Cina: libertà sindacale che manca, sindacato con rigido centralismo e controllo governativo. Sussurri dei sindacati italiani in occasione della visita di Xi-Jinping. Savino Pezzotta interviene dal suo blog sul tema degli accordi commerciali fra il nostro paese la Cina. E sottolinea “la timidezza dei sindacati italiani” sul tema dei diritti sindacali nel paese al quale la nostra economia nazionale sarà sempre più legata nel prossimo futuro.

Savino Pezzotta, scrive (…)  Premesso che non ho nulla contro gli accordi con la Cina e non credo nel “pericolo giallo” che è stato evocato da diverse parti, anzi credo che quanto sta avvenendo segni un mutamento dei processi che fin qui hanno segnato la Globalizzazione. Vorrei però sottolineare, come del resto ha fatto la Confederazione dei sindacati di Hong Kong – l'unica federazione sindacale indipendente e democratica sul suolo cinese – alla situazione in cui vivono i lavoratori in Cina che sono da molto tempo privati ​​della libertà di associazione e del diritto di organizzarsi in sindacati liberi.

Secondo le leggi sul lavoro operanti in Cina, l’unico sindacato ammesso è la Federazione dei sindacati di tutta la Cina (ACFTU), che è effettivamente subordinato al partito comunista cinese. Essa è l’unica organizzazione sindacale che ha l'autorità statutaria di governare tutti i sindacati, compresa la creazione di sindacati di base.(…) Concludendo , nessuna preclusione a rapporti con la Cina, ma questo richiede che siano accompagnati dalla fermezza nel chiedere che gli accordi commerciali siano accompagnati dalla libertà sindacale e dalla attuazione dei diritti dell’uomo. Senza diritti alla libertà di organizzazione e alla libera contrattazione si creano le condizioni che si realizzino forme di dumping che ricadrebbero sui lavoratori, le lavoratrici e le imprese italiane. Quello che spiace è vedere la timidezza dei sindacati italiani su questo tema.

Giovanni Graziani, per la redazione di www.il9marzo.it, in “Dov’è la Cina?”, scrive “La Cina è in effetti il più grosso fra i paesi del mondo nel quale oggi è impossibile per i lavoratori organizzarsi fra di loro per tutelarsi collettivamente. Impossibile perché quando lo fanno, rischiano il licenziamento. E qualche volta la galera. Ma i sindacati italiani di questo preferiscono non parlare.(…) Prosegue con una severa critica per farsi una ragione sulla timidezza dei sindacati italiani a considerare la non libertà sindacali in Cina un problema di primaria importanza fino a farne un caso politico, stante il fatto che ciò distorce la concorrenza economica, e aggiunge Il sistema cinese prevede il monopolio della rappresentanza in capo all’organizzazione sindacale unica centrale, che è controllata dal partito ed esercita a sua volta e il controllo rigido di questa sulle organizzazioni sindacali a livello locale, con il conseguente impedimento di ogni forma di auto-organizzazione (…) . Sottolinea che il sindacato unico cinese è regolato da un sistema di rigido “centralismo” (…) C’è insomma più di un indizio per quel che riguarda la Cisl (nella Cgil la cosa potrebbe essere meno strana per ragioni storiche) di coincidenza fra la linea confederale attuale e la dottrina sindacale unica cinese. Con la differenza che in Cina il sindacato è sotto il controllo diretto del potere politico, mentre in Italia il controllo non c’è, ma più che altro perché i governi di segno diverso sono sempre meno interessati a controllare organizzazioni che appaiono loro sempre meno rappresentative. Conclude con un pesante giudizio sulla segretaria confederale Cisl, definito più un gruppo d’affari, che sindacalisti pervasi da particolare sensibilità per la democrazia e la libertà nel sindacato.

Aprire i due allegati

Allegato:
accordi_con_la_cina_e_diritti_sindacali_pezzotta.doc
dove_la_cina_graziani.doc

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *