Bisogno di unità sindacale

L’unità d’azione regge ancora, seppure con fatica, in importanti categorie quando affrontano i rinnovi dei contratti. Non esite più a livello confederale e gli effetti negativi si riverberano su tutta la società, in particolare su grandi problemi che ipotecano il futuro. Ne indichiamo tra i tanti, quattro: il diritto alla salvaguardia della salute (Servizio Sanitario Nazionale e RSA per anziani), la salvaguardia del potere reale d’acquisto non conseguibile con la sola contrattazione di categoria, i flussi regolari e ampliati dell’immigrazione, la pace e il diritto internazionale salvaguardato da organismi sovranazionali (Onu riformato, esercito e difesa europea comune, no al riarmo degli eserciti nazionali).

Le strategie imboccate dalle confederazioni, sia quella incentrata sul dare voce e potere abrogatorio ai cittadini con cinque referendum, sia quella della legge sulla partecipazione dei lavoratori (già deformata dagli emendamenti della Camera), hanno un percorso difficile che – senza voler essere delle Cassandre – produranno pochi cambiamenti ma possono allargare ulteriormente le divergenze.

Daniela Fumarola – Perchè non fare la prima mossa…?

La Cisl già da un paio di Congressi confederali va ripetendo che l’unità non è un obbligo, è una scelta pragmatica da perseguire quando serve ai lavoratori. La Cisl pragmatica, viene spiegato, persegue quindi finalità improntate a praticità, concretezza, realismo in alternativa a teorie movimentiste, utopie e cose affini.

Pragmatisno e realismo rispetto a che cosa? Alla condizione reale di vita e di lavoro registrate nella nostra società? Alle esigenze prioritarie dei lavoratori, dei disoccupati, dei lavoratori in nero, degli immigrati, dei segregati nelle strutture, delle carceri? Oppure pragmatici e realistici rispetto le compatibilità deliberate dal governo e dalla sua maggioranza parlamentare? Sembra evidente che la Cisl abbia da un po’ di tempo accettato le compatibilità definite dal Parlamento come campo di dialogo per un realismo e pragmatismo sindacale abbandonando quel riferimento della sua storia di autonomia che definiva anche quali erano le “nostre compatibilità” e non solo le nostre richieste. E ricordiamo che l’internazionalismo e la pace hanno fatto parte del bagaglio culturale della Cisl per alimentare azioni e mobilitazioni contrarie alla guerra e al business delle armi, cosa alquanto diversa dal dotare e attrezzare un esercito per la difesa, in primo luogo cybernetica.

Il bisogno di unità sindacale è urgente, una necessità primaria per poi programmare le azioni e gli obiettivi realistici del “qui e ora” e poi quelli di medio e lungo termine. Senza unità..la storia è fin troppo prevedibile, al di là delal retorica.

Alleghiamo quattro articoli di sindacalisti della Cisl – Sandro Antoniazzi, Savino Pezzotta, Adriano Serafino, Luigi Viviani da tempo in pensione, che hanno vissuto nella loro militanza attiva e con incarichi sindacali diversi, i grandi momenti di unità sndacale del secolo scorso e poi le nuove disunità e le gravi rotture sindacali confederali degli ultimi tempi. Un pluralismo di considerazioni ma con un comun denominatore : la necessità urgente di ricostruire unità sindacale facendo tesoro della storia e innovando il modo di decidere della cosiddetta democrazia sindacale che si è anchilosata.

Sandro Antoniazzi in “Perché c’è un gande e urgente bisogno di unità sindacale” così inizia « Lo stato dell’unità tra le confederazioni sindacali non è mai stato così basso come nel momento attuale e ciò provoca serie conseguenze sia per i lavoratori che per la società. La condizione dei lavoratori è attraversata da problemi che derivano da una situazione economica che da diversi anni è preda, sia di continue trasformazioni, sia di eventi che la rendono particolarmente instabile.

Così i lavoratori hanno visto un costante deterioramento della loro situazione: salari che rimangono troppo bassi, mancanza di strumenti di difesa dall’inflazione, diffusa precarietà, livelli di competenza insoddisfacenti e inadeguati alle nuove tecnologie, aziende tradizionali non all’altezza della sfida dei nuovi tempi.L’elenco potrebbe facilmente allungarsi e andrebbe anche tenuto presente che, in assenza di iniziativa sindacale, i lavoratori a volte si muovono da soli: così la grande spinta a un nuovo rapporto lavoro/vita (greatresignation, smart working, settimana di quattro giorni) non proviene da rivendicazioni sindacali, ma da un’autonoma spinta della base. La mancanza di unità ha poi un peso rilevante a livello di società: solo una forte e unitaria presenza sindacale può equilibrare (o meglio, riequilibrare) la situazione sociale del paese a favore della classe lavoratrice e degli strati popolari (…) » . per proseguire aprire l’allegato

Savino Pezzotta in “Rendere la pace una condizione permanente di vita” così inizia « Il rischio drammatico di abituarsi alla guerra. E il rischio corrispondente di confinare la pace nel mondo delle utopie. La pace è diventata ancora più necessaria. Negli ultimi anni, il mondo sta assistendo a un fenomeno preoccupante: l’abitudine alla guerra. Le campagne psicologiche di massa, volte a presentare la catastrofe come un orizzonte normale, stanno trasformando il conflitto in un’ ordinaria amministrazione della politica internazionale. Le guerre moderne, come quelle in corso, non sono più soggette al controllo popolare, ma sono dominate da autocrati, dittatori e interessi economici.

