"C'era un volta lo stato sociale", scrivono Alesina e Giavazzi. I due economisti liberal ripropongono la strada del privato su pensioni e sanità, lasciando al servizio pubblico statale e regionale solamente le fasce dei meno abbienti. Il loro editoriale, sul Corsera di domenica 23 settembre, inizia con una premessa  spesso dimenticata, ricordando il contesto. “ In quarant'anni , dall'inizio degli anni Settanta ad oggi, l'aspettativa di vita alla nascita si è fortunatamente allungata, in Italia, di dieci anni: da 69 a 79 per gli uomini, da 75 a 85 per le donne. L'allungamento della vita si è anche riflesso in un aumento dell'aspettativa di vita a 65-67 anni, cioè al limite dell'età pensionabile: nel 1970 un sessantacinquenne maschio viveva in media altri 13 anni, oggi la media è diciotto; per le donne è salita da 16 a 22 anni. Ci sono voluti decenni prima che ci accorgessimo che occorreva adeguare l'età di pensionamento all'allungarsi della vita media: nel frattempo la spesa per pensioni è cresciuta dall'8 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) nel 1970 a quasi il 17 per cento oggi”. Proseguendo con “L'allungamento della vita ha anche prodotto un aumento delle spese per la salute. Un anziano oltre i 75 anni costa al sistema sanitario ordini di grandezza superiori rispetto a persone di mezza età. Risultato, la nostra spesa sanitaria oggi sfiora il 10 per cento del Pil. Insieme, sanità e pensioni costano il 27 per cento, 10 punti più di quanto costavano quando il nostro Stato sociale italiano fu concepito. Quindi traggono analisi e proposte intrecciando demografia e crescita. Vedi allegato.

Tre giorni risponde Felice Roberto Pizzuti sul sito www.sbilanciamoci.info e su Il Manifesto, iniziando così “Alesina e Giavazzi ribadiscono con chiarezza alcuni luoghi comuni conformi alla visione neoliberista la cui applicazione ha concretamente contribuito alla crisi globale; la loro convinta riproposizione è un segno della difficoltà di uscire da quella visione e dalle sue conseguenze (per timore che ciò possa accadere, in un precedente articolo Giavazzi ha proposto perfino che il parlamento attuale blindi per la futura legislatura quanto già attuato della “Agenda Monti”!). In sintesi, secondo i due economisti, il nostro sistema di welfare non è compatibile con la crescita, dunque dovrebbe essere ”profondamente” ripensato affinché garantisca i suoi servizi solo alle classi meno abbienti e non anche alle classi medio-alte le quali, però, dovrebbero essere sgravate dai corrispondenti oneri fiscali e contributivi; in tal modo si eliminerebbe quello che viene definito un giro di conto che scoraggia il lavoro e la produzione…“. L’articolo prosegue con interessanti repliche ai due economisti leader di un pensiero liberista che continua ancora “sulle ali del vento” in Europa ed in Italia. Vedi allegato

Allegato:
cera_una_volta_lo_stato_sociale_alesina-giavazzi_23-9-12.doc
cera_una_volta_alesina_e_giavazzi_pizzuti.doc

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