa.it/2025/05/con-laccordo-minerario-lucraina-passa-da-alleato-a-semplice-cliente-degli-usa/

La Redazione Esteri de L’Avvenire, il 2 maggio, pubblica “Ucraina. Terre rare, cosa prevede l’accordo tra Washington e Kiev” che così inizia << L’intesa garantirà agli Stati Uniti un accesso preferenziale ai minerali ucraini.

Perno dell’accordo la costituzione di un “Fondo di  investimento per la ricostruzione”. Secondo quanto riporta la Reuters, l’intesa garantirà agli Stati Uniti un accesso preferenziale ai minerali ucraini e sarà legato agli investimenti per la ricostruzione dell’Ucraina. L’intesa prevede la costituzione di un “Fondo di investimento per la ricostruzione”, gestito congiuntamente da Kiev e Washington in un partenariato paritario. I profitti del Fondo saranno investiti esclusivamente in Ucraina, alla quale non verrà chiesto di ripagare alcun “debito”. Kiev avrà “il pieno controllo del suo sottosuolo, delle sue infrastrutture e delle sue risorse naturali”, ha assicurato il premier ucraino Denys Shmygal.(…) >> . Per proseguire un clic qui https://www.avvenire.it/mondo/pagine/terre-rare-cosa-prevede-l-accordo

Gloria Riva, In Terre rare – L’arma finale della Cina, su L’Espresso n.20, racconta che la quasi totalità di questi minerali arriva da Pechino. E l’induslria occidentale non può farne a meno. Per questo Xi ha il coltello dalla parte del manico nelle trattative. A dispetto del nome questi materiali sono piuttosto comuni. Ma sono i processi di lavorazione a essere estremamente costosi e con un pesante impatto ambientale. In allegato il testo. Vedi anche https://www.avvenire.it/mondo/pagine/terre-rare-la-cina-aumenta-i-controlli-e-lancia-un-avvertimento-agli-usa?

Terre rare e minerali critici_Gabanelli_dataroomDownload

L’arma finale della Cina_Riva_Espsndtc000Download
08/05/2025/0 Commenti/da redazione
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