I media e l’anestesia morale . I mass media, invece di essere un’onda di riflessione critica, spesso si limitano a descrivere chi vince, chi perde, chi avanza o arretra. I morti, i feriti, le città distrutte diventano numeri freddi, lontani dalla realtà umana. Questa rappresentazione contribuisce a svuotare la guerra del suo significato di dolore e di distruzione. I resoconti sulla guerra in Ucraina o su Gaza, spesso privi di pathos, riducono il massacro a cronaca. Tuttavia, non tutti i giornalisti si adeguano a questa tendenza. Alcuni continuano a illustrare i fatti bellici con onestà intellettuale, permettendo ai lettori di costruirsi una opinione e così di poter esprimere una valutazione etica, non solo politica o economica. (…) ». per proseguire aprire l’allegato.

.… oppure fatela voi due alla neo segretaria Cisl

Adriano Serafino inPraticare assieme la giustizia: il sindacato è la risposta o un problema?” conclude un lungo articolo ricordando (pag.8-10) uno storico manifesto della Cisl degli anni ’50 che riportava lo slogan “Il sindacato sarà dei lavoratoeri o non sarà..” proponendo un percorso per una nuova unità sindacale che sperimenti quattro proposte per trasformare la democrazia delegata rappresentativa (logorata e anchilosata) con atti deliberativi di democrazia diretta delle RSU, degli iscritti, dei lavoratori; queste proposte sono state presentate da Savino Pezzotta a nome di Prendere parola nel Convegno del 23-3-24 a Bologna per ricordare Domenico Cella.

Luigi Viviani in “Sindacato, la regressione della Cisl” così inizia « Scrivo su questo argomento con il pianto nel cuore, avendo impegnato nella Cisl i migliori trent’anni della mia vita. Ma, proprio per questo, non posso sottacere la verità di oggi, anche quando risulta più deludente rispetto alle aspettative. La Cisl, fin dalla sua nascita nel 1950, ha rappresentato un elemento di innovazione del sindacato italiano, all’insegna della contrattazione collettiva, come strumento essenziale dell’azione sindacale. Per questo, Giulio Pastore, primo segretario generale, decise di impegnare un gruppo di giovani economisti a sostegno delle diverse strutture di categoria e territoriali dell’associazione, per far crescere e qualificare la contrattazione nazionale e aziendale, la cui diffusione divenne progressivamente patrimonio di gran parte del sindacalismo confederale. Presupposto essenziale di tale processo è stata la netta autonomia e indipendenza della Cisl rispetto alla Dc, dalla quale questo sindacato era nato. Un’autonomia conquistata direttamente sul campo, attraverso la crescita di una nuova classe dirigente legittimata esclusivamente dai lavoratori, tramite gli strumenti della rappresentanza democratica. 

Per questo Pastore, leader democristiano, lasciò rapidamente la sua carica nella Cisl, per consentire lo sviluppo di una reale e profonda autonomia del nuovo sindacato, e successivamente, anche in momenti di acceso conflitto interno, come nel congresso confederale del 1969, mai si permise ogni minima interferenza anche a fini conciliativi. La storia della Cisl si è sviluppata come soggetto innovativo nel movimento sindacale anche all’interno della federazione Cgil-Cisl-Uil, mantenendo l’autonomia sindacale nei confronti dei partiti politici, come tratto identitario essenziale della sua azione quotidiana. (…)

(…) Così conclude «Nella storia della Repubblica credo che i sindacati confederali non siano mai stati così divisi e lontani dai reali problemi dei lavoratori, per cui l’unità sindacale rimane un problema vero nonostante rimanga del tutto estranea dal sindacalismo odierno. La Cisl, purtroppo, sta dentro questa realtà con una contraddizione particolare, perché, essendo stata un sindacato autonomo con l’identità incentrata soprattutto sulla contrattazione, opera in un insieme di rapporti che mette seriamente in discussione tali caratteri. Durante la segreteria Sbarra il dialogo con il governo Meloni fa affermare a esponenti di Fratelli d’Italia “La Cisl è il nostro sindacato” senza alcuna reazione della confederazione. 

Appena eletta dal Consiglio generale, e prima ancora della legittimazione del Congresso, la nuova segretaria generale Daniela Fumarola partecipa ad un incontro assieme a Maurizio Lupi e a Mariastella Gelmini per la predisposizione di un manifesto relativo alla nascita di un nuovo partito. Evidentemente il rapporto con i partiti e il governo sono nettamente cambiati senza alcun dibattito né decisione formale in tal senso, per cui la Cisl di oggi risulta diversa da quella che ho conosciuto e vissuto. 

Con grande tristezza sono costretto a prenderne atto. Speriamo solo che ritrovi la consapevolezza dell’errore di questa regressione identitaria perché da tale involuzione del sindacato italiano è in gioco non solo il futuro della tutela dei lavoratori, ma una parte non secondaria della nostra democrazia.». Il testo completo in allegato

E poi… nella Cisl si stanno moltiplicando le Fondazioni intestate a dirigenti sindacali del passato. Al riguardo sul sito www.il9marzo.it è pubblicato l’articolo RIFONDAZIONI, anche con sottolineature ironiche, accompagnato da numerosi commenti. Un clic qui https://www.il9marzo.it/?p=10386

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